
Il Festival del Romance Italiano (FRI) che si è tenuto il 7 marzo a Milano ha dimostrato come negli ultimi anni il genere stia vivendo una nuova stagione di popolarità.
A lungo considerato marginale dalla critica, è tornato infatti al centro del mercato editoriale, spinto dal passaparola sui social, dalle community di lettori e da un pubblico sempre più vasto.
Il successo di autrici italiane e internazionali attesta che le storie d’amore continuano a esercitare un forte potere narrativo, capace di intercettare desideri, inquietudini e bisogni emotivi del presente. In questo contesto, il romanzo rosa non appare più soltanto come letteratura d’evasione, ma come uno specchio delle trasformazioni culturali e sentimentali della società contemporanea. Ne parliamo con la scrittrice Manuela Chiarottino, esperta in materia.
Manuela, perché il romanzo rosa è stato a lungo considerato un genere “minore” dalla critica letteraria, nonostante il suo enorme successo tra i lettori?
Per molto tempo il romance è stato guardato con una certa diffidenza dalla critica, soprattutto perché associato alla letteratura di consumo e a un pubblico prevalentemente femminile. Questo ha contribuito a creare un pregiudizio culturale che ha portato a considerarlo un genere “minore”, nonostante la sua straordinaria capacità di raggiungere milioni di lettrici.
In realtà il romance ha sempre svolto una funzione narrativa molto importante: raccontare le relazioni umane, i sentimenti, i conflitti interiori. Temi che sono centrali nella letteratura di ogni epoca. Oggi si sta finalmente riconoscendo che il successo popolare non è necessariamente in contrasto con il valore culturale. Il romance intercetta desideri, paure, trasformazioni sociali e lo fa con una forza emotiva che spesso altre narrazioni non riescono ad avere.
Quali sono le principali differenze tra il romance tradizionale e quello contemporaneo che sta conquistando nuovi lettori? Inoltre, il romance contemporaneo racconta ancora solo storie d’amore o sta diventando uno strumento per affrontare temi sociali, psicologici e identitari?
Il romance tradizionale era spesso costruito attorno a schemi narrativi abbastanza definiti: una storia d’amore centrale, due protagonisti che affrontano ostacoli e, alla fine, un lieto fine che suggella il loro percorso. Questo impianto esiste ancora ed è uno degli elementi che i lettori amano del genere. Il romance contemporaneo, però, si è ampliato molto. Oggi le storie d’amore sono spesso intrecciate con temi più complessi, come la crescita personale, le dinamiche familiari e lavorative, relazioni problematiche o tossiche e seconde possibilità. L’amore resta sempre il cuore della narrazione, ma diventa anche il punto di partenza per esplorare il mondo interiore dei personaggi e le sfide della società contemporanea. È proprio questa evoluzione che ha reso il genere più vicino alla sensibilità delle nuove generazioni, che cercano storie emozionanti ma anche rappresentative della realtà.
Quanto hanno inciso i social media, in particolare BookTok, nella rinascita commerciale e culturale del romance?
I social hanno avuto un impatto enorme. Piattaforme come BookTok, Bookstagram o le community di lettori online hanno cambiato completamente il modo in cui i libri vengono scoperti e condivisi. Nel caso del romance questo effetto è stato ancora più evidente perché si tratta di un genere che si presta molto bene alla condivisione emotiva. Un video o una recensione possono far scoprire un libro a migliaia di persone in poche ore. Inoltre, i social hanno creato una vera comunità di appassionati, dove autori, lettori e blogger dialogano direttamente. Questo ha dato grande visibilità anche alle autrici italiane.
Il grande successo del romance indica un cambiamento nei gusti dei lettori o riflette soprattutto strategie editoriali e di marketing?
Credo che sia il risultato di entrambe le cose. Da una parte c’è sicuramente un lavoro editoriale più consapevole: le case editrici hanno capito che il romance è un genere centrale e stanno investendo molto in nuove collane e nella promozione. Dall’altra parte, però, c’è un cambiamento reale nei gusti dei lettori. Dopo anni in cui dominavano soprattutto thriller e narrativa distopica, si stanno cercando storie più emotive, relazionali e il romance riesce a rispondere a questa esigenza.
Secondo te il successo del romance è destinato a durare oppure rischia di essere una moda editoriale legata soprattutto ai social?
Non credo sia una moda passeggera. Le storie d’amore sono una delle forme narrative più antiche e universali della letteratura. Quello che cambia nel tempo è il modo in cui vengono raccontate. Il romance si sta evolvendo continuamente: si mescola con altri generi, esplora nuove tematiche e intercetta sensibilità diverse. I social sicuramente hanno accelerato la sua diffusione, ma non sono la causa del suo successo, sono uno strumento che lo ha reso più visibile.
