Donne che vestono di giallo

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Crimini e delitti sembrano essere una prerogativa maschile, così come l’autore che li descrive nei suoi romanzi e che accompagna attraverso fitte trame in cui si intrecciano fatti storici, spaccati di attualità, politica e psicologia, o l’investigatore che risolve con abilità il mistero.

Una mentalità facile da interpretare in Italia, paese nel quale lavora solo una donna su due, la presenza femminile nelle cariche politiche nazionali è di un terzo rispetto a quella dei colleghi maschi e di un quinto nelle amministrazioni locali, solo un manager su tre è donna, e l’elenco potrebbe continuare a lungo con delle cifre poco incoraggianti.

Per fare solo un esempio un autore molto amato come Andrea Camilleri non era sicuramente immune al fascino femmine: alle sue donne faceva tessere fili di vendetta come ne “La vampa d’agosto”, le descriveva libere solo se straniere nordiche come l’amica Ingrid, petulanti come la fidanzata Livia che è bene sia eterna fidanzata ed eternamente lontana, cuoche insuperabili come la cameriera Adelina. Spesso bellissime e con caratteri forti che vengono celati dietro una finta vulnerabilità, ma Montalbano, il protagonista, è maschio così come tutti i suoi colleghi, l’intero commissariato di Vigata, il medico legale, l’amico giornalista, il Pubblico Ministero, il questore. Un mondo maschile nel quale le donne riempiono decorativamente i vuoti con intelligenza, furbizia e sentimento.

Eppure, l’universo femminile è presente come protagonista da molti anni nel genere che in Italia viene chiamato giallo e che comprende poliziesco, noir, thriller, storie di spionaggio.

Nel 1878 Anna Katharine Green riscosse un grande successo con il romanzo poliziesco “Il mistero delle due cugine” e fu lei a coniare il termine “detective story”.

Karen Christentze Dinesen, più nota con il nome di Karen Blixen, ottenne la sua popolarità con “Sette storie gotiche” firmandosi Isak Dinesen, cioè fingendosi uomo in un’epoca in cui il romanzo gotico classico si stava sempre più avvicinando alla struttura del giallo, o più spesso del noir. L’unico suo romanzo, “I vendicatori angelici” lo scrisse sotto lo pseudonimo di Pierre Andrézel, nel quale due amiche Zosine e Lucan, smascherano una coppia diabolica coinvolta nel traffico di fanciulle per poterle vendicare: “Dopo un lungo silenzio Zosine, molto lentamente e a voce così bassa da essere quasi inudibile, disse: – Si sono traditi una volta e abbiamo dovuto restituire loro quella prova. Ma si tradiranno ancora. Presto o tardi, metteranno in mano mia una nuova, decisa prova della loro malvagità. E, quella, la conserverò. Fino ad allora non posso abbandonarla. Era una fanciulla come te o me, aveva diciott’anni, come noi. Prese una candela che lui le aveva dato e, con quella, si bruciò il viso. Ed era come te Lucan. Il suo viso era bello come il tuo. Ora aspetta che tu ed io le rendiamo giustizia. Si aspetta che la vendichiamo.”

Anche se è scontato parlarne, non si può fare a meno di citare Agatha Christie, la regina del crimine, di cui pochi giorni fa è ricorso il 130esimo anniversario dalla nascita e che contende a Shakspeare il primato di scrittore inglese più tradotto. I suoi gialli sono dei classici le cui trame sono state spesso imitate in numerosi altri romanzi che non sono però riusciti a riprodurne l’originalità. Come in “… E poi non rimase nessuno”:  “Sir Thomas Legge, alto commissario di Scotland Yard, disse irritato: – Ma tutta la storia è incredibile!  L’ispettore Maine ammise, rispettoso:  – Dieci morti su un’isola e non un’anima vivente. Non c’è senso, non c’è nesso!”  Se non si è letto un libro, si è almeno visto un film tratto da un suo romanzo, ma se si ama il genere non si può far a meno di essersi cimentati con alcuni dei suoi capolavori come “Dieci piccoli indiani” o “Assassinio sull’Orient Express”.

