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«Culta placent»: è proprio vero? Calasso ci aveva già abituato a parlare di divinità e dei per scoprire meglio gli uomini, ne “Il cacciatore celeste” (Adelphi, 2016) accadeva quindi che Homo si faceva predatore imitando gli animali ma accadeva che anche le divinità fossero talvolta cacciatrici «Milanion umeris Atalantes crura ferebat», non proprio come le ninfe, le dee si lasciavano sedurre e provavano passioni accese e trascinanti non rinunciando al paragone con gli uomini e con gli dei che cacciando trovavano nell’azione della ricerca per necessità un senso cosmico ed escatologico.

Oggi voglio parlare anche del Sindbad ne “La tavoletta dei destini” (Adelphi, 2020) il marinaio che scopre le origini del mondo sumerico. L’uomo è cacciatore, ma la forma dell’uomo incontra la sua vera conquista che è scritta nel destino delle sue spinte, anche Zeus si è congiunto con le mortali e le divinità, -Hera, Alcmena, Danae, -coiti e imprese seduttive accadevano agli dei immortali in modi del tutto mortali, le ossessioni della passione disvelavano ciò che si assumeva dall’eros.

Avere una “compagna di stirpe e di letto” non era solo una prerogativa dell’infedele Zeus, avere una “compagna” fedele, salvarsi, non essere del tutto soli e abbandonati a fortuite avvenute era una prerogativa di homo; così anche Utnapishtim salvò gli uomini dal diluvio: perché lo fece? Enlil ne ebbe compassione e gli donò l’immortalità nell’isola di Dilmun.


Un breve appunto: nel mio racconto che hanno letto varie riviste da titolo “Augh: quattro abbracci” comincio da una tenda, che è diversa, -mio malgrado- dalla tenda in cui iniziano a parlare il marinario Sindbad e l’immorale Utnapishtim. E permettetemi di dire che ho anche sempre sentito una attrazione verso il tema delle divinità, da molti anni, sopratutto in poesia. A differenza di quanto potrebbe pensarsi, le vite degli dei sono il tentativo di afferrare sensi e spazi logici anche per un tono fiabesco e non privo di immaginazione. Forse non è un caso che in questo video, sbaglio a leggere una poesia di Stevens riscritta da Guido Mazzoni (https://youtu.be/ENL05eaIAVE) e al posto di leggere “eroi tronfi” leggo “eroi trionfi” il verso diceva “le foglie gridano. Non è un grido di attenzione divina, il fumo di eroi tronfi o un grido umano” (la poesia è “Stevens” a p.34 del libro “La pura superficie” di Guido Mazzoni, Donzelli 2017) e sbaglio nonostante mi fossi preparata innumerevoli volte nella lettura.

Ad ogni modo non pecco di ingenuità, sapete che odio l’atteggiamento delle finte ingenue e io stessa sono molto severa sopratutto con me e in modo particolare, quando si tratta di veicolare informazioni di una certa rilevanza. Sono per lo più sbagli che mi concedo non per incuria delle imperfezioni ma semplicemente perché una natura molto instintiva potrebbe spingermi sopratutto dal momento che farsi dei video per permettere di essere conosciuta da casa è una condizione difficile ma necessaria nel mio caso. 


Anche qui nel racconto della tenda si parte dagli dei come ogni cosmologia o cosmogonia che si rispetti, in questo caso ci troviamo nel racconto degli Anunnaki, gli affascinanti dei della Mesopotamia. I sumeri dicono anche Ziusuddu o Ziusidra per indicare il nome dell’eroe del diluvio, Utnapishtim, così come viene nominato anche nella epopea di Gilgamesh. Per i popoli mesopotamici la tavola dei destini è una tavola contenente i destini, non dei singoli ma dell’intero cosmo, un popolo quello della valle del Tigri e dell’Eufrate che dura duemila anni, prima di venire soppiantato dagli Amorrei.

Le teste nere, come si chiamavano i sumeri, scrivevano in cuneiforme su tavolette di argilla. Per ora non parlerò del libro “Le nozze di Cadmo e Armonia” (Calasso, Adelphi, 1988) per non perdere il senso di quel tramutarsi di sensazioni mentali che derivano dai racconti dei popoli orientali. Tornando invece all’homo che avendo imparato a cacciare da predato, vuole imparare “cose più grandi”, e vuole imparare ad affondare la mente in cose “più grandi” tramite la gratuita benevolenza di chi salva, ci sono diverse interpretazioni narrative che fanno risalire le origini del popolo sumerico agli alieni, nella versione di Calasso, gli Annunaki si ritirano in cielo mentre sulla terra restano gli Igigi. I sumeri adoravano come divinità Anu (An/ Anun), Enlil, Ea (anche chiamato Enki) e per comprendere l’origine dei destini degli uomini dobbiamo pensare a Mami la levatrice che entrata nella camera del destino insieme a Ea e impastando con l’argilla il sangue del dio Geshtue trasformò sette pezzi di argilla in uomini e donne.


Tutto questo linguaggio di segni e sangue che diventano corpi e spiriti avveniva sotto la benevola supervisione di Ishtar. Arrivato a Dilmun dopo innumerevoli naufragi Sindbad può essere quell’homo capace a dominare la trama degli uomini e della conoscenza, ma a che scopo?

Sindbad dopo Gilgamesh è l’ultimo a conoscere come il mondo si sia salvato dall’estinsione. Dopo seguiranno le preoccupazioni per accaparrarsi i me, chiederli a Inanna (altro nome di Ishtar) con commuoventi implorazioni. 


Il tentativo di scendere agli inferi, la necessità di determinarsi tramite l’agire e il dire, gli errori e l’altra faccia del dicibile non solo questo troviamo nell’ultimo libro di Calasso che trattiene senza fiato i suoi lettori.

Sabatina Napolitano 

Sabatina Napolitano
News Reporter
Sabatina Napolitano è nata nel 1989, poeta, freelance, scrittrice, critica. Sue poesie sono pubblicate nella rubrica di Silvia Castellani; su «Poetarum Silva»; nell’antologia «Secondo repertorio di poesia italiana contemporanea» di Arcipelago itaca; nel blog «Poesia ultracontemporanea» di Sonia Caporossi; su «Neobar», «Bibbia d’Asfalto», «Irisnews», «La poesia e lo Spirito», «Poesiadelnostrotempo», «Nazione Indiana». Ha collaborato con «Oubliette Magazine», e «Satisfiction». Nel 2019 pubblica «Scritto d’autunno» per Edizioni Ensemble. https://it.wikipedia.org/wiki/Sabatina_Napolitano
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