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Ottantotto pagine sembrano poche ma mi risulta impossibile non farci caso, forse non sono del tutto casuali per questo romanzo: non si tratta mai di casualità quando entriamo in relazione con un autore contemporaneo capace di creare uno sviluppo della trama equilibrato e istitutivo, rigenerativo, sollevando riflessioni intorno a dei problemi essenziali della modernità: un bambino dopo scuola entra in una biblioteca e domanda alla bibliotecaria di sapere di più della riscossione delle tasse nell’Impero ottomano così la bibliotecaria lo manda nella stanza 107. Quanto accade ora a cominciare da questa recensione breve è per me il simbolo di una incastonatura interessante ed emozionante, come una trasmissione sperata e non improvvisa. Per la rubrica “la letteratura delle biblioteche” oggi ho scelto “Murakami Haruki, La strana biblioteca, Einaudi, supercoralli, 2015” con le traduzioni di Antonietta Pastore e le illustrazioni di Lorenzo Ceccotti. Murakami aveva già organizzato romanzi e trame intorno a delle biblioteche come in “Kafka sulla spiaggia” (Einaudi, super ET, 2013) e avendo scritto “Corsivo” mi sembra anche opportuno che io parli di “Correre” (Einaudi, 2009) ma rimando i discorsi intorno a questi due libri ad altre occasioni. Su youtube in italiano si trovano dei commenti al libro di cui parlo, osceni, dal momento che questo racconto commuove fortemente soprattutto perchè si chiede con grande dolcezza (in dei tratti la tenerezza mi ha richiamato quella di Nabokov): fino a quando può durare un incubo e soprattutto quale eroe riesce a sciogliere gli incubi. Solo chi ha veramente vissuto la vita vera con le continue crisi, i disagi, i problemi di soldi e avventure di ogni tipo, può testimoniare come si possa sentire un uomo che è nei guai. Perché un uomo può cacciarsi nei guai, come un bambino, probabilmente perché la sua mente cerca di riscuotere il successo mentre il vero successo della sua vita e della intera esistenza gli stava davanti dalla prima volta che l’ha incontrato in quell’incontro dolcissimo. Come si può incontrare il successo di una vita? Probabilmente nelle occasioni che racconta Murakami nei suoi romanzi, in modo vitale e che stupisce. Il successo di una vita può anche essere rimarcato nello sguardo di una donna, della donna, che è non solo l’allegoria della poesia e tu sai che è assorbita di profezia, ma può anche essere il tesoro di una originalità culturale e prestigiosa: perché hai dimenticato di riconoscerlo per salvarti e salvarci? Perché non uscire quindi dall’incubo della costrizione? Questo bambino lo racconta, non ad un “pubblico di massa” come direbbero alcuni critici occhialuti che nascondono il cinismo dietro i baffi, o alcuni scrittori reclusi nel sogno delle scuole di scrittura perché i loro romanzi sono prodotti lontani dal cuore dei lettori. Il bimbo della biblioteca restituisce i due libri “Come costruire un sottomarino” e “Memorie di un guardiano di pecore” e ne chiede degli altri, ma non è questo il punto, vuole sapere in che modo venivano riscosse le tasse nell’impero ottomano, domanda assai curiosa ma pertinente, poi vuole tornare dalla mamma che senza di lui andrebbe di sicuro in depressione, non vuole rimanere in quella strana biblioteca come in un libro scritto a metà che non si conosce ancora come vada a finire. Cosa succede al ragazzo? Un vecchio signore, le cui illustrazioni ne decidono la somiglianza, gli fornisce tre libri e lo accompagna per dei labirinti all’interno della biblioteca, fino alla fine dove c’è scritto «Sala di lettura». Qui la metafora narrativa attraversa le stanze interiori, il bimbo anche se non solo ma in compagnia di un “noi” che lo guida invisibile oltre i personaggi “quando il vecchio chiuse la porta, alle nostre spalle, il buio divenne totale”, scendeva gradini senza sapere dove sarebbe stato condotto. Capirete che in Murakami non vedo una condiscendenza ai simboli dell’occidente, né una inautenticità, anzi reputo che la chiarezza dei suoi pensieri lo renda popolare perché comunicativo, anche in questo racconto la biblioteca potrebbe essere la biblioteca di qualsiasi posto della terra. La sua scrittura è luminosa per qualsiasi posto. Perché non chiamare talento ciò che è talento? Nel suo sito https://www.harukimurakami.com/ c’è scritto alla voce “influences”: Raymond Chandler, Kurt Vonnegut, Richard Brautigan, se questi sono i riferimenti della sua scrittura, non vedo per quale ragione continuare a criticarla invece di affidarsi al suo genio. Il bambino viene recluso in questa strana biblioteca, e compaiono un vecchio e l’uomo-pecora. La pecora compare nelle