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NA K14314 (Alessandro Polidoro Editore) è un diario di viaggio. Il viaggio di un’auto diventata simbolo di legalità. Non è un’auto qualsiasi, la Méhari targata NA K14314, è quella su cui è stato ucciso, il ventitré settembre 1985, un giovane di ventisei anni, Giancarlo Siani. Io, a quella data, di anni ne avevo appena compiuti venti ed ero presa dalle frivolezze della mia giovane età. Non conoscevo ancora la storia di questo ragazzo pieno di sogni, desideroso di entrare “dentro” la notizia e di farsi strada come giornalista. Per me, all’epoca, era un nome qualsiasi all’interno del telegiornale, un morto in più, assassinato non a una distanza di trenta chilometri, ma di anni luce. Ero poco più piccola di lui eppure, a dividerci, c’era un abisso, in termini di percorsi di vita. Per me, la camorra è sempre stata un’entità astratta, nel senso che non mi ha mai toccato. C’è e ne sono sempre stata consapevole, ma lontana dal mio mondo, come da quello del novantanove per cento degli abitanti delle quattro regioni meridionali, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, appestate da questo morbo infame. Non era così per Giancarlo Siani, non è così per Paolo Miggiano.

Non è uno sprovveduto, Paolo Miggiano, è un uomo che scrive ciò di cui sa, su cui compie studi certosini. Dà voce a chi non c’è più, alle vittime innocenti della camorra, a chi si è trovato in mezzo e ha pagato con la vita il peccato di essere nato e cresciuto in territori “appartenenti” alle cosche. Ma può essere davvero una colpa, essere nati in Campania invece che in Valle d’Aosta?

Tornando alla Méhari… per coincidenze fortuite, l’auto di Giancarlo, venduta dopo la sua morte, rientra in possesso del fratello, Paolo Siani. Ed è ancora funzionante! Ne nasce un’idea. Farle fare un viaggio attraverso le istituzioni, quale messaggera di legalità e lotta alle mafie, di qualunque appartenenza. Come se Giancarlo, attraverso la sua macchina, dicesse: […] “Mi hanno fermato, ma non hanno fermato le mie idee”. […]. E viene affidata, proprio da Paolo Siani, a Paolo Miggiano che, con immenso orgoglio e altrettanta umiltà, la porterà nelle sedi istituzionali a Roma prima alla Camera e poi al Senato, a Bruxelles al Parlamento europeo, nelle piazze, nelle scuole, nei musei e in qualsiasi luogo ci sia qualcuno disposto ad ascoltare il suo messaggio. È un bagno di folla, ovunque si sia recato con “La macchina che neanche la mafia ha saputo fermare”, come la definisce Paolo Siani.

Un diario, dicevo all’inizio. Sì, perché è proprio questo, l’intento di Paolo Miggiano. Raccontare, attraverso aneddoti e retroscena, quanto forte ha saputo gridare la Méhari targata NA K14314 e quanto potente possa essere il desiderio di riscatto della parte sana della popolazione, soprattutto dei giovani. Io credo che il Sud sia pronto, ma occorrerebbe un piano di rilancio concreto che attragga un’economia sana e generi lavoro, perché i nostri ragazzi non debbano essere costretti a lasciare la propria terra. Emigrare, pur in un mondo aperto come quello di oggi, dovrebbe essere una scelta e non l’unica opportunità per avere una vita dignitosa.   

Ma dove sono le Istituzioni? Quante belle parole usciranno dai discorsi delle Autorità! E quante promesse deluse! Per questo, forse, Paolo Miggiano non può fare a meno di narrare anche le proprie disillusioni, le speranze disattese e la stanchezza di continuare a parlare con chi ascolta, ma non sente. E non lo manda a dire. In un capitolo dal titolo “Viaggio in ciò che non sopporto”, si lancia in un appassionato e appassionante J’accuse, con cui si toglie più di un sassolino dalla scarpa e che io condivido in pieno.

Nell’ultima parte, poi, trova spazio lo sbirro, il suo mestiere per oltre trent’anni. Ma, la “sbirritudine”, è qualcosa che non va via quando togli la divisa. E Paolo Miggiano ce l’ha cucita addosso. È un uomo di Stato, oggi come ieri. Ci crede, nella legalità, e si è sempre impegnato per spiegare ai giovani che un’alterativa c’è. A maggior ragione, leggere con l’occhio dello sbirro gli incartamenti, giudiziari e non, riguardanti Giancarlo Siani, è istintivo, una deformazione professionale. E si pone domande. Domande ancora senza risposta e, fra le tante, una mi ha colpito in modo particolare: che fine ha fatto il libro-dossier? […] “Si intitola Torre Annunziata un anno dopo la strage. Ho un sacco di foto bellissime e notizie mai pubblicate” […], come scriveva lo stesso Giancarlo alla sua ex fidanzata di Bologna, appena tre mesi prima di essere ucciso. Oltre alla verità giudiziaria, forse ce n’è un’altra, scomoda. E Paolo Miggiano non può fare a meno di intuirla tra le righe. Come farebbe ogni sbirro.

Paolo Miggiano (Minervino di Lecce, 1954). Cavaliere dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”. Laureato in Scienze dell’Investigazione, con un master in “Criminologia” e uno in “Valorizzazione e gestione dei beni confiscati alle mafie”, è giornalista pubblicista. Per molti anni elicotterista della Polizia di Stato. Già membro della Direzione Nazionale di CittadinanzAttiva Onlus e degli Organismi di rappresentanza dei lavoratori della Polizia di Stato. È stato coordinatore e responsabile dei progetti editoriali della Fondazione Pol.i.s. Dirige la collana Linea di Difesa della casa editrice Di Girolamo. Vincitore di numerosi premi letterari.

Tra i suoi libri: Morire a Procida (La Meridiana, 1996); I nuovi modelli di sicurezza urbana (Aracne, 2006); Qualcun altro bussò alla porta (Spot-zone, 2008); A testa alta (Di Girolamo Editore, 2012); Ali spezzate (Di Girolamo Editore, 2015); PNIN – Antologia AA. VV. (Tra le righe libri, 2017); La guerra di Dario (Tra le righe libri, 2018); Fuori tutto, AA. VV. (L’Erudita, 2018); L’altro casalese (Di Girolamo Editore, 2019); È autore di racconti pubblicati nelle Antologie in cento parole, curate da Vincenza Alfano, per L’Erudita.

www.paolomiggiano.it

NA K14314 (Alessandro Polidoro Editore) ISBN 9788885737105 € 18,00

LINK PER L’ACQUISTO: https://www.alessandropolidoroeditore.it/libreria/altroparallelo/na-k14314-mehari-giancarlo-siani/

News Reporter
Casertana di nascita, napoletana di adozione, italiana per vocazione. Irrequieta e curiosa, la fantasia è la mia più fedele alleata; il Vesuvio e il mare sono le mie irrinunciabili fonti d'ispirazione. Cerco sempre di assaporare fino in fondo i momenti belli che la vita mi dona e lo faccio con tutti e cinque i sensi. Poi traspongo queste sensazioni nelle mie storie. Scrivo perché non posso farne a meno. Le mie pubblicazioni: "Mosaico" (2016) raccolta di racconti - "Io ti prenderò!" (2017) Antologia Criminale 2017 - "Echi da un destino sospeso" (2018) - romanzo
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