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Ringrazio Michele Toniolo editore di Amos per avermi scelta per questa collaborazione.
Prima della diretta di dibattito di domani alle 10.00 con l’autore ho chiesto una intervista
preliminare a Fabrizio Bajec che ringrazio insieme all’editore. Prendo in prestito la biografia dal sito
Marcos Y Marcos:


Fabrizio Bajec (1975), italo-francese, vive a Parigi e scrive nelle due lingue. È autore dei
seguenti libri di versi: Corpo nemico (in «Ottavo quaderno di poesia italiana contemporanea»,
Marcos y Marcos, 2004), Gli ultimi (Transeuropa, 2008), Entrare nel vuoto (con-fine, 2011),
La cura (Fermenti, 2015). Alcuni in doppia versione e pubblicati in Belgio, Svizzera e
Francia: Entrer dans le vide (Éditions du Fram, 2012), Loin de Dieu, près de toi (L’Âge
d’Homme, 2013), La collaboration (tituli, 2018). Tra i suoi testi teatrali rappresentati in Italia
da Luciano Melchionna fino al 2007, Rage è stato portato in scena al Teatro Nazionale di
Bruxelles nel 2009, nell’ambito di un festival, e pubblicato in Francia nel 2017. Le sue poesie
sono presenti in diverse antologie e riviste, e tradotte in spagnolo e svedese. Ha inoltre
tradotto in italiano i versi del belga William Cliff: Il pane quotidiano e altre poesie (Edizioni
Torino poesia, 2007); Poesie scelte (Fermenti/Fondazione Piazzolla, 2015).

Tradurre gli altri e tradurre se stesso in italiano o in francese lo ha portato a riflettere su questa pratica di scrittura in un breve saggio edito dalla rivista «Transalpina» dell’Università di Caen (2015), Loin de
Dieu, près de toi: l’auto-traduzione come processo generativo.


Nelle note al libro “Sogni e risvegli” (Amos, 2021) lei ha detto che scrive in francese e
traduce in italiano, per prima cosa le chiederei di tradurre una poesia in francese e di poter
definire il suo rapporto con le lingue. 


Questa qui sotto è la seconda parte di un poemetto tradotto da me in francese per la rivista
“Europe” (lo ritrova in Sogni e risvegli). Io traduco solitamente verso l’italiano e non al
contrario, salvo rare eccezioni. Pur essendo di madrelingua francese, ho più l’abitudine di
sperimentare con la traduzione sul versante italiano. Sperimento anche su me stesso. A volte
con due o tre traduzioni per arrivare al risultato finale. Il mio rapporto con le lingue è
istintivo. Leggo in inglese (imparato da piccolo) e ora anche in spagnolo. Insegnando il
francese agli stranieri, ho sviluppato un ascolto degli accenti e delle difficoltà linguistiche
altrui. Credo che tutto questo finisca in un modo o nell’altro in poesia, per osmosi. Mi è stato
detto che la mia non somiglia alla lirica francese; altri hanno detto che non somiglia neanche
tanto alla tradizione della poesia italiana.


samedi nous aurons l’armée
pour le maintien de la sagesse
des réserves anti-terrorisme
des jeunes non formés à cet effet
et qui hier encore nous servaient
mais ils pourraient ouvrir le feu
si provoqués ou en péril
voici la femme au sein troué
prête au retour dans la tranchée
car elle sait avoir raison
et ne craint rien mais quelle horreur
ce dispositif s’exclame-t-elle

quand il suffirait de rétablir
l’impôt sur les richesses la hausse
du salaire minimum c’est tout
nous ferions retour à nos terres
un peu de justice dans la poche
tandis que nous contons nos morts
depuis le début de ce conflit
et savons que vous n’en avez pas
puisque le monopole des armes
et de la brutalité vous sied
alors je reviendrai mon mari
aussi samedi nous marcherons
au milieu de tout ce jaune
je me suis maintenant réveillée
si on attaque un ministère
ou l’on y introduit une bombe
oh non je ne serai pas surprise
vous disposez de fusils d’assaut
de grenades anti-émeute
outre une poudre paralysante
d’hélicoptères et de soldats
moi je ne peux nourrir ma mère
ni l’envoyer là où je trime
dans nos centres inopérants
on déprécie les vieilles personnes
par conséquent qu’aurais-je à perdre
ainsi parla la femme blessée

Nella prima sezione “Spettri” lei ha parlato di “Una poesia per Magrelli”, potrebbe dirci
cosa l’ha spinta a scriverla?


