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Nata a Messina nel 1958, vive a Siracusa, città che ha accompagnato il suo percorso professionale e la sua vocazione artistica. Dopo oltre quarant’anni di servizio presso il Ministero della Giustizia, è recentemente andata in pensione, dedicando con rinnovata energia alla scrittura una passione coltivata con costanza per decenni. La sua produzione poetica si articola in tre sillogi fondamentali: I sentieri del cuore, Fra le pagine della mia vita e Nei battiti del tempo (pubblicato nel marzo 2023). Attraverso queste opere, Maugeri indaga con sensibilità le pieghe dell’interiorità umana, il fluire del tempo, la spiritualità, l’amore e la resilienza, restituendo alla poesia una voce intima e al contempo universale. La sua presenza letteraria è inoltre documentata in numerose antologie curate in occasione dei concorsi a cui partecipa, a partire dal 2002. Il suo cammino è costellato di riconoscimenti che ne testimoniano la crescita e la maturità artistica. Già agli esordi si distingue con il 4° posto ex aequo al Concorso Letterario Internazionale “Giovanni Gronchi” (2002) e con il Premio Speciale a “Firenze Capitale d’Europa” (2003). Negli anni successivi consolidano il suo prestigio i premi per la poesia edita a Fucecchio (2004) e “Spazio Donna” di Striano (2005), nonché il 1° posto al Concorso “Alcantara – Al Qantarah” di Taormina (2006) con la lirica Il coraggio di un fiore. La fase matura della sua attività è segnata da traguardi di rilievo: il 2° posto al Concorso Internazionale Dostoevskij – Aletti Editore (2021), i primi premi nei concorsi “Padre Pino Puglisi” e “S. Antonio Abate – Clara Russo” (2024) per la sezione poesia religiosa, e il Premio della Presidenza al Concorso di Cefalù (2024) per Villa Rosa. Nel 2025 ottiene il Diploma d’Onore al Concorso “Poesie d’Amore” di Torino e il Premio della Giuria a “La Perla del Tirreno” per la poesia in vernacolo. L’edizione 2026 dello stesso concorso le tributa una prestigiosa tripletta: Premio della Presidenza per la poesia religiosa (Controvento), Premio della Giuria per la videopoesia (Il coraggio di un fiore) e Premio della Critica per la silloge Nei battiti del tempo. Il suo contributo alla cultura poetica contemporanea è stato ufficialmente riconosciuto nel marzo 2026 con il certificato di Enciclopedicità Poetica rilasciato da WikiPoesia, piattaforma di cui è accreditata dall’agosto 2023. Da settembre dello stesso anno fa parte della Repubblica dei Poeti, realtà che valorizza e promuove la voce dei letterati nel panorama culturale italiano. Tra impegno civile, introspezione lirica e una costante ricerca della bellezza nella parola, Giusy Maugeri continua a offrire alla poesia contemporanea un’impronta autentica, radicata nella memoria e aperta al dialogo con il presente.

Poesia per limpide metafore e per immagini descritte o evocate, che dipingono pensieri, riflessioni, contenuti a volte disattesi dalla cultura poetica contemporanea.
La dedica del volume, del resto, è chiara: a tutti coloro che sanno ancora alzare lo sguardo verso l’alto. L’assoluta padronanza lessicale, la musicalità del linguaggio e il ritmo mutevole delle composizioni rivelano l’umiltà dell’autrice rispetto alla grandezza della natura e degli stessi sentimenti che l’ avvolgono e ne avvolgono il verso che spazia tra cuore e mente, ritmato come le piccole onde del mare calmo che in ininterrotta sequenza baciano la spiaggia “.
Non vi è nulla di forzato, neanche quando inizia il racconto di sé, della sua vita quasi un sacrificio nobilitato dalla croce cristiana, dalle aspettative disilluse e desiderate ancora, tra nostalgie, ricordi e pulsioni d’amore, con l’anima della madre terra, pronta a cavalcare arcobaleni per non correre il rischio di rimanere un monumento marmoreo senza sentimenti.
Dunque la vita, coniugata in tutte le espressioni verbali, declinata in tutti i casi delle esperienze, rappresentata in tutto il godimento di una spettacolare vitalità della natura e di una speranza fondante di giorno in giorno.
Confessioni d’amore, “petali di luna/ i nostri sguardi/ intrecciati in un timido abbraccio/ corolle appena dischiuse/ al vento caldo dell’amore/ le nostre labbra/ così lontane/ così vicine…/ Rimangono solo profumi/ aspersi/ fra boccioli di parole”, amore che non è più passione, bensì timido bacio tra parole che attendono di sbocciare. “Solo per amore scrivo/ e abbraccio il vento dei ricordi/ anche se amari”.
Pur fra rimpianti, nostalgie, ricordi e tenerezze, si percepisce là in fondo la speranza di un cammino verso l’Amore Infinito, mentre il rifugiarsi tra le braccia della poesia consente all’autrice di rubare incanti, magie, profumi, sorrisi di bimbi e tramonti infuocati, le consente di stupirsi della bellezza dei colori e dei suoni della natura anche vivendo il limite della soffocante quotidianità, di casa e di lavoro, fatta di quadrati d’azzurro e “solo fogli di carta/ inchiostro per timbri/ sulle umane passioni”.
