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IV di copertina:

Antropozoologie nasce dall’esigenza del raccontare. Si va da una visione “interna” del mito di Icaro ad una rivisitazione dell’Annunciazione, fino ad arrivare a racconti di fantascienze distopiche. Storie con comune denominatore l’animo umano e le sue debolezze. Il limbo in cui vive e (si) perde l’uomo. Questa raccolta si fa finto e fallace manuale di questa specie a metà.

Per parlare della raccolta “Antropozoologie – Studio verosimile di una realtà grottesca” di Biagio Iacovelli, voglio iniziare dalla fine. Ma non dalla fine dei racconti, bensì dalle ultime parole contenute nei “ringraziamenti”.

“E per ultima, grazie a Shabi, la donna della mia vita, prima lettrice di tutto ciò che scrivo, mia prima critica, sempre. Questo libro parla di sconfitte. Noi ne abbiamo subite tante, ci siamo sempre rialzati. Sicuramente ne subiremo di nuove. […]

Ho avuto una vaga sensazione di profetico per quanto sarebbe successo di lì a poco. Tutti abbiamo vissuto una situazione inimmaginabile, al di là delle più cupe previsioni della più fosca letteratura catastrofica. Per quanto mi riguarda, ho smesso di leggere e di scrivere, il cervello è andato in standby. La casa, fino ad allora rifugio, si è trasformata in prigione, luogo assente di vita e di libertà. Soltanto dopo, quando mi sono riaffacciata alla “vita vera”, se pur in una normalità ancora lontana dall’essere definita tale, mi sono riavvicinata alle mie passioni e l’ho fatto con la raccolta “Antropozoologie”. La lettura è stata come una secchiata d’acqua fredda in faccia arrivata all’improvviso. Mi ha scosso. Catapultata in una specie di visione onirica in cui le pecche della nostra società sono esasperate e spesso distorte in modo grottesco, ho ritrovato, all’improvviso, quel contatto con la realtà che tanto mi è mancato nei mesi scorsi.

Non sono storie semplici, si parte con Icaro e il suo rapporto con il padre, per passare all’Annunciazione di Maria e a racconti di fantascienza immersi in scenari di un possibile (o improbabile?) futuro. Il trait d’union dei racconti è la morte. Morte fisica, spesso a seguito della decadenza dei valori morali. Come dicevo, un tema non certo semplice ma affrontato in modo diverso, intimistico.

 La gallina che voleva diventare un’aquila: “Fu allora che tutto fu chiaro. Perfetto nella sua arte, nell’arte stessa padre e figlio avrebbero trovato la morte. La sua più grande opera incombeva su di noi, d’improvviso non più orgoglio ma semplice cripta.”

La stirpe di caino: “Gli imporrai il nome Gesù, poiché salverà il suo popolo dai suoi peccati conducendoli per mano verso la loro Distruzione, unico uomo e dio capace di ricongiungerli ad El, suo fallace Padre.”

La festa: “L’uomo si è spinto troppo in là. Il mondo è allo sbando. Piante, gran parte degli animali e acqua potabile non esistono più. La tecnologia ci mantiene in vita. Questa, è una vita che non vale la pena vivere.”

Lo sfregio verso la Natura e l’uso incontrollato della tecnologia, porteranno davvero l’Umanità verso lo sfacelo e l’autodistruzione? Impossibile non porsi queste domande leggendo i racconti di Biagio Iacovelli, ancor di più dopo aver provato, sulla nostra pelle, un “assaggio” della forza della Natura e dell’impotenza del genere umano davanti a tale grandezza.

Nell’ultimo racconto “…e alla fine?” il Mattino, stufo di ripetere sempre gli stessi gesti da millenni, decide di licenziarsi e ha inizio la “notte eterna”. Riuscite a immaginare un mondo senza più un’alba? Per me, da sempre sognatrice davanti a quel magico rito quotidiano, sarebbe davvero la fine. Ma ecco che interviene la saggia Luna.

“Amico mio, è un’alba che ti manca. La mia silenziosa, dolce notte, non mi sarebbe così cara se, prima di rincasare, non vedessi te ed il Sole arrivare lentamente a far esplodere l’Universo. Non si può trovare altrove qualcosa che si ha già. Non si può trovare la Luce fuori se abbiamo il Mattino dentro”.

Come si concluderà la vicenda? Il Mattino ritroverà la voglia di rinascere o ci perderemo per sempre nel buio?

E infine… è davvero la morte il trait d’union? O è la speranza di trovare una strada diversa, prima di tutto dentro di noi? Ecco, fosse solo per ritrovare questa speranza e l’amore per la vita, non scritto ma chiaramente percepibile in quanto vera forza trainante nella stesura di questi racconti, vale la pena di leggere “Antropozoologie” di Biagio Iacovelli

Molto belle le illustrazioni di Eleonora Iacovelli e le “suggestioni interpretative” di Filippo Gazzaneo. La prefazione è stata affidata al grande Maestro Moni Ovadia e confesso di non averla ancora letta per non lasciarmi influenzare dal suo pensiero ma, di certo, arricchisce questa splendida raccolta.

Biagio Iacovelli è un attore di Latronico (Pz). Ha calcato le scene nazionali e internazionali con i suoi spettacoli. Al cinema ha recitato a fianco di mostri sacri come Giorgio Albertazzi, Moni Ovadia, Remo Girone e Antonio Catania. Antropozoologie è il suo esordio letterario.

  • Antropozoologie-Studio verosimile di una realtà grottesca – Eretica Edizioni ISBN  9788833441306
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News Reporter
Casertana di nascita, napoletana di adozione, italiana per vocazione. Irrequieta e curiosa, la fantasia è la mia più fedele alleata; il Vesuvio e il mare sono le mie irrinunciabili fonti d'ispirazione. Cerco sempre di assaporare fino in fondo i momenti belli che la vita mi dona e lo faccio con tutti e cinque i sensi. Poi traspongo queste sensazioni nelle mie storie. Scrivo perché non posso farne a meno. Le mie pubblicazioni: "Mosaico" (2016) raccolta di racconti; "Io ti prenderò!" - racconto (2017) Antologia Criminale 2017; "Echi da un destino sospeso" (2018) - romanzo; "Ho visto una donna" - racconto (2019) Antologia Una storia per ogni giorno
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