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Un romanzo di circa cento pagine, “Oltrepassare” (A&B edizioni) di Martino Ciano che insegna ad amare, con quale profumo e in quale dimensione. Sì sembra strano che inquadri il libro di Ciano in una tematica amorosa, probabilmente i binari non sembrano quelli. E invece si tratta anche di uno stupendo libro sull’amore. 

C’è un tipo d’amore che va oltre il potere e non conosce alternative se non la passionalità. Ma la passione è solo l’intensità erotica che si estrapola nell’atto sessuale? È quel dedicarsi alle cose con fuoco, con rabbia? Che significa passione? Ci sono delle possibilità che si liberano dal quaderno verde di Emma. Un oggetto come tanti, agli occhi degli altri, ma che diventa un oggetto fatato come il proiettile che amava il nonno. Un romanzo che parte quindi da due oggetti chiave: un proiettile e un quaderno verde. Guerra e amore in un ballo di addio. Il mito doloroso e beffardo che aleggia in queste pagine è un mito sulla salvezza e sulla memoria. In un quotidiano dove tutti sono pagliacci, tutti collusi e anche l’amore non può più essere nostalgico, il mito doloroso è un mito di paradossi e possibilità. Ma allora che cosa è l’amore? Maternità? Violenza?

Senza baratro la passione è solo una spiritosa vendetta senza solennità, senza profondità. Allora non basta invocare lo spirito “Maranathà” come si dice, spesso nel romanzo. Se uno spirito esiste, se esiste uno stesso Signore a piegare la storia nel bene partendo dal singolo, allora l’incontro con l’amore è un incontro sofferto, ma non tragico. Dolce, ma non vendicativo. 

Si deve essere allenati alla filosofia per salvarsi così come è necessario adagiare e mettere da parte la guerra, per amare. 

L’uomo non è marziano, è una assurdità, uno stupido luogo comune. Così come la guerra è una assurdità. 

Per amare non è necessario lottare, ma si può essere erotici e passionali cercando di non sottomettere l’altro, cercando di avvolgerlo, di essere incanto. 

Ma se nel buio e nella notte dell’anima non c’è un percorso segnato dagli amici a scegliere definitivamente e una volta per tutte il vero bene, quanto ancora si metterà la guerra e l’opposizione al posto della vita dell’anima e del futuro? Il vero bene che cosa è? Si tratta probabilmente anzi quasi sicuramente, di un gusto dell’anima. 

Di una abitudine regale a cercare segni che vengono come da un silenzio sottile, che fugge il silenzio della materia, che fugge gli enigmi e quello che ci fa soffrire e mette sangue, ossa, anima, identità nel tempo. Come se le ferite non esistessero in realtà e non fossero mai esistite, perché la mente le annulla, l’anima le annulla, come se l’amore di un uomo fosse così grande che la vita sembra una gita con una moglie. 

Le allergie per gli accaparramenti così come le guerre sono corpi distanti, che si dimenticano. Solo il flusso libero di una anima saggia, di un amico con una mente prodigiosa può salvarti. In questa recita segreta il flusso libero di Ciano è la voce di saggisti, la voce di persone altre, è una porta verso la salvezza. Quella porta che non è costellata di addii (come nel passato, terminato, concluso) ma è la mazurka nostalgica e la tarantella calabrese sul futuro dell’Italia, dell’Europa e del mondo. Perciò quando leggo Martino mi sento di fuggire da quello che mi salva, ma poi ritorno e ci sono dentro, come una figlia, come una umile donna. Un mistero prodigioso sta nei nostri destini, e si sprigiona sì grazie all’alchimia che portiamo nel sangue. 

Si tratta di un libro profondo, a volte in un modo smisurato, quasi trascendente e perciò vero. Si tratta di un libro come uno stallo tra la dimensione terrena e quella altra, nel mezzo c’è lo sviluppo delle volontà. E quindi tutte le possibilità scritte da una mente sapiente. Un varco attraversato con la pallottola del nonno, una terra, la Calabria che ha il ruolo di essere terra di raccoglimento e iniziativa, terra attraversata dal mito. 

E se quindi abbiamo bisogno di associare una forza, una porta, per la vita dell’anima. Se quindi abbiamo bisogno di una mano, in questo spirito del faber sperimentiamo quella grande costruzione che dio chiama “la salvezza”, che dio chiama “figli”, “successo”.

News Reporter
Sabatina Napolitano è nata a La Maddalena (SS) il 14 maggio del 1989. Ha pubblicato sette libri di poesia. Origami è il suo primo romanzo. Recensisce, collabora e intervista autori di poesia, narrativa e saggistica ed è una studiosa dell’opera di Nabokov.

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