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Ieri è morto Mario Benedetti. Nel 2018 ho proposto ai siti e ad alcuni autori una silloge poetica dal titolo “Tutto torna” in cui è riportata una poesia di Benedetti in incipit. Oltre alle poesie di Benedetti dalle ultime pubblicazioni ho letto e amato quelle su Scarto Minimo. Con questo affetto continuerò a leggere le sue poesie, i suoi scritti, i lavori della critica intorno.

TUTTO TORNA

 “Sei solo mani, a volte,

 annodate a una parte tesa della mia pelle.

 Solo bocca, aperta dal sorriso,

 aperta dove non mi vedi piangere o sorridere,

 nel tremito forte dove ascolti forse

 una musica sognata insieme”.

 Mario Benedetti

 1

Sono nel sogno ricorrente di novembre.

Le rondini volano tra le nuvole pesanti.

La visione si apre fino ad un punto dell’orizzonte.

Le poesie tornano da me, ho un abito rosa di seta 

e qualcuno che mi chiama: 

le mattine si sono avverate così 

come dentro gli abiti cuciti:

mi dicono di concentrare tutte le forze 

su qualcosa di nuovo.

Quello che scrivevo quindici anni fa 

basta tanto a sapere cosa potrò essere tra quindici anni. 

Dopo i figli, quando potrò aprire questo libro, 

magari alla dodicesima poesia e raccontare il futuro 

(è come se recuperassi quando vuoi stare solo con me,

e dal roseto mi parla il mondo, lo vuoi come se volessi un figlio.

Si libera il peso dell’acciaio).

Un temporale accompagna le mie parole, 

e il pensiero che possa vivere un inverno di gelo da sola. 

Questo agosto sul calendario è segnato da un giallo dei giorni. 

Forse ci sono linguaggi che potrebbero essere fraintesi: 

credi di comprendere poi tendi a perdere lucidità, 

tu come l’estate del mondo esplodi in me con ogni tuo senso, 

segno i giorni per almeno due volte nella tua bocca.

 2

Ma tu mi aspetti con tutti i fogli strappati e i libri spesi.

Se anche questa domenica vuoi darmi una data, 

non bastano ricordi e metafore, 

per non fumare e benedirsi

non bastano le guance rosse 

e le tue mani sui miei seni.

Svolti il destino per rispondere delle ore:  

mi ero vista allegra guardando come in un’altra terra 

quello che avevo già scritto.

I versi ora tornano con le loro visioni buone,

ti ricordo imprevedibile curvato nel giallo 

in una stanza di libri.

Alla parete c’è una nostra foto in primo piano,

come quella che un tempo fu la loro.

Aspetto un temporale fuori.

Nella terra dove tu ottieni anche per me

parole dette d’entusiasmo 

anche quando lo spirito non coincide con la realtà 

e non sono del tutto allegra.

Mi aspetta anche oggi vivere questo mare bianco 

di ispirazioni sospese, 

padri e madri che si incrociano 

e camminano insieme 

fino a farci dimenticare la nostra infanzia di emozioni.

 3

Quando ad aprire le finestre del silenzio 

porti a me la commozione dell’attesa, sempre ritorni.

Non sai più aspettare lì e sono attesa. 

Mi lasci vivere, salire, aspettarti anche senza di te. 

Spingere un testo sul resto delle pagine,

quando il libro della vita ci permetterà anche oggi 

di intitolarci agli altri negli incontri.

Sono dentro ai tuoi ricordi, 

liberi dalla pena di quando a volte siamo deserti, 

nel presente guarito anche se fisso nel dolore che trascorre, 

in quest’anno, il 2018, negli anni che verranno fino al prossimo luglio.

Mi proteggo dal tuo senso di essere uomo forte 

quando penso ad un bambino biondo sui sette anni

che ogni tanto vedo venirmi incontro dal futuro 

per chiedermi mamma dove sono.

Forse solo qualche giorno fa in spiaggia 

mentre ero distratta a incrociare gli indici delle mani mi parlava.

Penso ai nonni materni, entrambi sarti, 

e il profumo dei dolci di mia nonna si stendono per la stanza.

