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Ho scelto dei testi mai usciti, probabilmente li leggerò, non so. Ma cristallizzano nostre visioni e desideri. Ci sono tante poesie mai commentate, per ora lascio queste.

C’era un tipo che diceva di avere il potere
di far sorridere il mio cane,
ogni tanto pare, ci riusciva.
Aveva un sito ma viveva con pochezza
di spirito. Fin tanto che decise di parlare
ed elencare le mie qualità in pubblico
e dopo il primo libro,
se ne mise a scrivere un secondo.
Tuttavia con me restava un capriccioso
solo quando non dormiva nel sentimento.
Si infilava di nascosto, per non farsi
decifrare: dopo quattro mesi
mi chiese diverse cose in un’intervista.
“Vuoi tu classificarmi, decidermi
dire tutto il superfluo e l’essenziale
ogni cosa solamente tua
purché sia sicuro che noi
abbiamo successo?”

Sì, gli risposi di sì… ma ora
spostati dalla tovaglia,
e ti prego piegami i capelli
sulla spalla, lascia di là
il divano, coperto.
Scrisse un secondo libro dicendo
a tutti, che l’abito al suo matrimonio
gliel’aveva scelto il padre
e ch’ero più bella di una sposa
, in effetti…
gli altri restarono ottusi e indifferenti
chiusi nelle loro case false
poi come un amico mi diceva sottovoce
– ho pochi mesi ancora, ma un immenso
desiderio sai… –

*

“Questo era il motivo del perché ti innamoravi”


Ti immaginavi ogni volta nuovo
ma la tua penna era sempre la stessa,
mi parlava, mi entrava dentro e mi cambiava
fin tanto che ti sentisti pronto
ad abbattere la tua ombra
e metterci me al suo posto,
a darti tutto ciò che non avevi avuto.
Anche io avevo un piano tattico,
era la mia lingua, parlare italiano e piano
passarti la mano tra i capelli
con un bacio alla francese.
È per il troppo silenzio negli anni
accumulato lungo la linea del destino
e del desiderio.
È evidente che tu conosci
le coordinate per entrare nei miei imbarazzi,
per decidere dove mettere i libri
chiudere e aprire gli armadi,
immaginarmi fuori, archiviare
tutte le tue finestre, ogni tuo piano
tutti i tuoi segni per me, unici
e risonanti più della televisione,
più dell’uomo se fosse estraneo a te
più degli ordini delle tue pagine,
dei posti che mi dai, di quando mi fai
diventare ogni tuo protagonismo:
decido che gli unici occhi
che posso portare
sono i tuoi raccoglimenti

finiti in me mentre mi dici,
dobbiamo abbattere tutto il marcio
in modo veloce ma soprattutto dobbiamo
riparare le luci, vivere da soli
pensare se siamo pronti a incontrare
un terzo, generare o solo scrivere.
Allora ti ascolto, poggiata
al muro, mi scrollo da dosso ogni pesantezza
resti tu a narrare il perché dei premi
delle differenze, se è un gioco
provare ad aprire una porta
senza però aprire.

*

Continuavamo a sentirci, il sole che entrava gli incideva il viso, mi immaginavo come potesse sembrare a settant’anni, se riusciva ad aprire la prudenza ogni fine settimana, lasciandosi andare ai giorni tra le stazioni, i viaggi, le foto. Se riusciva il sole a dichiarare le sue parti per metà visibili e per metà invisibili: fermi alla stazione sono quelli che per giorni restano a discutere di uno stesso libro. Noi come saremo da vecchi? Dimmelo tu, dal momento che sono chiuse nella gabbia di ogni tua nascita le mie parole spese e quelle conservate, si potrà andare avanti ancora velocemente a dimenticare i trent’anni. Si potrà andare avanti ad essere uno per l’altra la migliore e la peggiore abitudine, fino al punto che l’intensità mia non sarà che l’unica chimica che riuscirà a parlare il mio cuore. Come si diventa importanti, non lo lascio commentare a qualcuno. È il cartaceo di un racconto che leggi pallido mentre ti guardo, è la ferita che mi lasci ogni volta che mi baci, sono le tensioni che mi presenti, sono i patimenti rassegnati mentre non ci accorgiamo che passa ogni mondo, si supera ogni rischio, anche alla fine quello di cambiare il giorno con un bilancio di pericoli, allontanamenti scritti nei tuoi lunghi articoli quando concludi che il prezzo da pagare per l’amore è stare dentro la sofferenza delle parentesi lasciare che tu ogni anno mi spinga a riflettere su ogni parte di me, che deve appartenere a te. Anche le parti che non mi hanno ancora attraversato, anche le storie che non abbiamo mai vissuto.

Sabatina Napolitano

Sabatina Napolitano
News Reporter
Sabatina Napolitano è nata nel 1989, poeta, freelance, scrittrice, critica. Sue poesie sono pubblicate nella rubrica di Silvia Castellani; su «Poetarum Silva»; nell’antologia «Secondo repertorio di poesia italiana contemporanea» di Arcipelago itaca; nel blog «Poesia ultracontemporanea» di Sonia Caporossi; su «Neobar», «Bibbia d’Asfalto», «Irisnews», «La poesia e lo Spirito», «Poesiadelnostrotempo», «Nazione Indiana». Ha collaborato con «Oubliette Magazine», e «Satisfiction». Nel 2019 pubblica «Scritto d’autunno» per Edizioni Ensemble. https://it.wikipedia.org/wiki/Sabatina_Napolitano
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