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Prossimo evento di Elena Bini e Orlando Poggi

Nata a Pescia il 9.4.73. Ha iniziato a dipingere all’età di 16 anni ma l’artista racconta: “Ho sempre avuto la passione del disegno fin da piccola. Ho iniziato con paesaggi ad olio, poi figurativi e astratti… Ho sempre voluto sperimentare nuove tecniche, tutt’ora sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. Infatti, le mie opere possono essere anche molto diverse tra loro, prediligo la tecnica mista con stucchi … mi piace molto il materico.”
Ho fatto varie domande ad Elena che ci dice:
“A me son sempre piaciuti gli impressionisti ma mi sono ispirata a questo genere solo agli inizi. Mi sento ispirata soprattutto la mattina. Periodi autunno-inverno. Quelle giornate nebbiose senza pioggia mi caricano. Prima disegno a matita… Poi il tempo dedicato per finire un’opera dipende dall’ispirazione, dal tempo che ho a disposizione e dal tipo di opera. Non ci sto mai più di due o tre ora alla volta, perché se mi stanco, non vedo più dove lavorare e rischio di rovinare tutto. Quando inizio un quadro divento molto nervosa.”
Credo che il nervosismo che ci racconta Elena, sia dovuto all’iniziale discordanza fra quello che si ha in mente e quello che riescono ad interpretare le nostre mani. Queste emozioni, in genere, invadono le persone che si mettono in discussione, che hanno una sorta di competizione buona con se stesse, per migliorarsi.
Entro nello specifico e chiedo ad Elena qualcosa sullo studio dei colori, le sue preferenze.
“Il nero è un colore che adoro ma lo abbino sempre alla luce. Ci deve essere assolutamente qualcosa che illumina il nero.”
Chiedo a Elena se nelle sue opere è presente un imprinting fotografico e in che modo il mondo della fotografia ha influenzato la sua pittura e il suo stile.
“Cioè se mi ispiro a foto? Sì, prendo sempre qualche spunto ma cerco di non copiare. Ci deve essere del mio.”
Parlando dell’imminente mostra pittorica personale di Elena Bini e Orlando Poggi, dal titolo “Darkness & Light“, che si inaugurerà il giorno sabato 7 dicembre 2019 alle ore 17,00, in via Carlo Cattaneo, 23, a Firenze sud.
Elena racconta: “In questa mostra voglio essere luce che illumina il buio. Dove c’è luce c’è ombra, sennò sarebbe tutto piatto.”
Approfondendo sui preparativi della mostra, l’artista ci svela che la sua opera di punta presente alla mostra si intitola “Il miracolo della luce”.
Il dipinto ritrae un figurativo, in cui una donna espone la propria mano verso la crescita, raffigurata da un piccolo albero che cerca la luce. L’albero cresce in pendenza, si apre strada fra i sassi e si illumina in cima. La luce che cerca Elena è come l’essenza che cerca l’essenza per salvarsi dall’abisso. Le sue immagini sono come un’avventura poetica immediata, accedono ai sensi e così si apre un sipario verso l’estetica, che si accosta al Realismo, con una piccola transizione occasionale verso l’Impressionismo, ma senz’altro con un approdo onirico nel mondo, subordinandolo alla ricchezza rappresentativa del proprio sentito.
La pittrice con la sua inclinazione a raccontarsi, tramite le immagini, con un contenuto pittorico concettuale profondo, propone un’importante sfaccettatura della realtà, rivelata in modo particolare, seppur romantico.
Trovo che i suoi dipinti prestano una personalissima attenzione ai valori espressivi e umori dei fenomeni luminosi e che nonostante, spesso usi pochi colori, è capace di creare un’ampia gamma cromatica, grazie alla conoscenza del mondo materico e del chiaroscuro. In certi quadri si percepisce il carattere visionario, quasi surreale dell’artista. La sua pittura introduce un segno espressivo convincente, con gradazioni, a volte, sottili, ma ricche di sfumature.
Credo che gli artisti come Elena nascono nell’era del vento, sono in grado di rompere e ricreare, in modo plastico e flessibile il proprio stile.

Pensando alla sua opera mi nascono spontanei i seguenti pensieri:

Nata nell’era del vento,
sei musa abbracciata
al dorso alato di nuvole,
fulgore di luce
rinato dall’errore
di sbagliare la strada dei sogni.
Con i pennelli cammini fra le tenebre,
deambuli fra corridoi silenziosi,
vai oltre il tempio dei tediosi,
oltre la tortura dell’uomo
per dimenticarsi.

Entrando nelle sue scelte stilistiche Elena illustra le sue motivazioni.
“Forse il materico mi piace molto, perché amo usare lo stucco che preparo da sola, metto il colore già nello stucco. In alcuni quadri ho usato un tipo di sacchetto che si usa per decorare i dolci. Non so come si scrive. Ci metto lo stucco e decoro i quadri. Poi come ho già detto, io non riesco a tenere uno stile unico, mi stufo facilmente e devo trovare qualcosa di nuovo.”
Quando chiedo a Elena del suo percorso artistico l’artista con orgoglio afferma:
“Ci tengo a dire che sono autodidatta e che ho iniziato a dipingere grazie a mio padre. Vedevo lui farlo, ho voluto provare e da allora non ho più smesso.”

Non può smettere
la donna abitata dai colori.
Squilla il telefono della musa
e da un realtà ottusa
“Ecce donna”,
madrigale, lirica poetica,
sorriso di pennelli,
mano di tempi
brutti e belli
che ama
baciare il cammino dei colori.

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