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Siccome anche oggi mi sento imperdonabile ho deciso di parlare di alcuni racconti di Nabokov per la felicità di tutti i gatti o le gatte o presunti e presunte tali, che vogliono occuparsi di questo autore con la metà della passione che mi anima. Armatevi di una raccolta, “Una bellezza russa” edita Adelphi, poi scegliete di seguirmi nella trama e nella comparazione di questi tre racconti: “Primo amore”, “Una bellezza russa” e “Musica”. «Una bellezza russa e altri racconti» raccoglie di fatto tre delle quattro raccolte di racconti di Nabokov, la quarta sarebbe «La Veneziana e altri racconti», quindi in tutto abbiamo 65 racconti di Nabokov pubblicati nel 1995 da Knopf. Le raccolte dal libro di cui vi sto parlando sono uscite a New York per McGraw-Hill negli anni settanta del secolo scorso divise in tre parti, A Russian Beauty and Other Stories (1973), Tyrants Destroyed and Other Stories (1975) e Details of a Sunset and Other Stories (1976). In questo caso i temi di Nabokov soliti -gli emigrati dalla Russia, la pedofilia e le perversioni sessuali, i professori e gli ambienti universitari, gli scacchi, i menage à trois, le farfalle- con lo sfondo della rivoluzione d’Ottobre e della Russia sovietica, lasciano posto ad altri accattivanti riflessi della società russa, e americana (in dei punti anche francese, svizzera, tedesca) quindi vediamo schiere di angeli, padri malati, il profeta Elia, nani, il diavolo, malati mentali, cocainomani, tradimenti, collezionisti di farfalle, operatori museali, suicidi, gemelli attaccati in un doppio corpo, omonimi persecutori, giovani poeti annegati (sarà vero?), cantanti, dittatori, attori di teatro, ecc. In ogni caso, come sottoscrive il figlio dello scrittore, Dmitri Nabokov nella prefazione alla raccolta Adelphi, ci vorrebbe uno studio profondo, articolato e complesso, per inquadrare non solo la storia storico-politica che sottende i racconti, ma anche e soprattutto per la fascinazione letteraria che lasciano ai lettori. Con il titolo “Primo amore” Nabokov rimanda a un racconto interamente autobiografico presente al settimo capitolo dell’autobiografia “Parla, ricordo”. Siamo nell’agosto del 1909, il piccolo Nabokov ha dieci anni, è ancora incosciente delle violenze della storia, della fuga dalla Russia, degli anni a Londra e a Parigi, gioca a carte con la madre in treno, mentre gli altri undici membri della comitiva facevano altro. Seguono i dettagli della notte passata in viaggio, l’avanzamento oltre il Belgio, per arrivare a Parigi, e quindi a Biarritz, nel dipartimento dei Pirenei Atlantici, a pochi chilometri dal confine spagnolo. Per il tema del treno, anche e soprattutto nel racconto «Il passeggiero» così come anche nel «Dritto», lo scrittore non risparmia la sua inclinazione al dettaglio e al coinvolgimento nella scena. In «Primo amore» Nabokov abbandona il cinismo che descrive i giochi perversi dell’uomo nel branco, e ci affascina col racconto del suo primo amore conosciuto in spiaggia, Colette era il suo nome. Nome che ricorda benissimo Nabokov, come quello della scimmietta del suo primo amore, certo, se non fosse che per uno degli astuti stratagemmi nabokoviani, dopo gli viene chiarito alla mente il nome del cane di Colette, Floss. Quasi come se ricordare il nome del cane fosse uno di quei magnifici dettagli di una vita letteraria che via via si snoda in aneddoti che addomesticano le vite particolari, intese come vite elette. Diverso è il caso della povera Ol’ga, descritta nel racconto «Una bellezza russa». Una ragazza incantevole «dal viso largo e pallido» lascia Pietroburgo all’età di diciannove anni in seguito alla morte della madre e del fratello. Ol’ga era una tipica bellezza russa della sua generazione, una donna dallo straordinario fascino di cui però nessuno se ne innamorava. Nei sei anni passati a Berlino nulla sembra per davvero sconvolgere la vita della bella russa, «la vita si trascinò in questo modo fino ai trent’anni». Quando l’amica Vera la incontra fuori ad una cabina telefonica, lei dice di non avere più l’età per i corteggiatori, a trent’anni è evidente che una donna senta il peso non solo sociale ma anche fisiologico dell’età adulta e per fortuna Ol’ga non si compiace del tutto di non essere riuscita che ad arrangiarsi, senza ottenere una vita soddisfacente, per lo meno in fatto di sentimenti. Vera non fu il primo amore di Ol’ga ma si dimostrò una vera amica, perché invitandola a stare da lei nella sua villa estiva qui, la bellezza russa poté incontrare un tedesco russificato di nome Forstmann, un vedovo in cerca di una «un’autentica bellezza russa» da sposare. Qui Nabokov sfoggia tutte le armi da grande compositore, riesce a sviluppare in modo veloce e sofisticato non solo lo sviluppo e il cambiamento della personalità di Ol’ga che finalmente sembrava sciogliersi, e rendersi più morbida, se non fosse per il finale che siccome è fondamentale, non ho alcuna intenzione di svelarvi (lei muore di parto). Ma la morale che suggerisce Nabokov sembra essere un’altra, nonostante l’esistenza ti improvvisi una direzione, che sembra la salvezza, tutto può cambiare perché siamo sottoposti all’autorità dei fenomeni che nel frattempo trasferiscono le nostre esperienze sul piano del caso e delle forze di conservazione. «Musica» è l’ultimo racconto di cui ho scelto di parlare in questo articolo, l’ho scelto perché il filo conduttore dei tre racconti è l’orizzonte sentimentale. C’è un concerto in un salotto con una trentina di persone, Viktor non ci capiva nulla di musica ma decise a seguire le mani sul piano di Wolf. Dopo poco, annoiato, Viktor sposta le sue attenzioni per controllare le persone in sala, conosceva tutti sì, tra i tanti c’era l’ex moglie, la vede:

“Abbassò immediatamente lo sguardo, e con un gesto automatico cercò di far cadere la cenere dalla sigaretta, che tuttavia non aveva ancora fatto in tempo a formarsi. Da un punto imprecisato, laggiù in fondo al cuore, montò una specie di pugno che lo colpì con un montante, si ritrasse, quindi lo colpì ancora, e poi riprese l’assalto disordinatamente, velocemente, contrastando la musica, anzi sommergendola. Non sapeva da che parte guardare, lanciò un’occhiata di traverso al pianista, ma non sentiva alcun suono, come se Wolf martellasse su una tastiera muta. La morsa al petto era tale che Viktor dovette raddrizzarsi e inspirare profondamente; dopo di che, tornando in tutta fretta da grandi distanze, boccheggiante, la musica resuscitò, e il cuore riprese un ritmo più regolare”.

Ecco come Nabokov descrive un ritorno di fiamma, di un uomo che vive una condizione profondamente diversa dal suo primo innamoramento, Viktor non sarebbe mai potuto essere Nabokov. Viktor è elitario e passivo, destinato a tenere per sé le emozioni, a doverle, soffocare, perché era proprio come “se qualcuno l’avesse visto nudo”. Il ricordo del passato è beatitudine e bagliore. Ma Viktor era stato tradito, non era ancora riuscito ad elaborare il trauma. Ed è impressionante come Nabokov faccia convogliare sentimenti, ricordi, e dialettiche in un unico messaggio, quello musicale.

Sabatina Napolitano

Sabatina Napolitano
News Reporter
Sabatina Napolitano è nata nel 1989, poeta, freelance, scrittrice, critica. Sue poesie sono pubblicate nella rubrica di Silvia Castellani; su «Poetarum Silva»; nell’antologia «Secondo repertorio di poesia italiana contemporanea» di Arcipelago itaca; nel blog «Poesia ultracontemporanea» di Sonia Caporossi; su «Neobar», «Bibbia d’Asfalto», «Irisnews», «La poesia e lo Spirito», «Poesiadelnostrotempo», «Nazione Indiana». Ha collaborato con «Oubliette Magazine», e «Satisfiction». Nel 2019 pubblica «Scritto d’autunno» per Edizioni Ensemble. https://it.wikipedia.org/wiki/Sabatina_Napolitano
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