Il Cardellino

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“Qualunque cosa ci insegni a parlare con noi stessi è importante: qualunque cosa ci insegni a cullarci fino a uscire dalla disperazione. (…) sento di avere qualcosa di molto serio e urgente da dirti, mio inesistente lettore, e sento che devo dirtelo immediatamente come se ci trovassimo nella stessa stanza. Che la vita, qualunque cosa sia, è breve. Che il destino è crudele ma forse non casuale. Che la Natura (intesa come morte) vince sempre, ma questo non significa che dobbiamo inchinarci e prostrarci al suo cospetto. Che forse anche se non siamo sempre contenti di essere qui, è nostro compito immergerci comunque: entrarci e attraversare questa fogna, con gli occhi e il cuore ben aperti. E nel pieno del nostro morire, mentre ci eleviamo al di sopra dell’organico solo per tornare vigorosamente a sprofondarvi, è un onore e un privilegio amare ciò che la Morte non tocca. Perché se disastro e oblio hanno inseguito il quadro attraverso il tempo- così ha fatto l’amore.“

Theo Decker ha tredici anni quando perde sua mamma, uccisa da una bomba *esplosa* al Metropolitan Museum. Da quel momento Theo non si libererà mai del senso di colpa nei confronti della madre non riuscendo più a colmare quel vuoto che solo lei sapeva riempiere. Verrà prima affidato a una famiglia benestante di New York, genitori di un suo amico e in seguito ricomparirà quel padre, alcolizzato e biscazziere , che lo aveva abbandonato da bambino, portandolo con se a Las Vegas. In questo marasma di cambiamenti e affetti incostanti e in questa sensazione di abbandono, l’unica costante di Theo rimarrà il quadro del Cardellino, di Carel Fabritius, amatissimo da sua madre.
Cosa si può dire di un libro che per te è un capolavoro dalla prima all’ultima pagina? Tanto e allo stesso modo poco. Perché le tematiche toccate sono molteplici, la scrittura a volte incalzante come in un thriller, a volte più lenta e “riflessiva” sul senso *del* bene e *del* male, *del* bello e *del* brutto, di questa “fogna in cui veniamo lanciati che chiamano vita”.
E poi la conclusione…è pura filosofia. Ho amato tanto Theo quanto la sua storia e mi mancheranno entrambi. Quasi 900 pagine e non sentirle.

News Reporter
Davide Orlandi (Mede, 15/07/1992), sono un insegnante di Filosofia e storia, materie letterarie e linguistiche negli istituti medi e superiori. Ho cinque lauree e attualmente sono dottorando in Filosofia presso l'Università di Granada. Dal mese di Maggio 2017 collaboro con il portale di filosofia “Pensiero Filosofico”. Sono volontario soccorritore e centralinista della Croce Azzurra Robbiese. Donatore sangue, volontario e consigliere dell'Avis comunale di Robbio. Volontario dell’associazione robbiese “I Live Panta Rei”, associazione che si batte per gli ultimi e per combattere ogni forma di discriminazione sociale. Corrispondente per il settimanale d'informazione “Il Corriere Eusebiano”, con sede a Vercelli (VC). Dal 2022 collaboro con il Giornale letterario. Membro del comitato di redazione della Rivista di filosofia e scienze umane "Le voci di Sophia". Ho vinto innumerevoli concorsi letterari nazionali e internazionali, sia a carattere poetico-aforistico che filosofico. Con Aracne ho pubblicato i seguenti libri: Cartesio e Bourdin. Le settime obiezioni (2016); Linguaggio e forme di vita. Saggio su Ludwig Wittgenstein (2017); Diego Marconi e la sua competenza lessicale. Un'analisi critica (2019). Interpretazioni di interpretazioni. Indagine sul prospettivismo nietzschiano, Youcanprint Editore, 2020; Come guarire dai social network attraverso due romanzi, Youcanprint Editore, 2021; Quel pazzo di Nietzsche. Come leggere la nostra vita e quelle altrui, AbelBooks, 2022; L'occasione del cambiamento, Youcanprint Editore, 2022. Ho collaborato con varie personalità di spicco del panorama culturale italiano e straniero come Mogol, Alfredo Rapetti Mogol (Cheope), Vittorio Sgarbi, Francesco Gazzè, Alessandro Quasimodo, Cosimo Damiano Damato, Hafez Haidar, Francesco Baccini, Tomaso Kemeny, Dato Magradze, Nunu Geladze, Reddad Cherrati, Franco Arminio e molti altri. Nel 2021 sono stato nominato “Uomo Illuminato” dagli Stati Generali delle Donne.
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