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Come mai in questo ultimo dell’anno, che ve lo dico a fare, tutto intorno cultura, politica e pop coesistono mentre ognuno di noi spera di entrare al di fuori della logica delle macchine. E anche io, quante volte in questo 2020 ho detto “facciamo pace”? La pace, quanti tra noi si preoccupano di mantenere la pace, così pure sono una che non si dà pace quando invece la quotidianità non resta in qualcosa di duraturo, quando non faccio niente di duraturo e anzi divento per dei giorni attimale e assumo un comportamento che ha dell’antieroico. Gli scrittori quanto possono resistere e quanto possono essere eroici? Non tutti vogliono solo sentirsi desiderabili e vogliono solo rendersi desiderabili. Io mi sento desiderabile ma anche per l’ultimo e il primo voglio soprattutto la sua ammirazione di critico, insieme alla sua attenzione materna. Certo che per una linea logica proprio a quell’ultimo e primo, e da parte di tutti a questo punto viene da chiedergli “cosa ci fai senza tua moglie?” dove ecco, sono io ad appartenere nelle mie forme di vita, da una forma di me ad una altra. Quindi fammi attaccare, rendimi desiderabile, dammi la tua ammirazione. Anche se lontana esaudiscimi come l’ultimo e il primo, ancora, anche al di fuori della poesia e della scrittura. Anche al di fuori dell’essere solo una semplice donna. La passione non solo ti porta a evocare e a sacrificarti, ma soprattutto la passione chiede l’amore, la supplica, la richiesta. Tante volte prima di dormire sono morta senza di te, e oggi come il primo e l’ultimo ti parlo ancora di Nabokov, ho riletto ancora “Parla, ricordo”. Certi rapporti tra il puro dono delle fotografie, delle dediche, delle poesie e i parti spirituali continui di post e recensioni sono testimonianze di un codice altissimo, che non può svanire in noi, e non può essere collocato nelle cose inutili. Quando sono stata a Berlino diversi anni fa, non sono riuscita a visitarla, scendendo di casa mi rendevo ogni volta conto di sentire delle fitte intensissime al centro del petto, mi sentivo mancare il respiro quindi di fatto non sono mai fisicamente riuscita ad andare a visitare i musei o i luoghi della ricostruzione, non so quale impulso mistico premesse in me una sorta di ansia ancestrale. Questo per dire ancora che nello spazio del privato autentiche forze agitano il campo spirituale di uno scrittore, sono immagino doni propri della chiamata, della vocazione. Sul piano di una architettura poetica e storica certi viaggi e certe storie è necessario raccontarle insieme, “come quando nello specchio di una barberia si vede riflessa la vetrina verso la quale il melanconico barbiere volge lo sguardo mentre affina il rasoio, e incorniciato quel riflesso, un tratto di marciapiede che smista una processione di noncuranti pedoni nella direzione sbagliata, in un mondo astratto che di colpo smette di essere divertente e libera una fiammata di terrore” così dice Nabokov del suo viaggio a Berlino. L’amore non potrebbe essere romanticamente interpretato se non fosse tenersi per mano nel ricordo del terrore, anche nel ricordo del terrore non solo della bellezza. Certo il momento giusto per dichiararsi non è il momento tragico, né il momento della resa dei conti. E se anche per il 2020 non riusciamo che a esibire una umanità sconfitta, nelle tracce delle rovine della storia c’è uno spiraglio occidentale nuovo, quello di quando ahimè non siamo più turisti del mondo, ma siamo il problema della compenetrazione di spazio e tempo. Anche noi siamo il problema delle nostre abitudini separate, della esibita buona fede a tutti i costi, dei rapporti ancora una volta fondati sullo sfruttamento, sulla diseguaglianza di classe e sugli impressionanti e quanto mai pericolosi sorrisi degli influencer. Per il 2021 non voglio passare una altra notte insonne, non voglio più leggere delle lingue basate sulle supposizioni di accordi meschini fondati sul potere scorticato della lotta di classe. Vorrei che tutti fossero sottoposti alla legge a cui io mi sottopongo prima della legge stessa, vorrei che tutti fossero sottoposti alla vera legge dell’affetto silenzioso che mi sveglia ogni giorno e mi spinge a cercare di fare la cosa giusta e non di intascare cinquanta euro sfruttando le risorse che meschinamente cerco nelle pagine social degli altri e nelle vite degli altri come purtroppo molti scrittori e scrittrici fanno. Faccio appello a quella legge che mi obbliga alla nobiltà degli atti che mi fa cercare un rapporto sano con gli altri, che mi spinge a tutelare e incarnare desideri duraturi anche e soprattutto con te. Tu sei convinto che non esistano metafisiche, sei convinto che non sia più possibile ardere di amore per qualcuno, sei convinto anche che siamo ospitati e abitati di istinti di sopravvivenza dove ogni giorno ci svegliamo e inevitabilmente verremo schiacciati dal potere subdolo e mediocre di una massa di persone che ad ogni ora mi danno sempre più l’impressione di essere il gregge peggiore che abbiamo avuto fino ad ora. Voglio non credere che svegliandomi ogni giorno e guardando la televisione verremo schiacciati dai messaggi sublimali di attori, cantanti o influencer. Sono convinta che una pubblicità più grande esploda silenziosamente nei nostri giorni protetta da una aura preziosa a cui partecipa l’emozione silenziosa di dio. E sono convinta senza paura che tu ogni giorno testimonierai che ho sempre fatto tutto non per amore, perché se dovessero fare un film della mia vita non passerò per una sorta di Frida Khalo (senza nulla togliere a chi è di fatto un fan di Frida Khalo). Ho sempre fatto tutto per darmi pace, per evitare che la storia si vada propagando di errori e sbagli, di monumenti astratti della logica delirante che oggi viviamo. E che ti ho aiutato non solo e banalmente a resistere contro i costumi sempre più corrotti e ridicoli, ma che sono implicita nel tuo destino, appartenendoti in un destino più alto invece, che ci rende non solo eterni, ma soprattutto giovani. Per me sei giovane anche a ottanta anni. Se dovessero fare un film della mia vita, sarò io a guidarli con le mie opere e spero che non interpreteranno tutto come un accumulo di materia che vorranno contraddire a ogni costo. Ti ho fatto portatore di una mia identità dello spazio privato, e ancora ti faccio portatore ogni momento delle mie memorie, perché non siamo transeunti e provvisori, non siamo esistenti e basta. Aiutami a combattere l’errore di questo tempo, fammi entrare nel 2021 ancora nelle tue metafisiche private, perché il carico che porto è pesante e non è affatto leggero. Tu hai risposto alle mie promesse ed io esercito su di te non il mio potere ma la mia misura di donna. È nelle tue metafisiche quotidiane che sono raggiungibile e che sono desiderabile, sono ancora desiderabile. In quell’iride umano e giornaliero sono distesa accanto a te e non semplicemente mimetizzata ad ogni nuovo ambiente, sono piena delle mie risorse e so che il tuo piacere è rifugiato ogni anno nelle difficoltà economiche, nelle minacce esterne, nei sacrifici per guadagnarci il diritto di andare avanti nonostante e malgrado tutte le nostre nature, soprattutto tutte le mie.

Sabatina Napolitano

News Reporter
Sabatina Napolitano è nata a La Maddalena (SS) il 14 maggio del 1989. Ha pubblicato sette libri di poesia. Origami è il suo primo romanzo. Recensisce, collabora e intervista autori di poesia, narrativa e saggistica ed è una studiosa dell’opera di Nabokov.
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