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Sopratutto dopo i trent’anni è indubbio che ogni uomo vive per essere il grande amore di una donna. E ogni donna vive per essere il grande amore di un uomo. Il grande amore come la vetta innevata dove nessuno può trovare l’anima congiunta e rompere la coppia unita come per un antico sugello. Nel dare e avere della società quasi proprio come per un certo canto, quando ci sembra di tornare a galla ogni giorno come “altri” da noi stessi accade che il grande amore viene a fare luce in parti nascoste che abbiamo fino all’attimo prima lasciato sepolte e oscurate. Da quale finestra si lascia entrare il vento del grande amore questo non sappiamo definirlo: capita nella vita di un uomo, da un certo preciso momento che non si vuole vivere più il disordine delle emozioni in solitudine e che anzi si cerca di affidare un posto a qualcuno ottenendo per effetto la propria regalità e concedendola ad un altro che ci sia da testimone d’amore come per un privilegio di scelta. Il grande amore sembra sempre accompagnato dalla sensazione di essere “l’ultimo”. Non ci sono per il grande amore chissà quali fantasie che lo possano far tornare come ad una antica rudezza, come ad una necessaria andatura costruita da frasi luminose e piccole attenzioni come lettere. Il grande amore è accompagnato non solo da una continua ricerca soddisfatta ma sopratutto dall’accordo che il partner è fondamentale, non sarebbe potuto essere altro o diverso e che è capace a raccogliere in sé le cose importanti: il grande amore merita un luogo dell’anima per il primo appuntamento. Come uno spazio lirico che in questo caso è proprio l’isola Polvese, sottofondo di magia con l’eredità dei più grandi amori che passa da storia a storia saltando tra le lingue in chiave nascosta quasi come una reincarnazione. Il grande amore non ha altre forme anzi accompagna le ipotesi di una convivenza stretta, le raccomandazioni per non sciupare la curiosità e il sentimento, insomma non ritratta nel tempo le prerogative iniziali. Si può dire che la grande sfida del romanzo contemporaneo è proprio riuscire a descrivere il grande amore nella sua luce originaria e nella sua pura origine. La fedeltà è probabilmente oggi il corso di una scelta particolare per vivere i sentimenti, il grande amore di una vita lascia in noi le tracce di come pensiamo di occuparci nel nostro prossimo futuro, di quello che vogliamo costruire. Il grande amore sente che l’altro anche a indefiniti chilometri di distanza è il centro della nostra esistenza e il punto di ogni nostra possibile migrazione astratta. Per il grande amore non è possibile scappare, non esistono somiglianze, nè paragoni.

Diego e l’amore nell’isola Polvese (l’isola dell’infinito)

È da giorni che parlo commossa della poesia di Mario Luzi e in parte di una sua eredità del romanzo. Sopratutto quando sono così emozionata nel rileggere ancora questo meraviglioso libro di Nicla Morletti (Nelle mani del vento, Edizioni Giuseppe Laterza, 2007, 144 p, euro 20,00). Inutile riportavi la biografia per cui rimando al meraviglioso sito (http://www.niclamorletti.it/). Sarò audace nel parlare direttamente del romanzo, in realtà Diego Romei vive la vita sentimentale diviso tra due donne: nemiche inconciliabili che manifestano l’una fastidio per l’altra. Anche se non incoraggia l’amore per Elisabeth ma anzi per tutto il romanzo continua ad osservarsi e a registrarsi nei comportamenti da innamorato per Desirée comunque per più di un anno resta in coppia con una, e in segreto con l’altra. Certo al lettore non è espresso molto del mondo psicologico di Diego Romei anzi nelle diverse fasi il romanzo ha come buona norma quella di rispettare le scene. Come si può immaginare è la tradita a scrivere una lettera all’amante, di offese per lo più. Sostanzialmente Elisabeth è una donna e una pensatrice affermata e autonoma e che forse gode di maggiore pubblico rispetto a Désirée che invece è una violinista abbastanza conosciuta e nota. Eppure Diego riferisce diverse volte nelle pagine che il profumo di Désirée lo ha assuefatto e lo ha reso folle tanto da farle dimenticare l’altra ma non indurla del tutto a lasciarla: per tutto il tempo continua a formulare domande intorno all’assenza della donna nella sua quotidianità e infatti sembra ed è a tutti gli effetti un uomo che non si sente mai preparato di fronte alla violinista. Le informazioni fornite dal testo non sono molte ma lasciano immaginare la scena. È comprensibile che i due vivano una passione incontrollata e che Désirée domini del tutto il cuore di Diego eppure un argomento divertente per me sarebbe quello di trattare in un articolo la psicologia dell’uomo che riesce a separarsi in due amori. Non collaborando propriamente con riviste di gossip mi sembra superficiale scendere in certi argomenti considerati forse bassi in letteratura o dettagli propri della conversazione leggera: mi riesce difficile per ragione rappresentare e interpretare l’amore e la passione come un sentimento diviso in due. Tuttavia il romanzo di Morletti riesce a sovrascrivere il livello del romanzo che è di per sé drammatico (sopratutto in un finale che non ci aspettiamo) per trasfigurarlo a ragione poetica: devo dire che il risultato è all’altezza del tenore della scrittrice e delle premesse. Una tale circostanza è piuttosto logico che avanzi una critica sentimentale e addirittura poetica, l’esplicitare per chi lo vive questo dramma psicologico ed emotivo evidenza sicuramente una ferita grave dentro: non si ci può esporre a due passioni dal momento che la passione percepita e provata non può ampliarsi ma è anzi ogni giorno ambientata a una relazione emotiva ed emozionale privata e individuale. Non si parla di scelta di monogamia o di etica sociale bensì si tratta di una soluzione sperimentata dalla psicologia di base. Amare più persone e dividere una passione crea un certo disturbo e un disagio piuttosto disdicevole. Eppure Diego non sembra per nulla avanzare e cambiare. È passivo per molto tempo, poi decide di partire per Firenze e andare da un saggio amico poeta, che per lui era come un padre.