È l’aspirazione ad uscire dalla gabbia del corpo, del limite, del tempo e riprendersi la libertà, lei che dipinge il suo autoritratto poetico/esistenziale in “Io sono”, una poesia delicatissima che inconsapevolmente è titolata con il nome del Dio di Abramo (IAHVE=Io sono), in cui esprime lo splendore dei colori e dei suoni degli elementi della natura, del tempo e delle stagioni, la vita del pianto di un bimbo e della tenerezza di un pulcino appena uscito dal suo uovo.
E per tutto il libro fa da sfondo sempre un inarrestabile desiderio di pace e d’amore, un’attesa infinita, assillata dal tempo, che culla il desiderio stesso: “Sussurrami adesso una parola d’amore/ non attendere l’alba di un altro giorno/ né un’occasione migliore/ l’attimo fugge e non torna mai più”.
Recensione: C’è un modo particolare in cui certe poesie ti entrano dentro come una brezza da una finestra socchiusa d’estate, lasciandoti un segno leggero non se ne va più. Leggendo “Nei battiti del tempo” di Giusy Maugeri mi è capitato questo. È un libro che ti sta accanto, ti versa un caffè, e ti parla di cose che tutti conosciamo ma che, presi dalla corsa, ci siamo abituati a ignorare. Se provi a leggere queste pagine a voce alta, ti accorgi subito che non seguono la metrica rigida della tradizione. Respirano. Hanno il passo di chi cammina piano, si ferma, guarda, riprende. È un ritmo che assomiglia a quel mare che lei conosce bene, che non ha fretta e non si ferma mai. Le pause contano quanto le parole. Spesso un verso si spezza a metà, come un sospiro trattenuto a mezz’aria. E in quel vuoto, ci sei tu. Ci metti il tuo vissuto, il tuo silenzio, la tua fatica di tenere il passo. Giusy non ha bisogno di aggettivi barocchi per farci sentire il peso di un giorno che scivola via. Usa l’essenziale. Il vento che “porta un canto antico”, il tempo che è “prepotente assassino di giorni”, il corpo che diventa “gabbia” ma resta “miracolo d’amore”. Prende immagini che ci appartengono – una conchiglia, una foglia secca, il sole che sorge su una città che corre senza nemmeno voltarsi – e le gira fino a farci vedere l’osso delle cose. Quando scrive che i poeti sono ladri, non fa un gioco di parole. Fa una confessione. Ammette che scrivere è un modo per rubare un istante di bellezza e stringerlo tra le dita, sapendo che prima o poi sfuggirà. Non cerca effetti speciali. La sua forza sta in quelle ripetizioni che diventano mantra: “Solo per amore…”, “Lasciatemi…”, “Sarò per te…”. Sono ancore. Ti tengono a galla quando il testo scivola verso il dolore, la nostalgia, la vecchiaia che bussa. Usa domande che non aspettano risposta, perché la risposta ce l’abbiamo già in tasca. E quando parla della morte, non la dipinge come un mostro o una fine senza appello. È una dama che accompagna, un confine, una porta che si apre. C’è una quiete strana, quasi scomoda per un’epoca che corre, ma vera, come il sale che resta sulle labbra dopo una nuotata. Chi è Giusy Maugeri, in queste pagine? Non è la poetessa tormentata né la veggente distaccata. È una donna che ha vissuto, che ha visto il tempo passare, che ha perso, che ha amato, che si è ritirata dal rumore per imparare ad ascoltare. La sua poesia cerca di non perdere l’anima mentre il mondo va avanti. C’è una maturità che sa di carne vissuta, di notti insonni, di sguardi fissati su un orizzonte che cambia colore. Accetta il brullo, la neve che imbianca i capelli, le promesse che il tempo non mantiene. E proprio per questo, non è rassegnata. È libera. Se cerchi citazioni colte o rimandi espliciti, non li troverai. Ma se hai frequentato il Novecento italiano, sentirai l’eco di una certa linea lirica che sapeva piegare il quotidiano verso l’assoluto. C’è un po’ di quel Montale che cercava il divino nel dettaglio, c’è la stessa urgenza di una Merini che trasformava il dolore in preghiera, ma con una luce tutta mediterranea, siciliana, che sa di terra bagnata e di sale. Non imita nessuno. Parla con la sua voce. E quella voce, oggi, ha un peso specifico raro. Ho chiuso il libro e sono rimasto lì, senza fretta di alzarmi. Perché “Nei battiti del tempo” ti insegna a guardare il sole che sorge anche quando sei stanco morto, a riconoscere che ogni attimo, anche il più grigio, è un pezzo di strada già camminato. È poesia da tenere in tasca, da tirare fuori quando il mondo fa troppo rumore. E forse, in fondo, è esattamente quello che ci serve adesso. Non urla più forti. È nel respiro che ti ritrovi.
