Sharing is caring!

I cambiamenti hanno un loro ritmo, un proprio tempo, e accelerarli può essere davvero molto rischioso“.

Ieri, lunedì 4 Novembre 2019, si è svolta a Napoli, presso l’Antisala degli specchi UNIOR, una nuova conferenza che ha visto partecipi gli studenti, sia esterni che interni per vivere, nuovamente, l’unione fra Oriente ed Occidente e capendo, soprattutto, alcune delle più importanti dinamiche che legano e separano questi due lembi di Terra. Burhan Sönmez, prima avvocato dei diritti umani, poi politico e fondatore di TAKSAV (Fondazione per la ricerca sociale, la cultura e l’arte), nato turco ma di origine curda, ha iniziato la sua ascesa (anche se in maniera abbastanza matura) nel mondo letterario, partendo dalla composizione di poesie. L’idea di questa conferenza è stata, più che presentare il suo ultimo lavoro, Labirinto (stampato nella sua versione italiana con nottetempo, casa editrice italiana fondata da Einaudi / Bompiani), entrare nell’universo della letteratura turca attuale attraverso le sue opere. Prima di questo suo ultimo romanzo, la sua identità di romanziere, è stata sottolineata già da Kuzey (Nord) 2009 – in corso di traduzione, Musumlar (Gli Innocenti) 2011, Istanbul Istanbul 2015. Fra i tanti interventi che hanno suscitato, nel corso del simposio, curiosità ed approfondimento da parte del pubblico, c’è stato l’interesse del come, la sua carriere sia iniziata e quale sia stato, il motivo, che ha spinto Sönmez al suo cambio di percorso. C’è da premettere che, la scrittura dell’autore, è davvero molto interessante: da un lato sorge la sua vena contemporanea, ritrovamento di una traduzione letteraria soprattutto in Istanbul Istanbul (riscoperta della tradizione orale e della narrazione di storie che si raccontano e si tramandano), dall’altro coesiste un ragionamento di fatto su quelli che sono i processi attuali della Turchia (la perdita dell’identità, il voler – non voler ritrovare la memoria, il rapporto controverso con il passato) temi estremamente importanti nella letteratura turca in generale, che l’autore, attraversa, in maniera molto approfondita. Dunque, il suo interesse per la letteratura, parte, come un interesse abbastanza comune, quindi per le storie e i racconti fin da bambino. Proveniente da una famiglia nella quale si raccontavano molti accaduti, è dunque cresciuto in un villaggio nel quale era assente elettricità e di conseguenza, l’unico modo per trascorrere le serate, erano le riunioni intorno al tavolo con le donne di famiglia. Andando a scuola, successivamente, iniziò ad interessarsi alla letteratura in senso lato, quindi non solo alle storie turche e della Turchia. Ciò che distingue Sönmez dagli altri romanzieri, è il suo senso non critico e il saper mettere in luce, attraverso anche e soprattutto il piano politico, le difficoltà attuali della sua Terra pur cercando, al contempo, di non scappare dalla politica (nonostante esistano autori che preferiscono tenerla a distanza o addirittura abortirla). Questa è una caratteristica che non appartiene alla penna di Sönmez dal momento che egli sceglie di posizionare come protagonisti, proprio personaggi di origine e di cultura turca, dunque, è giusto che la politica faccia parte di questi contesti. Egli, cerca di trovare un equilibrio, pur essendo consapevole che, scegliere consciamente di non parlare liberamente ed apertamente di politica, non sia un bene. L’autore, però, è molto abile nel trovare una giusta simmetria che gli permetta di muoversi, in un contesto politico, evitando il rischio di essere etichettato, allo stesso momento, come politico. In Turchia, tutti sono politicizzati e un po’ di clima politico si respira in generale. Dato che in questa terra, ci sono molti problemi di natura politica attualmente, egli si occupa di queste difficoltà legate alla democrazia e ai diritti umani, ma fa il possibile in modo che, i suoi romanzi, non vengano etichettati come romanzi politici. Ma l’incomparabile bravura dell’autore nell’adozione del metodo “esistere ma non vedere”, è presente anche all’interno delle altre opere ad esempio Istanbul Istanbul che narra più storie in una storia. Ambientata interamente nei sotterranei di un carcere dove è presente la pressione della tortura, del buio, del cupo, il rapporto del raccontarsi e quindi i legami di solidarietà che si creano nelle situazioni estreme, la vicenda è l’esempio più lampante. Mentre, uno degli elementi principali presenti in Labirinto, è il rapporto con il passato (questione politica) e il discorso sul tempo. L’autore, ha deciso di occuparsi del soggetto circa il tempo perché è un argomento che ritorna spesso nell’intera letteratura turca. Esso, è un concetto né ben definito né un qualcosa