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Pubblico questa nota che mi è stata donata a ottobre da Gianfranco Isetta con immensa gratitudine.

NOTA a SCRITTO D’AUTUNNO di Sabatina Napolitano

Io sono nato in autunno, il 12 novembre, è la stagione che amo di più, che è spesso presente nei miei testi e mi colpisce, anche dalla nota della prefazione alla raccolta SCRITTO D’AUTUNNO, questa sottolineatura forte di una stagione che per Sabatina Napolitano “è sempre un tempo in cui pensiamo all’eternità”.

Intanto trovo interessante la struttura complessiva di questa raccolta che intreccia poesia e testi in prosa con autocitazioni d’avvio molto interessanti…

insieme abbiamo attraversato la casa dietro gli alberi, mangiato la corsa del tempo, dipinto le tele dietro i rami, i rami dentro la casa, i chiodi nel legno della casa.  

Quasi una filastrocca dell’esistenza dove ogni cosa, ogni atto si lega a quello successivo come in una catena inevitabile e inestricabile.

La perentorietà del titolo d’avvio.

Io voglio che sia il mondo dell’autunno ne sottolinea la valenza in questo dialogo a due dove lui sembra presentarsi come l’autunno stesso…

Altro elemento che colpisce: la presenza di elementi di corporeità (gambe, cosce, mani, unghie) e di oggetti anche minuti, figli della quotidianità che ne sottolineano anche la provvisorietà, il destino finale dopo la stagione.

E poi passaggi poetici di grande suggestione e qualità, ne cito alcuni:

mentre resti sospeso tra le labbra e la mia voce. 

i corpi possono comporsi solo sotto l’autorità del pensiero,
che non esiste un’ironia dove tu diventi antilopi o volpi.   

Vorrei poi citare per intero questo testo che mi è piaciuto molto:

Ci è concesso il piacere e il dolore, 

sta a noi scriverlo,  

ho una lista interminabile di scarti  

che ho già vissuto, 

ogni giorno riprendo in mano il mio centro, 

l’unico incontro che voglio scritto  

sui miei fianchi è il tuo.  

Nei silenzi che prima non gridavamo  

per dormire, 

ora qualcuno potrà dirmi come incontrarti 

e fare il mio cuore rilassato, 

mentre tu appari nelle tue parole, 

pieno di tenerezza.

L’autrice stessa sottolinea nella sua nota al testo l’unitarietà di una raccolta assai composita e complessa che vede alternarsi testi prosastici con suggestioni poetiche in cicli di quattro poesie e, appunto, una prosa..

Ora vorrei avventurarmi nella lettura, sia pur parziale, di alcune delle varie parti della raccolta, tentando di trovarne la chiave, o meglio le chiavi, vista l’articolazione e la complessità della “parola” usata.

I poeti non avranno limiti.

Mi piace questo intrecciarsi di elementi di fisicità necessari per “rendere attraenti” dei versi.

Una poesia che diventa necessità del corpo stesso nel rapporto a due e nello stesso tempo sottomesso al pensiero.

L’altro elemento molto presente è questa ossessione per lo scrivere che chiede di sconfiggere il sonno, o qualsiasi elemento di perturbazione di ogni emozione o pensiero. 

C’è poi un continuo movimento fatto di sovrapposizioni improvvise, di sostituzioni sempre in questo ambito di incontri e incroci di cose di corpi e pensiero che colpisce e intriga un lettore,

pur dovendo affrontare una complessità espositiva, certamente voluta non per confondere ma per chiederci di penetrare nella complessità di questa proposta, che poi è l’esistenza e i suoi rapporti con ogni elemento esterno.

In questo senso non esiste alcun limite priori e non solo per il poeta, quando si cerca, quando ci si incontra o ci si scontra.

Nemmeno nel cogliere una eventuale distinzione tra il piacere e il dolore. Ma qui si presenta, o meglio si ripresenta, questo filo conduttore del rapporto con un altro, della sua articolazione attraverso la presenza fisica ma anche di sentimenti come la tenerezza.

Ed ecco che ci si incontra con il linguaggio narrativo che è fatto dell’unica domanda che torna continuamente: DOVE SEI ?

“Metto le cose accadute in un cassetto sono per rispondere alla domanda dei vivi”

“Ti cerco come se non potessi mai darmi la morte” che potenza questo incipit!

Ma questa parte andrebbe letta con attenzione cercando anche quidi districarsi in questo intreccio plurimo di soggetti, cose e gesti che confluiscono sempre in questo desiderio/necessità di incontro.

Esercitati a fare piccole cose meritevoli:  

recupera la fronte di ogni tuo sogno,

prevedi il desiderio, c’è una mappa di esperienze 

celate e predizioni, la posta in gioco è la poesia.

Ma allora sembra di intravedere come l’oggetto dell’incontro stesso sia qualcosa che trascende il semplice amarsi e diventa la poesia, forse unica vera fonte di piacere e di dolore, i due estremi che governano il mondo e l’esistenza.