 4

Tu riempi il tempo a incontrare volti,

non dici nulla: 

voglio mischiare le parole al corpo, 

spegnere le luci mentre mi abbandono

allungandomi su di te che mi aspetti.

Qualcosa dell’aria trasforma le pietre, 

le ho raccolte l’altro giorno al mare 

per il prossimo viaggio. 

Sai che potrei chiedergli chi sei.

Perché sembri un uomo di molte donne, 

e invece sei un uomo che nella vita ami davvero solo me.

Da questa casa nostra cresce il duemila intero 

anche se tutto sembra immobile.

Sei anni fa avrei dovuto sposarmi,

c’è un trillo nell’aria, qualcosa si muove nel prato.

Come finiamo a letto, come il tuo profilo 

si nota tra le persiane 

è il sole che ti riempie il volto di penombre.

Sono tre mesi che preparo scarpe e vestiti per i giorni di freddo: 

la me futura mi cammina di fianco coi due figli, 

la bambina e il bambino,  

momenti in cui mi tocchi 

soprattutto quando fingi di non avere ricordi.

Distratto a innamorarti come quando ti incontrai.

 5

Un poeta mi ha detto che mi ha sognata 

e che eravamo insieme tra i banchi di scuola, 

solo in questo modo diciamo all’universo di esistere pelle e spirito. 

Guardo le pietre muoversi in ciò che ritorna nel respiro, 

questo movimento preteso dall’infinito

vuole accoglierci, 

mostrare tutti i pesi dell’appartenenza 

a cui non possiamo sottrarci 

per realizzare insieme le pene migliori e le felicità degli anni.

Il frutto delle promesse di ieri e di oggi sta per rileggerci, 

anche le poesie dell’ultimo libro 

raggiungono una casa dove vivo con te uomo di pelle e spirito:

una casa che non è parallela in un tempo scritto di libri.

Il sangue che diciamo ci ricorda di vivere.

Anche stabilire un’ora del giorno per sé stessi, 

mentre lo penso un calabrone vola sulla mia terrazza. 

Voglio scattarmi foto eleganti con pensieri aderenti.

Forse i bambini giocheranno con il limone tra qualche anno

come con la lontananza e la sorte 

che sono due architetture complesse.

Loro due sono lontani nel tempo, ma esistono

seguono il presente, gli accorgimenti, le piegature del foglio:

come confrontare tutti gli attimi che ti guardi allo specchio 

 e sposti tuoi capelli come se fossero i miei.

 6

Quando respiro prometti la spontaneità curvato su di me.

Dopo aver masticato tutti i possibili segni dell’arancio, 

solo per il desiderio di mantenere gli equilibri psichici. 

Prima qualcuno aveva creato i nostri mondi, 

per raccontare che nel viaggio

sembriamo sicuri che nessuno potrà guardare alla storia 

se non per un interesse che è come mendicare, vendicare. 

Lasci che il tempo si percorra come un fiume di cose mai dette: 

per sollevare la pelle morbida, ti dice di abbracciarmi

se guardi al mistero di un’ora prima, 

la profondità di un’ora ti farà meno paura. 

Nel mezzo gli altri sopravvivono, le edicole vendono i loro giornali, 

i segni ti vestono e resti a trascorrere tutto il tempo, 

e quando poi resto ferma è il tempo che viene in ogni qui, ad amarmi.

Nessuno sa cosa sia la verità,

se tu potessi restituirla, mi copriresti con un’acqua di mare come neve.

 Chiuderei gli occhi, prenderei il mio respiro.

 7

Mi capita ogni volta 

che mi abbracci.

Raccontare la storia dei vivi e dei morti

é solo distinguere quale fiore preferire: 

io dico che i vivi sono separati dai morti

perché i vivi si lasciano insegnare l’aria e sanno giudicare 

 se ci può essere la fine di una parola letta ad alta voce

o la fine di una parola astratta, scritta sul cellulare di fretta, 

poi letta a bassa voce, 

per contare gli anni che restano ad amarsi,

sentire sulle spalle il peso delle bocche  

la distanza potrebbe cambiare 

il tempo di svuotarci i pensieri,

o il cielo degli anni potrebbe restarci

dentro attaccato come un quadro.  

