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Dorothy Porter
  1. Dorothy Porter: cenni biografici e critici

Dorothy Porter (26 marzo 1954 – 10 dicembre 2008) è indubbiamente una tra le più celebri e lette poetesse contemporanee, conosciuta tanto in Australia, il suo continente natio, quanto nel resto del mondo.

Crebbe a Sydney e nelle Blue Mountains, si trasferì successivamente a Melbourne negli anni ’90. Si laureò in Inglese e Storia, si specializzò poi in Scienze della Formazione e lavorò come insegnante di scrittura creativa nelle scuole, prigioni e laboratori della comunità. Morì di cancro al seno, a soli 54 anni.

Nel corso della sua attività di scrittrice produsse e pubblicò otto raccolte poetiche, due romanzi per ragazzi, due libretti per opera rappresentati a Melbourne, Sydney e Londra, una collezione di testi per canzoni e cinque romanzi in versi. Questi ultimi decretarono il suo successo e le consentirono di ottenere numerosi riconoscimenti letterari, tra cui The Age Book of the Year Award ed il National Book Council Award per il suo più celebre romanzo in versi intitolato The Monkey’s Mask (La Maschera di Scimmia) ed il FAW Christopher Brennan Award nel 2001; si classificò inoltre come finalista al Melbourne Prize per la letteratura nel 2006. La Maschera di Scimmia, scritta nel 1994, è divenuta un classico della letteratura australiana moderna; si tratta di un romanzo poliziesco composto in forma poetica, con uno stile decisamente innovativo, colmo di versi graffianti, densi, maledetti e deliranti; un thriller appassionante, denso di mistero, ambiguità e menzogna.

La sua produzione spazia tra i più svariati generi letterari, nonostante il grande successo sia stato raggiunto grazie ai romanzi in versi, che hanno contribuito ad estendere e rinnovare la forma poetica delle tendenze letterarie australiane del periodo, spalancando il mondo della poesia ad un nuovo e più ampio pubblico di lettori: centrale nel suo scrivere è il desiderio di essere letta e compresa, riportando così la fruibilità poetica ad un pubblico popolare, ordinario, come fece Dante molti secoli prima scegliendo di utilizzare la lingua volgare.

Le opere della Porter combinano essenzialmente la lucida registrazione del quotidiano con la lettura profonda dei classici che l’hanno preceduta (tra cui Omero, Dante e Brecht) e dei miti, ed accompagnano i lettori in un viaggio sensualmente ed intellettualmente stimolante attraverso il superamento dei confini tra i generi letterari, offrendo loro nel dettaglio gli elementi del quotidiano, anche i più intimi, senza tralasciare le risonanze mitologiche che stanno alla base dell’interpretazione del mondo in chiave letteraria.

Dorothy Porter propone un linguaggio essenziale, astuto ed arguto che stimola e al contempo destabilizza, mentre esamina una vasta gamma di potenzialità umane e ciò di cui l’uomo è capace: poesia volta a rapire l’intelletto servendosi di un’energia selvaggia, primordiale, erotica.

L’intento di Porter è quello di rendere la poesia popolare, comunicativa e aperta, caricandola di grande forza e lucidità. “Lucido” è il termine che la poetessa adora sopra ogni altro, parola che, secondo quanto lei afferma, forma un tutt’uno con la lingua che la pronuncia o con la mano che la trascrive; un termine pieno di luce, di potenzialità, chiaro, illuminato, splendente, trasparente e razionale, che conduce alla percezione ed alla comprensione, che si serve di un linguaggio amorevole e ricercato, trafitto dalla luce, da un’illuminazione. Non la lucidità quindi di un poetare docile mentre si osserva il mondo accadere attraverso il vetro, ma la lucidità che si esprime attraverso una lingua di fuoco e che scaturisce dal senso dell’urgenza, dalla disperazione.

