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Nella società dell’esibire sta nel gioco delle parti desiderare una storicità, una enfatizzazione dei rapporti. Senza enfasi non c’è gusto, per questo io vorrei sul serio delle foto insieme a te, vorrei cercare il mio nome su google e vederci insieme. Le nostre foto insieme tra le immagini di google. L’etica non c’entra con l’asso pigliatutto, ma c’entra pur sempre il desiderio che so esercitare sui fatti del destino piena ancora e soprattuto dei miei capitali interiori. Il mio augurio per questi tre anni a venire è che tu possa avere in dono anni e anni di nuda vita, vissuta pienamente insieme a me. Mi piacerebbe leggere una mia poesia sui giornali, come sul «The new yorker» ma conoscendo i miei polli in Italia è impossibile essere ambiziosi per conto proprio, prima di leggere un mio testo sui giornali è probabile che debba aspettare la gavetta di almeno dieci scrittori che mi ruotano intorno. Ad ogni modo, non vorrei solo un continuo avanzamento nella carriera letteraria, ma mi piace pensare di puntare ad una sempre continua aspirazione privata, come una convivenza o un matrimonio. Non potendo esprimere per ora un cognome, mi accontento di definire questa persona poetica che vive in una mia compenetrazione psicologica, «Corsivo». Ancora vorrei e voglio una vista per cui scrivere nel tempo libero (ma scrittura come lavoro!), vorrei e voglio trovare una lista di indici e di titoli su un foglio che mi fa trovare sul tavolo di casa Corsivo. È per la prima volta che riprendo a stilare date e calendari, credo che questo straordinario desiderio di edificazione derivi dalla lettura di Parla, ricordo di Nabokov. Ci sono diversi modi e diverse sono le reazioni per etichettare il futuro: molti partono in banali speranze, altri in amare prese di coscienza, i critici hanno per assunto l’atteggiamento analitico tutt’altro che immediato. Nonostante non possano di fatto, verificarsi eccezioni separate da eventi che accadono nella vita e nelle abitudini, non posso lasciare incustoditi almeno i primi prossimi tre anni futuri. Voglio essere invitata almeno in tre biblioteche, voglio dei filmati insieme a te, voglio nostri ricordi pubblici e rituali insieme ma non per esibirmi ed esibirci piuttosto perché sento di essere matura culturalmente per presentare i miei progetti anche di saggistica, parallelamente ai romanzi. E discorrere al modo degli intellettuali come ho cominciato a fare da giovanissima ma che ora posso elaborare in un dibattito pubblico. Voglio leggere tante recensioni su di me, sui miei lavori e persone che appartengono ai lavori che ho preparato. Tra le scelte possibili considererei quella di avere un pancione e tenere dentro il frutto di un processo di profondo innamoramento, dopotutto potrei riuscirci a tenere dentro e crescere un bambino, un cucciolo di tre chili o più. E potrei pensare persino di essere una buona madre per davvero, attenta e accorta. Certo dovrei impegnare il massimo livello di attenzione a studi intorno alla maternità che ovviamente non ho mai fatto per mancanza di tempo e necessità. Un bambino costa, così come costa una casa, così come io stessa ho un prezzo per mantenermi in vita. Ardire a mutazioni profonde del vivere è una caratteristica di quelli a cui manca un certo tipo di buon senso e che per questo sono costantemente innamorati della vita come me. Per questi tre anni mi chiedo intensità, consapevolezza, coscienza lucida, ma soprattutto mi chiedo passione, viaggi, incontri. Mi chiedo ancora ore sul divano insieme all’uomo che mi ama, mi chiedo momenti di piacere, di sentire, e di esplodere di gioia per più volte. Mi chiedo gli incontri e la giusta musica, le giuste occasioni (e non lontane dai miei obbiettivi letterari); voglio un marito magnifico, legato a me e guidato da me come la sua bussola e il suo nord. Non mi limito a pensare a estati calde passate a scrivere ma soprattutto spese in passeggiate, in una serie di impressioni gratificanti. Mi rendo conto che insistere con questo tipo di confessioni può alla lunga riservare un imbarazzo, ma mi