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Grazie a Vanni Santoni per avermi concesso questa intervista per parlare del suo ultimo romanzo pubblicato da Mondadori dal titolo “La verità su tutto”. Queste domande non saranno le stesse della diretta di venerdi 11 marzo sul mio profilo fb per cui consiglio di leggere queste e seguire la diretta. 

Il romanzo è scritto in prima persona ed è filtrato dalla mente della protagonista. Nella storia ad un certo punto si comincia a parlare della natura del male. Ecco, anche Nabokov in Un mondo sinistro” parla del male inteso come gli orrori del totalitarismo. Quanto lesperienza del male vissuta e intesa dalla voce narrante assume un valore assoluto? 

La ricerca spirituale di Cleopatra Mancini, protagonista della Verità su tutto, prende le prime mosse dal problema del male per ragioni, credo, naturali: difficilmente si arriva a porsi questioni relative all’amartiologia, alla soteriologia, alla grazia o al nirvana senza prima passare da una riflessione etica. In questo senso, il libro di riferimento è stato Le confessioni di Sant’Agostino, dove il filosofosi arrovella, in un modo che può sembrare a prima vista esagerato, su certi veniali peccati di gioventù. In realtà non esagera, perché il male porta con sé una questione, che prescinde dalla sua entitàPiccolo o grande che sia, il male fatto è a suo modo irredimibile: ci si potrà scusare con chi lo ha subito, ci si potrà comportare meglio in futuro, il tempo cicatrizzerà le ferite, ma a meno di credere fermamente in una possibile redenzione da parte di un qualche principio divino, quella macchia di male rimarràQuesta è stata la riflessione di partenza della Verità su tutto. Va da sé che ogni riflessione sul problema del male ci porta anche a riflettere su quello del bene, e da lì è un attimo arrivare a questioni più complesse come le succitate. Questioni complesse ma anche assai fertili dal punto di vista narrativo, come ci insegnano tanti testi sacri e grandi romanzi di evoluzione interiore come il Siddhartha di Hesse o La montagna incantata di Mann, o ancora tutta la produzione di Dostoevskij, che ha nel problema del male il proprio fulcro. 

Nella letteratura sociale è inevitabile il ragionamento sulla politica. Pensa che questo romanzo possa aprire delle piste per le leggi sulle unioni per persone dello stesso sesso? Ci parli del suo punto di vista. 

Sono assolutamente favorevole alla legalizzazione delle unioni delle persone dello stesso sesso ma dato che La verità su tutto non tratta tale argomento mi pare improbabile che possa avere un ruolo in tal senso, se non, al massimo, nel suo essere una narrazione in cui l’orientamento di genere di alcuni protagonisti è trattato come una “non-issue”.

In pochi romanzi ho visto lutilizzo delle fotografie. Come mai ha incollato delle foto tra la narrazione? Che valore dà alla fotografia e in particolare a queste foto? Perché inserirle?

Il grande – e recente – magistero nell’uso delle fotografie all’interno delle opere di narrativa è quello di W.G. Sebald. Penso a un romanzo come Austerlitz, ai racconti degli Emigrati, o ancora a quello straordinario ibrido che è Gli anelli di Saturno. All’interno della Verità su tutto ci sono quattro immagini fotografiche: la prima, quella in cui Cleo guarda attraverso lo spiraglio nelle transenne di un cantiere nei pressi della “Nuvola” di Fuksas, vedendo un coacervo di scale simili a un quadro di Escher, l’ho scattata io stesso. Nel libro rappresenta un primo momento di scollamento della protagonista da un’idea “data” di realtà, ma anche un collegamento con il mondo “fuori” dal libro. C’è poi una piccola immagine che non è altro che la fotografia di una pagina dal mio libro Muro di casse, dove compare per la prima volta Cleopatra Mancini. Anche qui si tracciano collegamenti tra le varie dimensioni della realtà “scritta” e di quella esterna ai libri. Le altre due sono ritratti rispettivamente di Simone Weil e di Dechen Chökyi Drönma, una importante badessa tibetana: nel primo caso è una sorta di “prima apparizione” di quel fantasma, o tulpa, che accompagnerà Cleo nel corso del libro; nel secondo caso, si tratta di una fotografia che, nella finzione romanzesca, è stata scattata dalla madre adottiva di Kumari Devi, personaggio centrale nella seconda metà del romanzo. 