Una volta hai commentato un verso delle mie poesie,

ti ho visto sollevare le sere e il mio respiro 

come se fossi smarrito ma 

cercavi solo una mia traccia di rughe e cosce.

Il sorriso che rincasa mentre sei in penombra è il mio.

Soprattutto quando il sogno ha esaudito 

tutta la nostra pelle e non ci resta 

che trovare il dritto di un rovescio costante di segni.

Non ci sono addii, né speranze naufragate, 

sulla mia tavola poesie dedicate forse ad altri 

con la scusa di smuovere le scene del tuo letto.

Prima delle mie rughe guardavi attraverso i vetri, 

anche quando qualcuno ti dice 

che guardare attraverso i sogni non è vero. 

 Credi che il desiderio possa aprire tutte le scale, 

 così come ogni luogo della terra, 

poi mi guardi mentre leggo e una dedica

conosce ogni dolore nuovo.

 La solitudine è triste ed è reale anche se può non dirti nulla.

 Respirare intorno l’altrove è essere fedeli al nostro dolore.

 Le zanzare mi mordono le spalle. 

Quando parlo dei miei figli, viene a piovere, 

per questo ho comprato un ombrello di parole filosofiche. 

Si innamorano anche i critici, mi fanno entrare, si aprono.

 8

C’è una macchina da sarto

gli aghi sulle stoffe, 

i rosari appesi alla macchina da sarto.

Mi rivedo salire le scale di casa di nonna, 

il suono della macchina alternato 

al suo piede destro chiuso nelle pantofole. 

Il suo neo sul naso e un ciondolo d’oro a forma di chiave.

In questa terra di cedri 

aspetto sbiadire il fumo di un fuoco lontano.

Riempi il silenzio dei tuoi restanti alfabeti,

guardare questo insetto al muro,

sai che viversi è come riempire le mattine nuvolose,

e che la giornata può variare di intensità.

L’intensità tua è quasi tutta la cura delle mie dita.

Mi vuoi innamorata in un agosto ventilato, 

in un gennaio come un salto,

e se si potesse staccare la mancanza

restare a chiederci il cielo degli anni

se si potesse…

hai una penna: 

devi scrivere le coincidenze, 

devi scrivere il nome di tutte le mogli che hai avuto,

poi mi accorgo che restano attaccate sulla mia pelle

solo le mie iniziali, e le tue.

E i pensieri persi dopo il caffè, 

quando mi guardi e penso che dal mio ombelico 

ho meritato ogni mattina con te, 

cucendo la luce.

Sei seduto davanti ad un camino 

quando preferisci raccogliere il tempo

incontrare le stesse persone anche distanti, 

sentire che preferisco la tua anima 

anche quando sono come in un sogno pesante.

Un volo di rondini e la suoneria lontana di un telefono.

Tu passi leggero dentro questo sogno.

Sono ancora sull’uscio di casa 

mentre col respiro delle cose

mi guardi dalla giusta parte del mondo,

quando i nomi di due poeti hanno speso 

i miei perché ad ogni compleanno.

Sabatina Napolitano

Sabatina Napolitano
News Reporter
Sabatina Napolitano è nata nel 1989, poeta, freelance, scrittrice, critica. Sue poesie sono pubblicate nella rubrica di Silvia Castellani; su «Poetarum Silva»; nell’antologia «Secondo repertorio di poesia italiana contemporanea» di Arcipelago itaca; nel blog «Poesia ultracontemporanea» di Sonia Caporossi; su «Neobar», «Bibbia d’Asfalto», «Irisnews», «La poesia e lo Spirito», «Poesiadelnostrotempo», «Nazione Indiana». Ha collaborato con «Oubliette Magazine», e «Satisfiction». Nel 2019 pubblica «Scritto d’autunno» per Edizioni Ensemble. È nella giuria del premio Nabokov ed è redattrice del giornaleletterario.it.
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