Meno conosciuta è Margaret Doody che ha ambientato i suoi gialli nell’antica Grecia dove il filosofo e scienziato Aristotele compare nell’insolita veste di investigatore. I primi due libri “Aristotele detective” e “Aristotele e il giavellotto fatale” pubblicati rispettivamente nel 1978 e nel 1980, non era stati accolti favorevolmente, ma i lettori li hanno invece riscoperti e apprezzati alla fine degli anni ‘90 quando sono stati ristampati e la Doody ha deciso di dar seguito alle serie. Il giovane Stefanos è aiutato dal suo vecchio professore nel risolvere alcuni misteri, iniziando da un assassinio di cui è accusato il cugino. Dopo aver ascoltato il racconto del ragazzo il filoso lo convince:  “- Non ho detto che si possa fare con certezza – replicò Aristotele. – Ma potrebbe esser fatto. E un po’ di tempo ce l’hai, Stefanos. Perciò… guarda – Alzò quattro dita. – Alla prima prodicasìa – disse, toccandosi il mignolo – incontrerai il Basileus e gli accusatori per la prima udienza, che avverrà tra poche settimane, cioè tra poco, alla fine di questo mese. Ma poi – e si toccò l’anulare – c’è un mese tra questa e e la seconda prodicasìa. Un altro mese – ed era arrivato al medio – prima della terza prodicasìa. E poi ancora prima del processo. – Agitò l’indice nella mia direzione. – Ci sono quattro mesi, Stefanos. Il sole adesso è ancora ardente, e le giornate sono calde. Ma quando si terrà il processo saremo a metà dell’inverno. Si possono fare molte cose nello spazio di quattro mesi, e anche di tre.”

Anche Isabell Allende che ha esordito con una saga familiare in pieno stile latino-americano, “La casa degli spiriti”, ed è autrice di numerosi romanzi dove esperienze personali, mistero, vicende politiche, si intersecano con uno stile avvincente, non ha saputo resistere alla tentazione di scrivere un thriller “Il gioco di Ripper”, dove ancora una volta magia e realismo si mescolano piacevolmente. “Indiana Jackson occupava l’ambulatorio al numero 8 al secondo piano della famosa Clinica Olistica di North Beach, il cuore del quartiere italiano di San Francisco. La sua porta era dipinta di indaco, colore della spiritualità e le pareti di un verde pallido, colore della salute.”

Alicia Giménez Bartelett ha dato vita all’ispettrice Pedra Delicado, una donna che non si lascia andare alle frivolezze, fiera della propria indipendenza, non ama i giri di parole e la diplomazia. La si potrebbe definire scorbutica, ma se fosse un uomo si guadagnerebbe l’etichetta di “duro”. La serie dal sapore mediterraneo è ambientata a Barcellona, e recentemente è stata adattata per il piccolo schermo e trasposta a Genova. L’incipit di “Riti di morte”, il primo libro della serie, sembra l’inzio di un diario:  “Qualche tempo dopo la mia seconda separazione decisi di cercarmi una casetta con giardino in città. Un obiettivo difficile, ma ci riuscii. Era qualcosa di più che un capriccio. Troppi anni passati in appartamenti con mobili funzionali e un gran congelatore. Ora mi si presentava l’occasione di abitare da sola in un posto tranquillo, e volevo che fosse un’opportunità per cambiare.” ma le vicende si snodano poi tra fatti di sangue, cerveza e le chiacchierate con il fido viceispettore Fermin Garzón.

Spostandoci negli Stati Uniti d’America troviamo Patricia Cornwell che come protagonista dei suoi gialli ha scelto Kay Scarpetta di professione medico legale, che viene aiutata dalla nipote Lucy nella soluzione di molti enigmi. Molte delle caratteristiche e delle conoscenze delle due donne sono basate sulla personalità dell’autrice stessa.

Camilla Läckberg può essere scelta come rappresentante del giallo nordico, nei suoi libri si respirano atmosfere rarefatte e crude come ne “La principessa di ghiaccio”:  “La casa era deserta, vuota. Il gelo penetrava in ogni recesso. Nella vasca si era formata una sottile pellicola di ghiaccio e lei aveva cominciato ad assumere un aspetto leggermente bluastro.”  La protagonista – scrittrice Erica Falck aiuta l’amico poliziotto Patrik Hedström a trovare gli autori dei crimini che si svolgono a Fjällbacka, città natale della scrittrice, o nei suoi dintorni.