Cosa pensa della pornografia? E delle scene di sesso nei film? Preferisce che siano celate o che siano così buttate lì per attirare pubblico? Che idea ha del mondo pornografico nella cinematografia e nell’arte?


Nella Verità su tutto la dimensione pornografica è legata all’innesco della narrazione. Il romanzo comincia infatti con un video pornografico trovato per caso da Cleopatra Mancini: non un porno ordinario, bensì un video in cui l’attrice appare in qualche modo “costretta”, e ha l’aria estremamente avvilita. Cleopatra crede di riconoscerci, a mo’ di “dannata dostoevskiana”, la propria ex fidanzata Emma Hagenström e da lì comincerà la sua indagine sul problema del male. Per quanto mi riguarda, da romanziere, condivido l’idea di Martin Amis per cui il sesso sia sempre molto difficile da rappresentare credibilmente sulla pagina, se raccontato esplicitamente. 

Sempre in Un mondo sinistro” di Nabokov si scrive ad ogni determinato livello di mondo-tempo vi era una certa quantità calcolabile di coscienza umana fra l’intera popolazione del globo. La distribuzione era disuguale. () Gli esseri umani, diceva, erano altrettanti recipienti che contenevano porzioni disuguali di quella coscienza essenzialmente uniforme. Tuttavia era possibilissimo regolare la capacità dei recipienti umani.” È possibile secondo lei, che ci possa essere un mondo utopico dove gli uomini imparano la lezione del bene o è impensabile che luomo cambi la sua natura con levoluzione? Tra cento anni luomo è comunque destinato ad essere permeato di una natura crudele o levoluzione tenderà a modellare la natura delluomo in un verso positivo e disposto alla bontà?

Sono costituzionalmente un ottimista. Nonostante lo stato di grave crisi ambientale, sociale e politica che vive il pianeta, credo ancora nel potenziale dell’umano: credo che l’umanità “ce la farà”, e credo che l’evoluzione della coscienza collettiva sia la chiave perché ciò avvenga. Ma questo non vuol dire che non siano in arrivo, prima, gravi momenti di crisi, ai prodromi dei quali stiamo, per adesso, reagendo in modo che reputo insufficiente. 

Santa Teresa d’Avila è stata una famosa mistica cristiana, celebre per i suoi scritti in spagnolo e le sue estasi. Cosa pensa di questa Santa? Ha avuto modo di leggerne dei testi?


Conosco bene le opere di Teresa d’Avila e sono stati tra le ispirazioni iniziali della Verità su tutto, sebbene poi le figure di Etty Hillesum e Simone Weil, oltre che di altri mistici cristiani come Meister Eckart o Margherita Porete (o ancora, per ragioni differenti, Fra Dolcino) abbiano preso il sopravvento per maggior aderenza con la ricerca della protagonista Cleopatra Mancini.

Sembra che non ci sia romanticismo in questo romanzo, lei crede che per amare una donna un uomo debba passare per la preghiera? Per amarla meglio? Crede che la letteratura possa essere una forma di preghiera per amare?

In realtà diversi commentatori hanno trovato che Cleo, per quanto sia effettivamente un personaggio molto pratico, poco propenso al romanticismo, agisca per lo più mossa dal desiderio – e forse il suo è proprio un desiderio d’amore, nel senso più ampio del termine.  

Lei crede che ci sia un posto, come un eremo per amare meglio? Sostiene che sia ancora possibile tremare per amore?

La funzione dell’eremo che troviamo nella Verità su tutto – Macinaia, una capanna di cacciatori abbandonata nella foresta di Vallombrosa – è quella del più estremo isolamento. Lì Cleo è sola, rifiuterà ogni incontro, respingendo sia il padre che l’ex fidanzata, e vivrà anche il suo savikalpa samadhi, il “nirvana condizionata”. E tuttavia non sarà mai veramente sola, trovando conforto, a mo’ di certi mistici cinesi dell’antichità, in una umile larva d’insetto… 

In ultimo, se potesse associare La verità su tutto a una opera darte quale sarebbe?

Direi senz’altro le incisioni devozionali tantriche del XVIII secolo.

News Reporter
Sabatina Napolitano è nata a La Maddalena (SS) il 14 maggio del 1989. Ha pubblicato sette libri di poesia. Origami è il suo primo romanzo. Recensisce, collabora e intervista autori di poesia, narrativa e saggistica ed è una studiosa dell’opera di Nabokov.
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