facilmente spiegabile. La Turchia, negli ultimi 100 anni ma anche 200 (anni), ha sempre cercato di modellarsi seguendo lo schema europeo occidentale. Però la civiltà occidentale non si è formata in breve tempo ma c’è stato un processo molto lungo e per nulla facile! In Turchia, questa evoluzione di modernizzazione / europeizzazione, è giunta talmente tardi che è stata costretta a mettere in pratica il cambiamento in maniera molto più veloce. I cambiamenti, però, hanno un loro ritmo, un proprio tempo, e accelerarli può essere davvero molto rischioso. Una delle maggiori difficoltà che racconta l’autore è che la Turchia, della sua era, era un paese strettamente rurale dal quale, nel giro di pochissimo tempo, circa il 70% della popolazione, è andata a vive in città (questo è avvenuto nell’arco di 30 anni). I processi così veloci, possono provocare delle infelicità. Uno di questi problemi è la questione femminile. Le donne, cercano la libertà più velocemente ma il sistema patriarcale non è pronto e non vuole permettere che ciò avvenga. Per questo motivo, in Turchia, sono aumentate le dinamiche di: violenza domestica, femminicidio, richieste di divorzio. Sostenere il peso di tali cambiamenti e di queste successioni, è stato molto difficile sia a livello psicologico che culturale. Per questo, tutti gli scrittori, si occupano del tempo e tante volte senza neanche rendersene conto e, ricevendo tanti interventi dall’esterno, comprendono che esso emerge come uno degli aspetti fondamentali. Per i romanzieri e gli scrittori, esistono due periodi: uno è quello di Kampnar e l’altro è quello della loro era. Cento anni fa, quando nacque la Repubblica, la filosofia di fondo fu “dimentichiamoci il passato”, perché rappresentava la tradizione, l’Oriente, la religione … e scrittori come Kampnar iniziarono a capire come conciliare questo passato con il loro presente. La generazione attuale, al contrario, sta piantando la propria filosofia su di un altro punto: dimenticare gli ultimi 100 anni rievocando il passato (la radice ottomana). Nell’ultimo romanzo, però, Sönmez, ha affrontato anche il tema della memoria collettiva attraverso quella del protagonista (Boratin). Interessante è proprio la scelta del ragazzo (un giovane) attraverso il quale, l’autore, sviluppa ed instaura il rapporto gioventù – storia. Egli spiega che aveva due opportunità di scelta: la prima, era quella di optare per un personaggio anziano che avrebbe potuto suicidarsi non sentendosi in sintonia con le dinamiche della vita moderna; la seconda, era la scelta di un personaggio completamente opposto, un giovane di successo, moderno, rispondendo perfettamente al profilo della nostra epoca per analizzare la storia in maniera molto più vera e realistica. Attraverso la penna di Sönmez , è possibile scoprire, in maniera leggera, le origini di ciò che un tempo era chiamata Anatolia “terra dove sorge il sole”, delineare il primo incontro degli europei con i turchi risalente all’Epoca degli Ottomani (conquistatori di Costantinopoli – 1453, artefici di un grande Impero giungendo sino ad assediare Vienna) e ancor prima dei Selgiudichi e degli arabi Omayyadi, scoprire le prime popolazioni di origine turca quando vennero in contatto con diverse culture (con le ovvie interazioni) subendo l’influsso, nel 900 d.C., della cultura araba – persiana con un successivo ma graduale processo di islamizzazione. Ma chi sono in realtà i Turchi? Sono quelle popolazioni che, attualmente, vivono nell’attuale Repubblica di Turchia, situata al confine tra Europa e Medio Oriente, sull’Altopiano dell’Anatolia (Asia Minore) e della Tracia, sono i discendenti degli Ottomani ed in parte dei Selgiudichi (altri vivono in Iraq o in Iran). Una storia, dunque, quella del popolo turco, antica e lunga, che si desume anche e soprattutto dalle scritture.

L’autore turco Burhan Sönmez durante l’incontro presso Antisala degli specchi UNIOR
News Reporter
Poetessa italiana riconosciuta internazionalmente soprattutto in Medio Oriente, è nata a Pollena Trocchia ed cresciuta fra Trecase e Torre del Greco. Ha pubblicato due raccolte poetiche (Magia d'Amore - PUNTO, Oltre l'Orizzonte) e due storie (La Cripta dei desideri - Ombre allo Specchio). E' membro WNWU (Membro dell'Unione Mondiale degli Scrittori Nazionali del Kazakistan). Fra i vari riconoscimenti ricevuti in ambito culturale ed umanitario: CERTIFICATO DI APPROVAZIONE per i suoi benedetti sforzi al servizio del movimento culturale (rilasciato dal Medio Oriente), CERTIFICATO DI REALIZZAZIONE per la dedizione alla Cultura e all'Umanità (rilasciato dalla città di Craiova - Romania). Le sue poesie sono state tradotte in 21 lingue, altre sono in corso di traduzione ...
Follow by Email
Instagram