Firenze, la poesia di Tagore e Chenonceaux

Alberto aveva insegnato per molti anni letteratura francese all’Università e aveva passato la vita a tradurre. Era un poeta illustre di fama internazionale, molto colto, per altro conosciutissimo a Firenze. Elisabeth era tornata a Londra mentre a Diego non rimaneva che meditare l’ebollizione, ripensare continuamente a lei e trovare motivazioni nella sua passione. Si reca al Santuario di Santa Rita da Cascia quasi come ad inseguire ormai il suo amore raccolto come un rifugio mistico nel cuore. Rivolge una preghiera alla Santa toccante e profondissima sopratutto per un giornalista del suo calibro: nella preghiera Diego supplica Santa Rita che Désirée non si sia dimenticata di lui. E che possa rivederla ancora. Insomma questo passo fa credere in un primo ritorno in sé stesso, il fatto che si raccomandi a Dio in modo così disperato e violento spiega la ferita profondissima. Possiamo immaginare un lieto fine quando il romanzo dal capitolo trentasette, «un mattino d’inverno» si ricuce nell’incontro degli amanti e nella loro riappacificazione. Sembra non restare nulla della gelida scia dell’allontanamento e della separazione. È forse questo che ci rende il giornalista così simpatico, Diego sopratutto quando vuole vedere addosso alla sua donna un abito da sposa impreziosito da piccoli cristalli di Swarovski. Eppure ancora in «un mattino d’inverno» Diego riceve una telefonata: Désirée è morta. 

Un romanzo poetico si prefigge di abitare l’immaginazione nelle stanze dell’anima per rinfrancarla sì e per non farci dimenticare quello che è passeggiare sì nel mondo contemporaneo ma sapere a quali valori alla fine siamo orientati in quanto uomini. Sembra che la domanda contemporanea del mercato apra la narrativa al ratto continuo dell’esasperazione mentre lo sviluppo della nostra narratologia fissa sempre un incontro tra dimensioni di un incanto possibile, e il suo scioglimento. La bellezza del romanzo sembra così svilita in una mimesi costrittiva della società che il più delle volte è particolarità senza alcuna riflessione sull’agire umano. Considerare la letteratura non più come una idealità gestita dal successo mediatico è un primo passo verso la teoria di una nuova critica del romanzo. Certo le rive del romanzo storico e psicologico sono probabilmente superate oggi che la riflessione introspettiva non è più allegorica e che tutto è immediato, anche le tempistiche di un cambiamento. Tuttavia un romanzo che esplichi una forma chiara del concetto romantico del vivere e che non violi la parte più possibile di ognuno è una luce oggi, per ragioni diverse e diverse cornici. Forse se ne potrebbe parlare anche leggendo gli altri romanzi di Morletti, in ogni caso tra tutti, questo lascia aperta la strada di diverse interpretazioni.

Sabatina Napolitano

Nicla Morletti, Nelle mani del vento

Sabatina Napolitano
News Reporter
Sabatina Napolitano è nata nel 1989, poeta, freelance, scrittrice, critica. Sue poesie sono pubblicate nella rubrica di Silvia Castellani; su «Poetarum Silva»; nell’antologia «Secondo repertorio di poesia italiana contemporanea» di Arcipelago itaca; nel blog «Poesia ultracontemporanea» di Sonia Caporossi; su «Neobar», «Bibbia d’Asfalto», «Irisnews», «La poesia e lo Spirito», «Poesiadelnostrotempo». Pubblica «Scritto d’autunno» Edizioni Ensemble, 2019. È nella giuria del premio Nabokov.

2 thoughts on “Il grande amore

  1. Gent.ma Sabatina,
    ringrazio molto per la bellissima e curatissima recensione. Veramente brava. Sentire parlare del proprio romanzo in maniera così approfondita fa molto piacere.
    Ancora un grazie di cuore e un caro saluto.
    Nicla Morletti

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