geometrie narrative di Murakami già precedentemente come ad esempio “Nel segno della pecora” (Einaudi, 1992) in un romanzo che è stato considerato l’esordio dello scrittore. Il ragazzo di cosa ha veramente paura e terrore? Apparentemente quelle figure sono ininfluenti per lui, sia il vecchio che lo nutre per poi permettere che gli venga mangiucchiato il cervello, e sia l’uomo-pecora: entrambi i personaggi sono ininfluenti. A chi vengono affidate le parole del ragazzo in quella circostanza? Le sue uniche preoccupazioni sono rivolte alla mamma e al suo storno; forse il ragazzo incarna della letterarura di Murakami l’inquietudine e la dolcezza, ne coglie gli aspetti che rendono giovani e che danno potere al sentimento della giustizia, come la ragazza che gli porta da mangiare “il corpo serico della giovane diffonde un chiarore magico nella luce della sottile falce di luna”. L’uomo-pecora qui è un personaggio intermedio, a metà tra i labirinti dell’anima e le paralisi dei sensi, una figura che protegge dalle minacce ma ne formula continuamente di nuove, senza soluzioni. Tutte le scene di questo racconto finiscono per essere elegantemente in una coesione di immagini e simboli nuovi, una parabola della nuova fiaba contemporanea, che evince la forza potente dell’immaginario infantile non sclerotico ma presente, vivo, caldo e mai aspro. Questa capacità di Murakami di mettere la vera fiaba moderna negli alloggi non solo nel potere dell’immaginario collettivo ma soprattutto nelle necessità di marcare una linea umanitaria comune è segno della ricezione di un compito, capace di saldare destini e immaginari. Non trovo una linea comune tra Nabokov che è per me il perno della letteratura modernista e post-modernista, e Murakami, tuttavia in dei tratti quell’indecifrabile sensibilità del gesto, quella minuzia e nuova forma di dedizione verso i personaggi me li rendono vicini al cuore e all’anima. Li accomuna la stessa perspicace ironia che risponde ed è capace di decifrare le violenze del nuovo secolo come soluzione: se infatti allegoricamente anche un ragazzo può partire in una ricerca bibliografica per poi desiderare di tornare a casa dalla mamma, senza lasciare che una giovane donna lo seduca con cibi abbondanti e preziosi, e donuts caldi e saporiti; così anche il padre, lo scrittore, l’uomo che dà vita a patti di eternità, lo segue dietro le figure del vecchio e dell’uomo pecora, con gli occhi lucidi e una sperata gentilezza e sapienza della narrazione. Mi viene in mente il mio racconto “Panoramica e le pesca delle oche”, perché la scrittura di Murakami così come quella di Nabokov non si nega la sapienza della protezione dei desideri e dei segni, non ne nega gli impulsi più profondi e arditi, nella fiaba di Murakami come in quella di Nabokov, la calma interiore e la serena fiducia nell’accettazione di ogni realtà della cronaca contemporanea danno prova di una conformità ai disegni maggiori della letteratura, ai bisogni spirituali dell’uomo, come il riuscire a bilanciare la dimensione erotica con quella politica, l’umiltà e la grandezza della pienezza dello scrittore. Solo l’autenticità di una commozione sapiente della scrittura verso la realtà e la società può fondare paradigmi e cambiare la tristezza che opprime l’uomo, nel coraggio dei frutti del pensiero e della pazienza della scienza della scrittura. Perché la letteratura è un luogo di scienza che vede attraverso, che obbedisce a regole superiori, come una luce nella biblioteca, da cui nascono ambienti metaforici in cui facciamo incontrare i nostri personaggi, i personaggi a cui diamo vita in una compenetrazione sincera e attesa. La letteratura è la sapiente voce di quella ragazza che torna a salvare, perché non ci può essere conflitto perenne in una vita, arriva il momento in cui l’uomo aspira al manifestarsi di un sogno costruito sull’esperienza del suo tema, della trascendenza che lo illumina nella nudità del viso, in quella epifania stabilita da secoli.

Sabatina Napolitano

Sabatina Napolitano
News Reporter
Sabatina Napolitano è nata nel 1989, poeta, freelance, scrittrice, critica. Sue poesie sono pubblicate nella rubrica di Silvia Castellani; su «Poetarum Silva»; nell’antologia «Secondo repertorio di poesia italiana contemporanea» di Arcipelago itaca; nel blog «Poesia ultracontemporanea» di Sonia Caporossi; su «Neobar», «Bibbia d’Asfalto», «Irisnews», «La poesia e lo Spirito», «Poesiadelnostrotempo», «Nazione Indiana». Ha collaborato con «Oubliette Magazine», e «Satisfiction». Nel 2019 pubblica «Scritto d’autunno» per Edizioni Ensemble. https://it.wikipedia.org/wiki/Sabatina_Napolitano
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