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Con ogni probabilità ci saranno sempre donne e/o uomini come gatti e/o gatte che da un certo momento in poi cominceranno a desiderare di vivere a casa nostra come se fosse la loro. Nel caso di “Cosa fa questa intrusa in casa mia” (Il prato, 2019) di Barbara Cremaschi non si intende una casa interiore, allegorica (come “interiorità”) ma proprio la casa fisica che nell’immaginazione vivace di un gatto finisce per essere una meravigliosa metafora del funzionamento e della mentalità degli intrusi.

Il racconto del gatto ogni volta colpisce con cinismo e confidente ironia: quando tutto viene letto come descritto da un felino diventa interessante curiosarne il punto di osservazione. Vi racconterò in particolare cosa fa il gatto Angus: per tutto il tempo del racconto ci dice cosa pensa, nei minimi dettagli, si muove con agitazione, fa le fusa a suo piacimento, parla con i padroni per porsi dubbi a domande e questioni per la maggior parte irrisolte. Non solo cerca la presenza dell’uomo continua ma ama “annusare”, provare sensi ed emozioni alla stregua degli uomini che dominano gli spazi.

Angus si aggira per casa in cerca di soluzioni confortevoli, prepara agguati agli intrusi, si preoccupa di controllare i movimenti di una gattina che coabita nello stesso appartamento, ed è fondamentalmente un grande opportunista. Sì, perché Angus, non è ospite anzi si sente padrone della casa di cui è un semplice intruso, ma per tutto il tempo del racconto, fatica non ad accettarlo, a comprenderlo addirittura.

Ad Angus non viene mai rivelata la sua situazione di libertà controllata anzi con una certa presupponenza e presunzione arrogante si aggira col naso all’insù nel tentativo di ribellarsi agli umani e richiamarli al dovere. Se si possa dire un vero e proprio gatto rivoluzionario questo ce lo chiediamo leggendo il romanzo, possiamo dire che Angus è un gatto potenzialmente borghese, che preferisce la libertà all’inquietante lotta per le necessità (propria dell’uomo che è per sua natura spiritualmente vivo). Anzi a lui tutto è dovuto, senza sforzi, come per diritto… ad esempio quando decide quale sissignora deve andarsene prima in attesa della rivoluzione da intraprendere con la piccola gattina. I comportamenti che osserviamo e i pensieri che leggiamo non sono lontani da quelli di un uomo e una donna che sono intrusi in casa nostra.

Ci pensate? Un incubo se i gatti potessero sul serio parlare e continuamente vociferare sottovoce mentre noi tentiamo semplicemente di offrire loro una dimora accogliente. Cosa fa precisamente Angus per impegnare il tempo? Si ostina in una contrapposizione: cercare i padroni per fare loro le fusa, e illudersi di avere un potere autonomo. Il gatto si muove innamorato e come in una trance del bisogno, gli basta questo?

Pare di sì, ai gatti basta semplicemente la presenza del padrone, farsi sentire vivi. Fortunatamente non è così per gli uomini in cui le relazioni sono fondate su un reciproco scambio di opportunità e verità. Eppure Angus è capace di abbandoni sincerissimi, dove sembra perdonarsi da sè le misfatte e le mancate leggerezze. Dopotutto i gatti non sono leggeri, anzì, si dedicano, se vogliono, con codardia ai padroni da cui però dipendono eternamente. Il fatto è che Angus si illude di essere nel giusto, nella convinzione di insegnare ai padroni a vivere come in uno spettacolo in cui lui è un regista dilettante che si diverte a insorgere e resistere, a ficcarsi in bizzarre situazioni al puro scopo di creare ragionamenti intorno alle cose cui puntualmente non potrà chiedere confronti perchè i suoi restano monologhi. Come possiamo fare quando in casa ci troviamo un gatto come Angus? Pretende di istruire i padroni, da cui invece non può separarsi per sopravvivere. Pretende anche di controllarne gli stati emotivi:

“Il merito può essere solo delle sue arti oscure, dato che voi umani siete geneticamente predisposti alla razionalità e non cadete in balia della passione. Vi ho osservati e quindi so bene ciò che dico”.

Nelle pagine che trascorrono con i racconti delle emozioni, Angus in un modo quasi commuovente ci descrive non solo la concezione dell’abitare, ma anche la riproduzione delle emozioni e degli atteggiamenti degli uomini che fanno le cose senza dare loro la giusta importanza. Quindi Angus da alieno descrive il valore prezioso del coabitare: gli umani guardano la televisione, scuotono la testa o annuiscono, piangono quando la tristezza li pervade, si preoccupano del buio e corrono ad accendere le luci in caso di black out, continuano imperterriti nelle loro faccende come facciamo noi che guardiamo gli altri vivere gli spazi mentre magari noi non diamo importanza ai nostri.

Il punto di osservazione ci fa comprendere quanta dignità è nascosta in quei movimenti che appartengono all’abitare: spostarsi nel corridoio, abbracciarsi sul ciglio della porta, essere complici, mandare via gli estranei, fare il bucato, leggere sul divano, proteggere la tenda dell’anima. Così come prendere la scopa, pulire, disincrostare, rifugiarsi nelle stanze per riposare, prepararsi da mangiare e farsi compagnia è parte della vita nobilissima dell’uomo che con malinconia soprattutto, in tempo di epidemia, ha dovuto imparare ad abitare nobilmente. Punizioni, avversità, contrizioni sono raccolte negli spazi che sarebbe disumano non avvertine l’esigenza di sana e privata condivisione interiore. Tutte le cose che ti ho detto, non devono generare altri romanzi, ma la tua riflessione sul dolore degli uomini, questo sembra dirci Angus. Il felice gatto vuole che l’uomo e la donna siano più vicini dall’alba al tramonto, che possano conservare la loro fortuna che non sembra poi così tragica se c’è la passione. Perché Angus è un gatto molto astuto, che ci fa affezionare tutti e che tutti vorremmo in casa e che forse in casa abbiamo tutti, del resto lui stesso scrive “quest’alba non la dimenticherà facilmente”. Lui sostiene gli uomini ma senza faciloneria, non fa mai ragionamenti semplici ma piuttosto complessi che lo portano inevitabilmente al perché accadono le cose e perchè le fa accadere così.

Quando gli spazi possono riempirsi di presenza, e possono evitare l’esplosione di creatività condivisa degli intrusi, sono sede di qualcosa che succede? O restano strutture recettive, attimi artistici, dall’improbabile vita che è fatta di abbracci, somiglianze ed erotismi?

Sabatina Napolitano

Sabatina Napolitano
News Reporter
Sabatina Napolitano è nata nel 1989, poeta, freelance, scrittrice, critica. Sue poesie sono pubblicate nella rubrica di Silvia Castellani; su «Poetarum Silva»; nell’antologia «Secondo repertorio di poesia italiana contemporanea» di Arcipelago itaca; nel blog «Poesia ultracontemporanea» di Sonia Caporossi; su «Neobar», «Bibbia d’Asfalto», «Irisnews», «La poesia e lo Spirito», «Poesiadelnostrotempo», «Nazione Indiana». Ha collaborato con «Oubliette Magazine», e «Satisfiction». Nel 2019 pubblica «Scritto d’autunno» per Edizioni Ensemble. https://it.wikipedia.org/wiki/Sabatina_Napolitano
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