E’ una poesia che mi tornava nelle orecchie da anni. Alla fine ho solo trovato il momento
giusto per metabolizzarla e adattarla al nostro contesto di oggi, tra iper-informazione e
dipendenza dai media (specie quelli telematici), fino alla nausea, alla patologia. Credo che ci
si possa ammalare di cronaca, come di qualsiasi sostanza tossica, specie se il consumo diventa
inconsapevole. Le notizie arrivano anche se non vogliamo leggerle. Ovviamente io non posso
non informarmi. Ma tutto sta nel limite che si pone al flusso dei dati e delle interpretazioni.


Nel giugno 2019 ha pubblicato per il blog “Le parole e le cose” un testo dal titolo “Poema
della fame” (testo ispirato ai gilet gialli); da poeta cosa si sente di esprimere, invece, in
merito a questa guerra? 

Non mi sento di esprimere niente. Questo non significa che non abbia sentimenti o
considerazione sulla cosa. Ma come dicevo nella precedente risposta, si fa presto ad
aggiungere nuove informazioni e parole tossiche, suscitando altre parole, ulteriori commenti
che lasciano il tempo che trovano. Bisognerebbe solo fare qualcosa, alla portata del singolo,
con l’occasione giusta. Vede, per dirla tutta, forse non riuscirei più a scrivere “Poema della
fame” o qualcosa dello stesso genere. Ho accettato invece di riscrivere due poesie del
Novecento, una russa e una ucraina, per un libro di traduttologia. Questa non è un’opinione
e tanto meno una vera azione, utile, determinante e necessaria.


“Sogni e risvegli” è diviso in sei sezioni. “Spettri” con una apertura alla riflessione storico- politica e il riferimento a Magrelli; “Nascita e contemplazione” con l’amore disinteressato che il padre pone in una figlia, in questo caso lei cita sua figlia Arielle a cui è dedicata la raccolta; “Cronache di una infanzia rurale” con dei testi sull’Egitto e sulla sua infanzia; “Quaderno messicano” con lo spunto di un viaggio in Messico per una riflessione politica e sociale; “Poema della fame”, “Un’altra via” con in chiusura un testo in rimando alla pratica zen. Quanto di questa sua ultima raccolta è percorribile nella sua produzione precedente?


Premesso che l’idea di prestare a mia figlia la voce narrante della seconda sezione è del tutto
nuova e che riposa sulla finzione, direi che la componente politica e storica appare nel libro
precedente, La collaborazione (Marcos y Marcos, 2018), ma già erano presenti degli elementi
legati alla cronaca sociale nel mio primo libro (in una ballata sul mondo del lavoro) e appunto
in Entrare nel vuoto (Con-fine, 2011) vi era un immaginario legato al mondo orientale, alla
spiritualità buddista, nella sua versione theravada (degli antichi) e zen. Poi l’altra
consuetudine è di inserire poesie di viaggio. Ve ne sono infatti in ciascun libro. Nel secondo,
per esempio (La cura, Fermenti, 2015) c’è una lunga poesia su Barcellona e un’altra su Lille.
Spesso le poesie hanno per titolo nomi di città. Questa del Messico è la prima occasione in cui
tento una serie monografica, visto che è un paese dove sono tornato più volte. Essendo pieno
di contrasti e paradossi, non può che nutrire la poesia, come in genere tutti i paesi del Sud del
Mondo, dove si rimane a bocca aperta per bellezza e lo sconcerto di fronte allo scempio
dell’organizzazione sociale.

News Reporter
Sabatina Napolitano è nata a La Maddalena (SS) il 14 maggio del 1989. Ha pubblicato sette libri di poesia. Origami è il suo primo romanzo. Recensisce, collabora e intervista autori di poesia, narrativa e saggistica ed è una studiosa dell’opera di Nabokov.
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