Se non come autrici le donne possono essere presenti come protagoniste in numerose serie. Abbiamo già parlato di Pedra Delicado, Kay Scarpetta ed Erica Falk, è doveroso citare Miss Marple eroina nei romanzi di Agatha Christie, ma a volte anche gli scrittori uomini scelgono interpreti femminili di primo piano nei loro romanzi. Così è stato per Alexander McCall Smith che ha inventato il personaggio di Precious Ramotswe, responsabile della No. 1 Ladies’ Detective Agency, per i suoi romanzi o per Peter Høeg nel suo “Il senso di Smilla per la neve”.

E le gialliste italiane? C’è chi attribuisce a Carolina Invernizio il merito di aver scritto i primi gialli al femminile italiani ma, anche se nei suoi libri si ritrovano alcune atmosfere tipiche dei polizieschi, il genere è più vicino al romanzo d’appendice. Passando per alcuni successivi tentativi di autrici solitamente dedite ai romanzi rosa che si lasciarono contagiare dal genere ma senza troppo successo si arriva a Laura Grimaldi che oltre a scrivere ha diretto collane come “Segretissimo” e “Il giallo Mondadori”.

Avvicinandoci al presente troveremo un gran fermento di autrici e personaggi femminili, che spesso cambiano la prospettiva con la quale viene risolto un delitto e che portano un contributo importante che riflette la vita contemporanea e la realtà sociale nella quale viviamo rendendo il giallo, ancora una volta, la lente di ingrandimento attraverso la quale possiamo osservare l’attualità e sondare l’animo umano. 

La produzione letteraria di Elisabetta Baldisserotto non si è fermata ai saggi legati al suo lavoro di psicoanalista, ma ha anche pubblicato i gialli della trilogia della laguna, dove il commissario Jacopo Zambon indaga con l’aiuto di un paio di occhiali davvero speciali. “Grazie a quegli occhiali, Hemingway aveva frugato ovunque con gli occhi, immagazzinando i gesti più piccoli, radiografando pensieri, cogliendo, infallibile, dietro le apparenze, ciò che è vero e puro. Aveva letto nel cuore stanco di un pescatore con la pelle incartapecorita dal sole e aveva scritto il suo libro più bello, che conteneva tutto ciò che aveva imparato nella vita”.

Mariolina Venezia ha dato vita a Imma Tatarani, sostituto procuratore, che troviamo anche nell’omonima serie televisiva. Donna con una normale vita familiare, un carattere non propriamente dolce e un’estrema bravura e determinazione nel suo lavoro che svolge con incorruttibile dedizione.

Lolita Lobosco è l’omaggio femminile al Montalbano di Camilleri di Gabriella Genisi, personaggio che hariscosso un grande successo di pubblico tanto che è in produzione una serie televisiva. L’autrice ha inoltre dato vita a un altro personaggio femminile Chicca Lopez, carabiniere in servizio nel Salento.

La giornalista di cronaca nera Rosa Teruzzi nei suoi romanzi fa risolvere i misteri a ben tre donne LiberaVittoria e Iole, diverse per età e per carattere, ma che nella loro unione si completano a vicenda.

Molte altre sono le scrittrici affermate o che si affacciano al panorama di questo genere letterario, tanto che presto non si potrà più fare distinzione o declinare al femminile tavole rotonde, concorsi e collane editoriali, ma si parlerà indifferentemente di autori e autrici, perché le donne sanno vestire con molta eleganza anche in giallo.

News Reporter
Laureata in Chimica Industriale per necessità, non ha mai abbandonato la passione per la scrittura che realizza finalmente con la pubblicazione di alcuni racconti premiati in concorsi. Con il collettivo Norah Gelbe da vita a due gialli “La ragazza bambola” (Il prato, 2017) tradotto in tedesco con il titolo “Das Puppenmädchen”, e “Un mare di luppolo” (Il prato, 2018). Sempre assieme al collettivo pubblica la raccolta di racconti a tema “Gotico VeneXiano” storie dark di donne che si ribellano agli abusi (Il prato, 2018). “Cosa fa quest’intrusa in casa mia? Diario di resistenza gattesca” (Il prato, 2019) è il suo primo libro da solista, un omaggio al mondo dei felini e della natura con uno sguardo ironico sul nostro vivere.
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