Mentre si legge la storia che si dipana poco per volta davanti ai nostri occhi, le emozioni che entrano dentro sono tante e molto diverse tra loro. Si prova compassione, ma anche odio, empatia e al tempo stesso disgusto, soddisfazione per la giustizia che sembra aver fatto il suo corso al termine della vicenda biografica del protagonista; ma poi ripensando al tutto sorge un senso di impotenza di fronte al caso, che può all’improvviso scompaginare il corso degli eventi.
Non saprei come definire questo romanzo, dove il male è presente dall’inizio alla fine, palesandosi sotto le forme della più sincera affettuosità, amicizia, disponibilità ad ascoltare gli altri. Ed è ciò che spiazza. Non sapere riconoscere il male, scambiarlo per altruismo e amore disinteressato. Tra i personaggi creati da Buscaglia, chi sa nascondere i propri pensieri malvagi e vendicativi dietro paraventi di ipocrisia alla fine sopravvive. Chi invece è sincero e senza sospetti soccombe, ucciso dalla propria incapacità a saper riconoscere il male dietro le azioni di chi dice di volere il bene del prossimo.
Violenze sessuali, inganni, amori non corrisposti, invidie, gelosie, ambizioni personali, sono tanti i risvolti dell’agire umano che si diramano dentro le pieghe di L.E.I.. Tutto rimanda all’estrema illusione che dall’alba dei tempi domina la storia umana: il desiderio di possedere il Potere su tutto e su tutti, di essere in grado di decidere e guidare i fili che muovono e fanno andare avanti il mondo. Essere Dio senza avere bisogno di Lui.
Un libro da leggere con la consapevolezza che, arrivati all’ultima pagina, ci si sentirà spinti a mettersi di fronte a uno specchio per guardarsi dentro, con qualche sicurezza in meno e parecchi dubbi in più sulla vera natura umana.