è necessario esprimermi ora così. E sento che è importante attraversare queste sensazioni, queste definizioni di immagini. Mi servono questi accenni di autobiografia futura, per intrecciare sottilissimi disegni a cui non voglio rinunciare in quanto protagonista. Voglio lettere e libri, rapporti con diversi editori, citazioni e documenti, tanti, ogni giorno di diversi. Chi ti salverà quindi se non io? Vorrei me lo ripetessi prima di andare a dormire, magari citando un racconto persiano. E mi piace come sempre pensare ai tuoi epiteti arditi. Ho la speranza in questi prossimi tre anni di non volermi sentire mai una donna piatta, ma del poter conservare sempre intelletto e spirito di curiosità, di restare morbida e dettagliata. Di scrivere un mare di recensioni, e di fare una marea di letture. Voglio conservare tutte le foto belle, tutte. Non perdere mai la voglia di sapermi disperare e divertire. E tuttavia conservare quel sano disagio, quella speranza pacata che nulla è veramente importante: le tappe dell’avanzamento nella carriera non sono importanti a tutti i costi. Voglio ancora potermi fare le foto con il mio cane Briciola e sperare che ancora per molto non mi abbandoni. Tutto ogni giorno può cambiare, ogni giorno può essere profondamente mutato da quello precedente, e anche le mie lettere digitali possono essere conservate non solo dagli accademici. Chi mi conosce e ti conosce sa come e quanto ci amiamo. Profondamente. Vorrei vedere ancora foto di sassi, polli, e pesci e sorriderne e vedere i segni delle collane degli editori in edizioni varie. Perché mio marito conosce il mio tipo di curiosità e dimora nelle mie curiosità, come nelle occasioni, nei piccoli inganni quotidiani, e nelle piccole verifiche. Come un fiore di ibisco tra i capelli e una magnolia sui vestiti, o come fiori di ibisco sui vestiti e una magnolia tra i capelli. Perché l’amore ci precede negli atti, come in un manifesto dove strappiamo il sentire che ci fa perdere serenità di vite che non ci appartengono. Ma che fa restare il segno di vite che ci includono nel loro disegno dove mio marito mi ha regalato anche la sua giacca nera e quella blu. Perché ci sono dei luoghi a cui apparteniamo e degli altri no, ci sono luoghi con cui riusciamo a fare anima con le persone più vicine e altri no. Semplicemente perché queste persone altre sono farabutte e meschine e ahimé non meritano condivisioni alcune. Perché per i prossimi tre anni non cambierà nulla verso le scrittrici che disprezzo, cambierà molto verso nuovi incontri di scrittori e critici che adoro e con i quali collaboro. Gli amici di «Origami» non sono gli stessi di «Fiori di ibisco». Perché non è affatto possibile pensare ci siano cambiamenti, anzi perché non è nemmeno affatto possibile che tu possa trovare rifugio in altre donne anziché che in me. Perché se io ho giurato su me stessa di non inquinarmi anche solo leggendo uno dei post o guardando una delle foto delle oltre sedici donne che reputo fastidiose coi loro messaggi sui social, non lo farò per la vita intera non credo solo per tre anni. Quello che mi interessa molto non è solo la stampa italiana ma soprattutto quella estera, mi interessano le mie produzioni ma non ne sono schiava. Mi interessano i sorrisi dei miei figli (Teresa e Alessandro sono i nomi qualora li avessi –il tempo è poco essendo del ’89), mi interessano i miei pigiami e i suoi, i regali che mi fa.

Sabatina Napolitano

Sabatina Napolitano
News Reporter
Sabatina Napolitano è nata nel 1989, poeta, freelance, scrittrice, critica. Sue poesie sono pubblicate nella rubrica di Silvia Castellani; su «Poetarum Silva»; nell’antologia «Secondo repertorio di poesia italiana contemporanea» di Arcipelago itaca; nel blog «Poesia ultracontemporanea» di Sonia Caporossi; su «Neobar», «Bibbia d’Asfalto», «Irisnews», «La poesia e lo Spirito», «Poesiadelnostrotempo», «Nazione Indiana». Ha collaborato con «Oubliette Magazine», e «Satisfiction». Nel 2019 pubblica «Scritto d’autunno» per Edizioni Ensemble. https://it.wikipedia.org/wiki/Sabatina_Napolitano
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