Certo c’è il bisogno di pensarsi ma per questo obiettivo ultimo. O forse no. Potrebbe essere solo un mascheramento dei sentimenti profondi e la poesia utilizzata come schermo di protezione e come possibilità di esprimere senza ritegno ciò che normalmente non ci si riuscirebbe a dire con un linguaggio “normale”.

E’ un dilemma che ho di fronte e che non ha risposta chiara, o forse è il dilemma stesso che non regge, forse parto di una mia costruzione e visione. Ma è proprio questo che intriga in quel che leggo: una apparenza che si nasconde dietro gli oggetti, le cose, i corpi, i gesti e i sentimenti più volte evocati e intrecciati volutamente.

La forma delle cose è nelle tue mani o nelle nostre mani, appunto. Noi plasmiamo la realtà, se lo vogliamo, e la poesia è costruzione della realtà, una nuova realtà, anche attraverso il sogno, diversa da quella che appare e che spesso risulta essere ingannatrice.

Più astratta, più astratta, più ironia “le poesie si perdono” (pag. 45)

Dove si afferma che la poesia è una malattia inguaribile, e io concordo. 

Ma subito torna il bisogno dell’incontro con Lui, della suggestione delle tecniche del silenzio e dell’attesa. Dei momenti profondi di incontro come recita questo bel verso:

L’intensità tua è quasi tutta la cura delle mie dita.

E’ vero, accadono molte cose intorno: la pioggia, la neve, oppure la visita a una mostra di quadri, c’è un viaggiare i treno e altro ma poi…

Metto le cose accadute in un cassetto. Lascio ogni meta nascosta, e segreta perché tu sei il mio centro, e la periferia.

Naturalmente si incontra in questa scrittura complessa, anche difficile, un universo di vita ricca e profonda, certo innervata intorno ad un rapporto essenziale ma che non esisterebbe, non avrebbe senso, fuori da quel mondo fatto di piccole e grandi cose che si incontrano e di libri, continuamente presenti, come rappresentazione della realtà raccontata contigua a quella concreta.

Molto singolare la scrittura, e davvero in grado di esprimere una quotidianità, fatta di immagini vive che procedono in sequenza, come accade nella vita per cui si può passare da un sentire costante d’agrumi e subito non so come separarmi da te e poi farfalle, fogli gialli e petali secchi da baciare.

E poi improvvisamente lo stacco anche lessicale: Rifaccio il letto. 

Perché la vita è questo.

Proseguendo nel commento si potrebbe pescare a piene mani in questa rete variegata di sensazioni, momenti, luoghi della natura, vento, buio e luce, notte e mare, ma tutto si riconduce a quella unitarietà di esistenza fatta in due e così conservata e continuamente costruita e ricostruita.

Perché è il destino di essere umani mentre Il tuo sguardo si allunga su di me giorno dopo giorno.

Poi arriva il tempo e tu 

Sei somigliante all’autunno. 

Ad un’acqua che chiude gli occhi

ai colori dei giorni, così somigli all’autunno, felice.

Un’altra cosa che mi colpisce è la ricchezza di citazioni importanti sulla letteratura, la musica contemporanea dentro una voglia di abbandoni e rinascite.

Poi arrivi alla fine della lettura e ti imbatti in una imprevista postfazione dell’autrice.

dove questo filo conduttore di tutta la raccolta che fa capo a questo onnipresente LUI, viene in qualche modo dissimulato o comunque ridefinito come allegoria dell’autunno.

Io però credo che non sia mai facile nascondere un sentimento profondo dietro espedienti letterari di grande qualità e complessità di linguaggio.

Almeno a me è parso così in questa lettura che mi ha impegnato molto, del resto io non sono un critico letterario ma solo uno che scrive e ama anche leggere. Naturalmente propongo questa mia considerazione come MIA lettura della opera che ovviamente non ha la pretesa di una interpretazione ma soltanto quella di una riflessione personale da offrire all’autrice.

Gianfranco ISETTA  verso novembre 2019

(la foto è dal profilo fb di Isetta https://www.facebook.com/gianfranco.isetta)

Gianfranco Isetta
Sabatina Napolitano
News Reporter
Sabatina Napolitano è nata nel 1989, poeta, freelance, scrittrice, critica. Sue poesie sono pubblicate nella rubrica di Silvia Castellani; su «Poetarum Silva»; nell’antologia «Secondo repertorio di poesia italiana contemporanea» di Arcipelago itaca; nel blog «Poesia ultracontemporanea» di Sonia Caporossi; su «Neobar», «Bibbia d’Asfalto», «Irisnews», «La poesia e lo Spirito», «Poesiadelnostrotempo», «Nazione Indiana». Ha collaborato con «Oubliette Magazine», e «Satisfiction». Nel 2019 pubblica «Scritto d’autunno» per Edizioni Ensemble. È nella giuria del premio Nabokov ed è redattrice del giornaleletterario.it.
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