La narrativa in versi della Porter unisce la carica simbolica della poesia con la sua grande capacità di caratterizzazione attraverso dialoghi potenti e dinamici, con la massima attenzione allo sviluppo della trama. La sua opera di maggior successo, The Monkey’s Mask, fu adattata per il palcoscenico, la radio ed il cinema; fu inoltre ampiamente tradotta e pubblicata a livello internazionale, portando così la poetessa alla fama. Uno dei suoi più recenti romanzi in versi, Wild Surmise (Congettura Irragionevole), che presenta un intreccio tra scienza, poesia e relazioni umane, è senza alcun dubbio un chiaro testamento delle grandi abilità della Porter sia come poetessa che come narratrice. Poesia lucida, accessibile ed emotiva quella della Porter, come un banchetto aperto a tutti, immerso nel sudore, nel sangue e nelle lacrime del vivere contemporaneo.

L’evocazione del concetto di “lucidità” non avviene solo nel suo fare artistico, bensì nella sua stessa esperienza del quotidiano, nelle conversazioni e nella corrispondenza, nell’amicizia.

La Porter presenta un’urgenza, un’energia instancabile, una passione intensa per la vita quanto per la parola, un ottimismo e una creatività talmente grandi da far sembrare ogni cosa possibile. Nelle sue opere si è assunta dei rischi, in qualità di promotrice della “popolarizzazione” del romanzo in versi australiano e della poesia più in generale. La chiave che i suoi versi ci offrono è la comunicazione: la sua poesia parla a chiunque, rivelando le passioni e le paure più comuni degli essere umani, navigando per le regioni più oscure di cuore e mente, senza temere chiarezza e semplicità.

Poesia infatti come esperienza viscerale che, passando attraverso esperienze di diniego, delusione ed inganno, arriva fino agli impulsi del desiderio, cui attinge la nostra stessa essenza; poesia dell’ottimismo, della natura, del vissuto, del sensuale, dell’esperienziale.

La scomparsa della scrittrice, avvenuta nel dicembre 2008, rappresenta un’enorme perdita per la poesia australiana, che ora sembra essere meno accesa, meno viva e ricca di possibilità rispetto a quando Dorothy la conduceva al di là dell’ambiente sicuro, attraverso la sua brama e la sua gioia, il suo umore infuocato, il suo cuore generoso.

In un’intervista condotta sulla rivista letteraria Cordite il 10 dicembre 2008, giorno della scomparsa della scrittrice, il poeta Peter Minter sottolinea come la poesia della Porter, oltre ad essere chiara e diretta, sia caratterizzata da un linguaggio intenso e condensato; egli ci racconta dell’interesse della Porter per gli haiku giapponesi del grande maestro Matsuo Bashō, una forma poetica breve di sole diciassette sillabe e tre versi che lei stessa utilizza nell’opera La Maschera di Scimmia. Come diceva la stessa Porter, la scrittura ha il compito di essere seduttiva e di attrarre a sé il lettore come fosse un amante.

2. I romanzi in versi e altre opere

Dorothy scrisse in totale cinque romanzi in versi. Il primo fu Akhenaten, scritto nel 1992, che parla della figura dell’antico re egiziano Akhenaten, marito della regina Nefertite, interpretato dalla Porter in chiave contemporanea, personaggio che ha esposto ed esteso i suoi tentacoli colpendo l’immaginazione della scrittrice.

The Monkey’s Mask, un thriller scritto nel 1994, racconta dell’investigatrice Jill, sempre alle prese con donne fatali, quando conosce l’infatuazione ed i pericoli ad essa connessi, mentre si trova sulle tracce di una studentessa scomparsa. L’opera, adattata in cinematografia, riscuote un grande successo.

What a Piece of Work, composto nel 1999, si occupa di uno psichiatra che risulta essere problematico quanto i suoi stessi pazienti, mentre in Wild Surmise del 2002 assistiamo alla storia di un’astronoma entusiasmata in ugual misura dallo studio di una luna del pianeta Giove, Europa, e dall’attrazione verso una collega. I due romanzi rientrano nella rosa dei vincitori al Miles Franklin Award.

Nell’ultimo dei suoi romanzi in versi El Dorado pubblicato nel 2007, Porter ci mostra le vicende di un serial killer bambino, che uccide per amore. L’opera viene premiata al Prime Minister’s Literary Award.

