In libreria per Tralerighe libri la storia dimenticata del 1929: quando le donne di Casalino di Ligonchio sfidarono il fascismo e le grandi società idroelettriche per difendere l’acqua pubblica.

Una “Fontamara” nell’Appennino reggiano: la rivolta delle donne del Rio Samagna ricostruita da Esterina Fioroni e Normanna Albertini
In libreria per Tralerighe libri la storia dimenticata del 1929: quando le donne di Casalino di Ligonchio sfidarono il fascismo e le grandi società idroelettriche per difendere l’acqua pubblica.
LIGONCHIO (RE) – C’è una storia, rimasta per quasi un secolo sepolta tra le pieghe della memoria orale e i fascicoli polverosi di un tribunale, che oggi torna alla luce con la forza di un saggio neorealista. È la storia di una rivolta tutta al femminile, avvenuta nel cuore dell’inverno del 1929 a Casalino di Ligonchio. A raccontarla è il nuovo libro “La lotta per l’acqua delle donne del Rio Samagna” (Tralerighe libri, novembre 2025) , scritto a quattro mani da Esterina Fioroni e Normanna Albertini.
Siamo nell’Appennino reggiano, in un’epoca in cui il regime fascista è nel pieno del suo consolidamento e l’industrializzazione preme sulle risorse naturali della montagna. La Società Idroelettrica dell’Ozola ha ottenuto i permessi per captare le acque del Rio Samagna, convogliandole verso la centrale di Predare. Per la piccola comunità di Casalino, quel torrente non è solo una risorsa: è la vita. Serve per i mulini, per abbeverare il bestiame, per lavare i panni, per gli usi domestici.
Approfittando dell’assenza degli uomini, emigrati stagionalmente in Maremma o all’Elba per lavoro, le autorità pensano di avere via libera. Ma non hanno fatto i conti con le donne. Guidate da figure carismatiche come la Minghina la Rosa e Angelica Sacchini, le donne del paese organizzano una resistenza che ha dell’incredibile.
Il 30 dicembre 1928, quando i carabinieri e i militi fascisti salgono al cantiere per forzare il blocco, si trovano di fronte un muro umano. Armate di bastoni, sassi e della sola forza della disperazione, le donne affrontano la forza pubblica. Ne nasce un tafferuglio violento: Lucia Prosperi, incinta, cade nelle acque gelide del canale (morirà poche settimane dopo), mentre altre vengono caricate sulle camionette e portate via.
Il libro ricostruisce minuziosamente non solo gli eventi di quei giorni, ma anche il successivo processo che vide alla sbarra ben ventisei donne, accusate di violenza e resistenza a pubblico ufficiale. “Una memoria scomoda” – si legge nella prefazione – “costruita e tramandata da donne che proprio durante il fascismo della prim’ora avevano deciso di sfidare la proprietà della Centrale, le autorità locali, la milizia, per difendere insieme gli usi civici”.
Esterina Fioroni ha compiuto un lavoro certosino di trascrizione della sentenza originale del 1929, incrociandola con le testimonianze orali raccolte nel corso dei decenni. Tra queste spicca la voce straordinaria di Onelia Castiglioni, classe 1924, oggi ultracentenaria, che all’epoca era una bambina di quattro anni e ricorda ancora la madre portata via dai carabinieri e il ritorno a casa con una bambola di pezza.
L’opera di Fioroni e Albertini non è solo un tributo alla storia locale. Come sottolinea il Sindacato Pensionati Spi Cgil che ha sostenuto il progetto, si tratta di una vicenda “di una modernità sconcertante”. Il tema dell’acqua come bene comune, la lotta delle comunità periferiche contro lo sfruttamento delle risorse e il protagonismo femminile in un contesto patriarcale rendono queste pagine estremamente attuali.
Le autrici ci restituiscono il ritratto vivido di una società contadina poverissima ma dignitosa, dove le donne, definite dal regime fascista di “indiscutibile minore intelligenza”, dimostrarono invece una capacità politica e organizzativa sorprendente. “L’acqua è vita. E giustizia”, scrive Normanna Albertini nelle note conclusive, collegando la battaglia delle donne di Casalino alle lotte odierne per il diritto all’acqua nel mondo.
Il volume, arricchito da un’appendice fotografica e genealogica, è un documento prezioso che restituisce voce a chi, per quasi un secolo, è rimasto in silenzio. Quelle donne furono condannate, ma la loro resistenza costrinse la società elettrica a costruire fontane e lavatoi che ancora oggi esistono. Una vittoria pagata a caro prezzo, che meritava di essere raccontata.
Titolo: La lotta per l’acqua delle donne del Rio Samagna
Autrici: Esterina Fioroni e Normanna Albertini
Editore: Tralerighe libri
Pagine: 232
ISBN: 978-88-3287-443-3
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