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di Sabatina Napolitano

Non è solo un poeta, scrittore e saggista Piergiorgio Leaci, classe ‘74, leccese. Parla danese, spagnolo, inglese, ceco. Scrive i romanzi “Fragole caramellate con la panna” (Prospettiva editrice, 2000) poi tradotto in “Sugared strawberries with whipped cream” (AbelBooks, 2015, digitale); “Pazzo come Van Gogh” (Prospettiva editrice, 2003) e “Ricordi di un uomo allietato da un bicchiere di Vodka” (digitale 2013 Abelbooks, e cartaceo AbelPaper, 2019).

Per la poesia scrive “Onde stridule su mare di gomma” (Prospettiva editrice, 2000) infine per la saggistica “Don Juan – Lord Byron contro la corrotta società inglese” (Tralerighelibri, 2018). 

Nei romanzi di Leaci è annientato ogni tipo di idealismo; l’azione umana non ha alcun approccio all’illusoria proprietà di linguaggio e pensiero: la realtà tutta è una meta di rivoluzione personale e quindi antropologica. Ho letto con sorpresa come primo romanzo “Ricordi di un uomo allietato da un bicchiere di vodka” e mi sono trovata di fronte all’essere cittadino e l’essere uomo di un personaggio come Wilem Weil capace di tutto e dalla natura quantomeno capricciosa. Wilem ha un rapporto conflittuale con ogni cosa che non sia puramente legata ai sensi: l’antipoeticità in cui lui stesso si immerge mette in risalto l’alienazione, l’attività mai prudente e l’essenza di una vita sensuale il più delle volte portata al parossismo. I pensieri di Wilem sono perciò fantastici, vertiginosi ed esigenti di una società ferita dall’insofferenza delle ideologie. Per Wilem la storia non è una civiltà di rapporti stabiliti da regole, forze, strutture infatti la sua dialettica sta nel continuo rinnovare l’esperienza del tentarci. Quello che libera lo scontro dell’esperienza è invece la sensazione: dopo la premessa, l’autobiografia si compie cosi con trentotto capitoli che sono parte di un continuo rovesciamento causa-effetto per cui non si può realmente definire che esista una trama.

Questa filosofia di Leaci attraversa prospettive di scrittura che vanno dal flusso di pensiero ad una forma di discorso teso alla divinizzazione quasi della sensazione che regola profondamente l’angoscia dei personaggi. Il risultato è uno studio della psicologia maschile in quello che non dice e anche il romanzo il più delle volte maschera. Eppure se la psicologia e la psicoanalisi ci spiegano gli schermi che esige la mente negli strumenti di conoscenza, qui invece la scrittura di Leaci è sì narrativa ma sopratutto inondata da una tensione sensuale, esteriore, mai morale. Questo comporta l’utilizzo della prima persona, dei dialoghi diretti, di quello che ogni scrittore si troverebbe a perfezionare nel corso della narrazione eppure c’è qualcosa che sfugge alla previsione, lo stile di Leaci è mosso dalla profonda logica di Wilem che si pone in quanto individuo capace di analizzarsi in tutte le emozioni e nei contrasti. Alla fine dei capitoli sono riportati gli sms dell’autore che spesso invia dalla Repubblica Ceca ad alcuni amici. 

Dopo aver letto il libro una decina di volte quest’estate mi dico che veramente non avevo torto ad entusiasmarmi così tanto per questa lettura. Sopratutto perché mi è valsa a curiosare nella mente erotica dell’uomo contemporaneo come fa buona parte della letteratura contemporanea.

Per Wilem la società non è allo stadio lecito, lui infatti cerca escort-girl, beve molto, raccoglie dettagli sessuali spesso erotici sulle donne con cui sta. La dinamica sociale è ribaltata nell’occhio di Wilem: i fenomeni dell’individuo sono confessati con accuratezza: l’idea principale è che non c’è alcun progresso. L’unico movente che invece spinge Wilem a vivere d’esperienza è la genialità dell’atto: «nella fragilità del suo corpo si nascondeva un angelo che sentivo fremere» […] «Giocava femminea con un pennarello, fregandolo con entusiasmo nel palmo della mano e girando il tappuccio» […] «Lui le mise una mano tra le gambe e le dita intorno al rovente fiore». La fisica immaginaria e immaginativa di Wilem è focosa e ironica, questo accenna in una lettrice come me l’impossible dimostrazione di quanto non sia divertente un tipo di coscienza simile nella letteratura erotica. Quando l’eros diventa inadeguato allora si disconnette la purezza dell’atto e quando l’erotismo è perfezionamento incessante invece che naturalezza il piano dell’attrazione è diviso. In questo libro la dinamica erotica, il sentire la donna come un uomo la sente quando è innamorato, come «la mienne» si presenta in quanto condizione storica per esistere. Nell’epilogo Wilem scrive: «Jarka è morta e la mia vita è stata mutilata. […] Le parole che ho scelto per non morire come lei, anche se alla fine sono morto ugualmente. Non importa come la storia delle nostre vite finisca, quando qualcosa si è spento prima».

La morte fisica è l’unica minaccia alla vendetta perpetua della passione, «un cocente brivido le prese e la schiena e i tumidi capezzoli aguzzi» […] «andai a sedere sudato e tremante». Perché la passione per il vivere arricchisce, e la “sensazione continua” é l’aspetto fondamentale a cui bisogna costringersi per sentire. Allora l’uomo che non riesce a dire «la mienne» per alcuna donna nella vita in vita, che non è capace di arricchirsi dall’esperienza amorosa ed erotica, che non cede allo strumento della passione è un uomo in conflitto col sé, è un lavoratore di sé estraneo, un rivoluzionario senza «prassi», un idealista senza antitesi. Il messaggio fortemente rivoluzionario sta nello scegliere la donna come scegliersi la salvezza, perché chi ne perde la presenza ne conosce il valore. Allora al di là delle pagine si scopre un onore altissimo dell’esistenza, la fugace rivelazione: lasciare che la donna doni i suoi ritmi interiori all’uomo col corpo «affondai le dita nei suoi glutei e mi concentrai nei suoi ritmi interiori». Perché oltre lo swing di gambe, birre, amici, bordelli, c’è il senso della salvezza che ingentilisce la premessa del libro, c’è lo slancio e il superamento dell’egoismo, c’è la generosità verso una donna come il rito di un beneficio privato che ottiene una obbedienza al vivere pieno, c’è l’intensità dell’amore voluto, desiderato, ricercato, sospirato. C’è la capacità di un uomo annientato dal desidero autentico per la donna che considera «la mienne» che escogita quindi la condanna a un profitto personale che possa superare la morte, una condotta di carattere che non si muta nel solo proposito di viversi corpo non come merce umana ma come superamento della finitezza. 

Sabatina Napolitano
News Reporter
Sabatina Napolitano è nata nel 1989, poeta, freelance, scrittrice, critica. Sue poesie sono pubblicate nella rubrica di Silvia Castellani; su «Poetarum Silva»; nell’antologia «Secondo repertorio di poesia italiana contemporanea» di Arcipelago itaca; nel blog «Poesia ultracontemporanea» di Sonia Caporossi; su «Neobar», «Bibbia d’Asfalto», «Irisnews», «La poesia e lo Spirito», «Poesiadelnostrotempo». Pubblica «Scritto d’autunno» Edizioni Ensemble, 2019. È nella giuria del premio Nabokov.
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