Tra le opere di librettistica rientrano The Ghost Wife e The Eternity Man, tra quelle di narrativa per ragazzi Rookwood (1991) e The Witch Number (1993).

Per quanto riguarda le collezioni poetiche, Dorothy ne diede sette alle stampe, mentre l’ultima fu pubblicata postuma l’anno successivo alla sua morte:

The Little Hoodlum (1975), Bison (1979), The Night Parrot (1984), Driving too Fast (1989), Crete (1996), Other Worlds (2001), Poems January-August 2004, The Bee Hut (2009).

3. Dal saggio letterario On Passion: l’ultima produzione lirica di Dorothy Porter

Il saggio di “critica letteraria e di emozioni” On Passion fu scritto da Dorothy Porter nella sua ultima fase di produzione artistica e pubblicato postumo nell’anno 2010. Due anni più tardi, nel 2012, dalla stazione radiofonica nazionale australiana Abc Radio National fu proposto un podcast sulla vita e le opere della poetessa, il quale raccoglie diversi materiali d’archivio in cui la stessa Dorothy legge le proprie poesie e conversa con l’intervistatrice Margaret Throsby. Letture e commenti aggiuntivi sono forniti dalla compagna della Porter, la scrittrice Andrea Goldsmith, con cui la poetessa visse a Melbourne dal 1993 fino alla morte. Nel programma radiofonico Dorothy, talvolta attraverso la voce della compagna Andrea, racconta del suo amore per il genere della poesia narrativa, la sua passione per le storie, sostenendo che i poeti scrivessero i romanzi prima dei romanzieri stessi e accennando così alla “sesta dimensione” della poesia che pone una vera sfida alla tradizione: la poesia può raccontare, spesso meglio della prosa, dal momento in cui si occupa principalmente di questioni scomode, sotterranee, intime e psicologiche, presentandole in maniera più scottante, ad una temperatura più elevata.

Parlando di sé, Dorothy dice di amare profondamente la lettura, la musica, il mondo naturale, le lunghe uscite nella natura, le persone e gli amici. Nelle sue opere esplora le diverse forme di amore, l’amore erotico, intenso e passionale, l’amore romantico e l’infatuazione, il lato pericoloso dell’amore quale l’innamoramento; il tutto attraverso la sua vivida immaginazione che in lei non aveva limiti e non soffriva di alcuna restrizione. 

Negli anni ’90 iniziò a manifestare un grande interesse per lo spazio e l’infinito che la portò a cimentarsi nello studio delle scoperte di astrofisica. Dotata di un’immaginazione selvaggia, visse la sua vita in pienezza. Viveva le cose più semplici come una festa, con intensità massima, nulla per lei era routine, non una passeggiata nelle natura né l’ascolto di un brano musicale. 

L’ultima sua lirica, che compose il 26 novembre del 2008, pochi giorni prima della sua scomparsa, si intitola View from 417 (Vista dalla 417) e fa riferimento alla stanza d’ospedale in cui si trovava ricoverata per una malattia terminale. Racconta di un crepuscolo che lascia ancora intravedere il blu del cielo, delle decorazioni di un edificio incredibilmente fiammeggiante per una vista goduta da una stanza d’ospedale. Confessa di non essere sicura di dove si stia trovando al momento, ma di essere certa che qualche cosa in lei, nonostante tutto, non riesca a credere alla sua fortuna. (“I’m not sure where I am/something in me, despite everything,/can’t believe my luck”)

4. Un viaggio attraverso le opere di Dorothy Porter: le poesie d’amore

Nella poesia Untitled, dalla raccolta The Night Parrot pubblicata nel 1984, si nota il percorrere denso e lucido della scrittrice attraverso gli elementi naturali; qui ella si inabissa con l’immaginazione nel fondo oceanico dove osserva la radice di mandragola crescere selvaggia, dove ode il tambureggiare delle acque profonde nelle valvole del suo cuore, dove inspira l’odore pungente della pianta sotto un miglio oscuro di acque salate. D’un tratto comprende che l’amore è l’unica cosa in grado di darle un perfetto senso di direzione, essere negli occhi dell’amata resta l’unica sua certezza, il solo suo punto di riferimento: “When you love me/my sense of direction is perfect”.

La poesia The Amulet, dalla raccolta Driving Too Fast del 1989, si apre con un interrogativo: può  l’amore essere tanto spietato quanto la morte? Dorothy osserva l’amata che le giace accanto col capo sul suo grembo, ne traccia i contorni del viso, sente il caldo della sua pelle, ne studia i dettagli, vorrebbe fosse esclusivamente sua. Ma subito comprende che esse non si appartengono, che l’essere umano non è in grado di possedere neppure se stesso. Che tutto ci è dato in prestito ed è così inaffidabile in questo mondo di color zaffiro. Si stupisce del fatto che un amore tanto forte e penetrante non sia in grado di far nascere quella forza in grado di spazzar via la morte. Tuttavia la vicinanza delle loro bocche nel silenzio, il pulsare dei loro cuori, la trasportano nella “laguna paradisiaca del tempo presente”, dove le loro vite nuotano intrecciate immergendosi nel loro reciproco sangue: “I am in a paradise lagoon/of the present tense/my life swims with your life/we dive in each other’s blood”.

Vediamo ora qualche lirica tratta dal romanzo in versi The Monkey’s Mask del 1994. Nella poesia Style Dorothy racconta di quando la detective Jill incontra Diana, la donna da cui si sente follemente attratta, ad un tavolo di un locale, e ci mostra con ironia come Jill in amore non abbia stile (un cuore vestito di pantaloni sportivi rosa sgargiante, un’andatura imponente e goffa) e di come per questo Diana non abbia bisogno di un paio di occhiali per notarla.

Nella lirica che segue, First Move, si narra del loro primo contatto erotico, un erotismo fatto di piccoli gesti, di mani e dita che sfiorano gole e visi, di occhi e profumi, di calore e di labbra; una scena descritta nel dettaglio, nel succedersi delle azioni, uno stile minimo ed essenziale.

In seguito parla della loro prima volta nella poesia First Time, con umorismo ed ironia, mostrando il lato giocoso e complice della scena.

Nella lirica What She Is, Jill sta guidando verso casa all’alba, sotto un cielo di luna piena, risalendo le montagne col cuore che sobbalza. La luna bussa al finestrino e le rivolge la parola, invitandola ad amare Diana, in modo semplice, per ciò che è, credendo nell’amore, oltre ogni calcolo o paura di essere truffata: “just love her/the moon says/stop checking your change/no-one’s ripped you off/just love her/for what she is”.

In un’altra lirica sempre tratta dallo stesso romanzo, intitolata Sex and Poetry, emergono dei punti centrali e molto profondi relativi alla poetica dell’autrice. Qui Dorothy mette a confronto sesso e poesia con immagini estremamente pungenti, chiare e dirette. “Non sapevo che poesia significasse aprire le gambe un momento e aprire la propria tomba il successivo. Non ho mai saputo che la poesia potesse essere tanto appiccicosa quanto il sesso.” (“I never knew poetry/was about/opening your legs/one minute/opening your grave/the next”). Esplorazione degli abissi dell’essere umano dunque, nei suoi meandri più reconditi e segreti. Concetti altrimenti inspiegabili, che soltanto le immagini più istintive e viscerali sanno restituire.

Dalla raccolta Crete del 1996, interessante appare il sonetto Drought sonnet, ispirato a Lorca ed ai suoi sonetti sull’amore cupo. Nelle prime due strofe Dorothy parla di aridità, dell’aridità del suo corpo, dello spirito, dei vestiti, della sua camicia, degli alluci, della gola, estremamente arsi ed assetati, avvizziti e brucianti. Negli ultimi sei versi del sonetto entrano in scena una bocca, quella dell’amata, che generosamente cade sulla sua bocca di sabbia, ed un paio di labbra umide, sempre dell’amata, inseguite miraggio dopo miraggio dalla lingua assetata dell’autrice: “my tongue follows/mirage after mirage/along the wet of your lips”. Immagini forti, seducenti e carnali ad evocare situazioni interiori, il senso di vuoto e morte in mancanza dell’amore.

Ancora dalla stessa raccolta, la poesia Wives dipinge un’ulteriore scena d’amore che vede le due protagoniste nel pieno dell’abbandono e dell’incontro amoroso, mentre ignorano lo squillare del telefono, il mondo che le chiama, che le pretende, che le vuole divise. Ma loro replicano all’unisono di essere mogli, i capelli intrecciati come tralci di more, gridano di essere libere, mentre respirano la stessa aria: “we’re wives, we screamed/tearing roots and scalp/we’re free, we groaned/touching the air where our other had breathed”.

Dall’opera Other Worlds del 2001 mostrerò la lirica Faith, dove Dorothy fa un bilancio della propria esistenza, analizzando se stessa e le proprie esperienze: “Ho vissuto una vita illuminata e soffocata dai sogni”, alle volte esageratamente luminosa ed eccitante, sia da contemplare che da viverci, altre volte così intensa da lasciarmi disorientata e singhiozzante nella notte nera del desiderio e della assurda indifferenza. Tuttavia, la cosa migliore è che il sogno abbia lasciato una patina di immagini miste a ricordi, magari retrostanti, come le zampe di un asino morto gelato che  lei vede spuntare rigide da un deserto arido, altrimenti sereno. Ed esse (le immagini, le zampe) bruciano, saturando il mondo e questa vita, riempiendoli di un immenso, devastante, caotico significato: “they burn and smelt/this world, this life/into Great messy/plundering sense”.

Ecco quindi la centralità del mondo creativo-immaginativo e del sogno per la poetessa australiana: aspetti che, seppur marginali nella vita dell’individuo, invadono e stravolgono, ardono e  impregnano della loro essenza, saccheggiandone e sconvolgendone l’interiorità.

Nella lirica Adultery, tratta dal romanzo in versi Wild Surmise del 2002, la protagonista narra dell’incontro casuale con una vecchia fiamma, Phoebe. La descrive invecchiata; tuttavia i suoi occhi l’attraggono ancora ed il desiderio in lei non tarda a risvegliarsi: “Quali nuovi germi le sue saette accenderanno nel mio suolo sottile e arso?” Poi il suo pensiero corre al marito, il cui nome però non rappresenta l’amuleto in grado di spegnere questa febbre che la agita e la fa stare sulle spine, mentre il suo cuore si spezza e procrea: “this fever/that makes me fret and sweat/while my heart divides/and procreates”. Ed ecco l’espressione del dolore e della sete del desiderio, come mezzi in grado di scatenare una prepotente carica creativa ed artistica, che, come seme, giace nel buio del sottosuolo in attesa di quel raggio di luce e di quel rigolo d’acqua che la facciano germinare, riportando nuovo slancio, vita e gioia di vivere.

E a seguire la poesia Love, sempre tratta dalla medesima opera, in cui la protagonista stringe l’amata tra le braccia rassicurandola. Non si tratta di un gesto di pace, né di generosità di spirito, bensì di amore. Amore che ancora si affossa nel cuore come un granchio avido con gli artigli appoggiati ai fianchi. Amore che resiste, che non ammassa miserie e tradimenti, un amore che, benché colpito a morte nel ventre come accadde a Pushkin, impiega tutta una vita a morire: “Love, like Pushkin,/that gets shot horribly in the guts/and still takes forever to die”.

Nella lirica Haunted, presente in una collezione di testi di canzoni Before Time Could Change Us del 2004, vediamo un fantasma aggirarsi nella vita dell’autrice e scompigliare le acque agitate della sua pace. Uno spirito che sta ancora negoziando con il suo cuore infestato: “Your ghost is still driving/a hard bargain/with my haunted heart”. E lei lo implora di non lasciarla proprio ora, mentre le sussurra parole in ogni angolo solitario del corpo, mentre è ancora alla guida del suo treno insonne delle quattro del mattino: il fantasma dell’amore.

E per terminare, dall’ultima raccolta poetica The Bee Hut uscita postuma nel 2009, la lirica Foggy Windows parla ancora una volta di amore, l’amore che non può essere trattenuto e custodito dietro vetri appannati, racconta di quando lei ti abbandona e tu ti volti ancora una volta ad osservarla, al pari di Orfeo e della moglie di Lot, rimpiangendo di non averla incatenata per sempre in automobile; ma sai anche di non voler passare il resto dei tuoi giorni a piangere invano. Così lasci andare, non combatti il diritto dell’amore di abbassare i tuoi preziosi finestrini annebbiati, di richiamarla a te per poi piangerla per sempre: “so you don’t fight it/you don’t fight/love’s right/to wind down/your precious/foggy windows”.

5. Conclusione

Dorothy Porter si svela e si racconta, al contempo svelandoci e raccontando di noi, del nostro essere umani, vulnerabili, fragili e disperati da un lato, ma anche forti, tenaci e sprizzanti di vita dall’altro. 

Parla dei suoi e dei nostri amori, di quotidianità ed abitudini, ma anche di intimità e spiritualità. La Porter è stata una poetessa coraggiosa, capace di sviscerare, nei suoi versi taglienti, colorati e carichi, ogni aspetto dell’essere umano, trattandolo con profondo rispetto e ammirazione, quasi fosse una cosa sacra. Ha saputo amare se stessa per quello che era, accettando ed accogliendo i suoi slanci irrazionali e le sue pulsioni più prepotenti quali momenti di rivelazione, di vera comprensione, di illuminazione. 

Nei suoi versi ci ha insegnato a guardare oltre le mere apparenze, ad abbracciare le contraddittorietà di noi uomini e donne e, soprattutto, a godere in pienezza di questa vita in ogni sua più piccola ed apparentemente insignificante manifestazione; ci ha mostrato come poter essere felici e grati nei confronti di questo vivere sempre sorprendente e pieno di significato.

Bibliografia

Letteratura primaria: 

Dorothy Porter, The Night Parrot, Wentworth Falls, Black Lightning Press, 1984

Dorothy Porter, Driving Too Fast, St.Lucia, University of Queensland Press, 1989

Dorothy Porter, The Monkey’s Mask, Melbourne, Hyland House, 1994

Dorothy Porter, Crete, Melbourne, Hyland House, 1996

Dorothy Porter, Other Worlds, Sydney, Picador, 2001

Dorothy Porter, Wild Surmise, Sydney, Picador, 2002

Dorothy Porter, Before Time Could Change Us, Lyrics, Sydney, 2004

Dorothy Porter, The Bee Hut, Melbourne, Black Inc., 2009

Dorothy Porter, Love Poems, Black Inc., Collingwood VIC, 2010

Letteratura secondaria:

Michael Brennan, 1 June 2004, www.poetryinternational.org, Poetry International Archives

Michael Brennan, 1 March 2009, Poetry International Archives

Claudia Formiconi, L’ideale, “L’altra Poesia: Dorothy Porter”, www.lideale.info

Christopher Hawtree, Dorothy Porter, Obituary, 30 January 2009, independencent.co.uk/news

www.abc.net.au/radionational/programs/archived/poetica/2012

www.cordite.org.au/guncotton/vale-dorothy-porter

www.jennydarling.com.au/authors/dorothy-porter

www.portrait.gov.au/magazine/40/beautiful-bones, by Sarah Engledow, 1 July 2011 

World Poetry Movement, www.wpm2011.org

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News Reporter
Claudia Messelodi lavora come insegnante di lingue e letterature straniere in un liceo. Ama scrivere poesie ed haiku sia in italiano che in altre lingue straniere, principalmente in inglese. Parecchie sue liriche hanno ottenuto premi e riconoscimenti poetici e sono state pubblicate su antologie nazionali ed internazionali, su riviste poetiche online e cartacee, su siti e blog specializzati. Ha pubblicato diversi saggi letterari e dieci raccolte poetiche a partire dal 2012: Sky-blue Wisteria/Glicini Azzurri, Variations of Sky and Soul/Variazioni di Cielo e Anima, Interlacements/Intrecci, Sinuosità, Blue Moon, Colori nel Vento, Alternanze, Nonostante il Vento, Porte Socchiuse, Luce. www.claudiastones.blogspot.com
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