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di Paolo Miggiano

Una telefonata del giorno precedente, un messaggio di buona notte che non è mai arrivato e l’ultimo accesso a WhatsApp nella notte, alle 3:50, poi più nulla, silenzio.

Il mattino dopo, un tiepido e azzurro giorno di marzo che precede l’inizio della primavera, a parlare sono le voci emozionate dei giornalisti dei T. G. che, come se fossero a reti unificate, danno tutti la stessa notizia. Poche e frammentarie notizie. Terrorismo? No, un grave incidente, occorso all’estero nelle prime ore del giorno. Coinvolti giovani italiani e poco altro. Mara, però, intuisce che quella era la notizia che prima di allora non avrebbe mai pensato di ricevere. La notizia che Mara non si sarebbe mai aspettata le arriva, come arrivano le notizie che non sconvolgono solo la tua vita, proprio da quello schermo, distrattamente lasciato acceso, mentre era in tutt’altro affaccendata.

Quando ti arriva la notizia del dramma, tutto, improvvisamente, cambia, la vita vira, prende altre scorciatoie, altri ineluttabili sentieri. In una giornata di festa o in quelle della vigilia della festa, le brutte notizie sono brutte notizie e basta e trasformano il sole di primavera in buio, in una oscurità ingestibile. Questo è successo tante volte, è successo a me personalmente e, in Sopravvissuti, succede a Mara.

Brava scrittrice, una delle più eccelse narratrici delle vicende napoletane, Vincenza Alfano, capace di essere maestra dell’incipit e non solo, in “Sopravvissuti”, un racconto edito dalla casa editrice napoletana Alessandro Polidoro Editore, esordisce con la narrazione di una scena di ordinaria vita quotidiana di una donna che ha da poco superato la mezza età: Sopravvissuti è un racconto breve, che partendo da un fatto di cronaca realmente accaduto, affronta le varie sfumature del dolore, della perdita e della capacità di sopravvivere che è in ogni essere umano.

Mara ha conosciuto il dolore ancor prima del dolore atroce per la perdita di Camilla, la sua unica figlia. Mara conosce il dolore del suo silenzioso annientamento, prezzo pagato per costruire, lasciare spazio alla realizzazione di una famiglia perfetta, dove i figli, in questo caso Camilla, fanno da collante, da paracadute. Magnifiche parvenze, direbbe una persona a me molto cara.

Poi ci sono le parole che annunciano la tragedia, parole che cambiano la vita. La notizia ricevuta da quello schermo rende tutto vano e il mondo cade, tutto crolla così all’improvviso e senza una ragione. Ed è così che il tempo di una notte – la notte dell’attesa per arrivare al rito del riconoscimento – non conosce tempo, un tempo che non si può misurare. «Quanto può durare una notte?», si chiede Vincenza Alfano e la risposta è semplice, ma soprattutto vera: «Dipende anche da dove sta il cuore quanto può durare una notte». E quella di Mara sarà una notte davvero infinita alla quale dovrà sopravvivere.

Ho conosciuto i dolori, le perdite, forse troppe. Tutti abbiamo conosciuto i dolori, abbiamo fatto i conti con tante perdite e ad ognuna di queste abbiamo saputo dare un nome. Così se si perdono le mogli si diventa vedovi, se a lasciare questa terra saranno i mariti, le rispettive consorti che sopravvivranno saranno chiamate vedove, se invece si perde il padre o la madre si diventerà orfani, ma se ad andare sarà un figlio o una figlia, finisce che non si sa più chi si è. Se ciò accade non esisti più, non sai come ti chiami: neanche la semantica ha saputo trovare un nome a questa atroce, terribile, innaturale condizione in cui, da un momento all’altro, si viene a trovare anche Mara.

I genitori devono morire prima dei figli, altrimenti il mondo si capovolge. Si diventa orfani di figli, ma c’è un aereo che attraversa le nuvole e vola più in alto ed in cima a qualsiasi necessità c’è, evidentemente, l’urgenza del vivere. E così, dopo la tragedia, dopo i riti che la tragedia impone, quel che resta della famiglia si guasta, tornano alla mente di Mara le poesie che Alberto, l’uomo che respinge pur essendone attratta. Parole che lette da Mara assumono un altro suono e se questo accade, è molto di più di aver fatto l’amore.

E poi il tempo per tornare con chi non c’è più è un tempo altrettanto doloroso, ma devi attraversarlo. Per questo Mara, finalmente, a differenza di tante stanze dei figli che rimangono chiuse, imbalsamate per sempre, trova la forza per entrare nella stanza della figlia. Deve attraversare quella porta, quel rinnovato dolore, perché ha il bisogno di far pace con quel luogo, se non vuole rimanere del tutto sconfitta, anche se è pienamente consapevole che in questi casi si perde sempre.

Quando Mara si accorge che i suoi dolori le impediscono di vedere quelli degli altri, comprende che è giunto il momento di cercare e trovare il tempo dell’accettazione del suo dolore. Ed è così che Camilla se ne andrà per sempre, mentre lei trova il coraggio, la forza, la consapevolezza di saper riconoscere il dolore degli altri e ritornare ad essere “l’altra madre”.

C’è tempo e spazio nel racconto di Enza Alfano per una riflessione sugli anni di tangentopoli e, andando ancora più indietro nella storia, per affrontare persino il caso Cirillo e con essi le bugie per sopravvivere del marito Alfredo che lo porteranno al più totale isolamento persino da sé stesso e da Mara.

Come sempre Vincenza Alfano prova a stupirci e lo fa ancora una volta con una delle sue trovate, che lasciano spazio al lettore, quando nelle pagine 76 – 77 non scrive nulla, lasciandole in bianco e vergando solo tre puntini sospensivi. Mi torna in mente un bel motivo di Roberto Vecchioni, “Sogna ragazzo sogna”: Ti ho lasciato un foglio/ Sulla scrivania/Manca solo un verso/A quella poesia/Puoi finirla tu.Ecco, Vincenza Alfano ci ha lasciato due pagine che possiamo riempire noi, con la nostra fantasia, mettendoci in relazione con la storia di Mara e con le sue sofferenze, varcando il confine dell’ignoto del dolore di tutti.

Sopravvissuti, un racconto che tra cuore, ragione e sentimento tocca le corde dell’anima del lettore.

SOPRAVVISSUTI

di Vincenza Alfano

Alessandro Polidoro Editore

Genere: Racconto

Collana: MiniPerkins

Pag. 91

ISBN: 9788885737419

Prezzo di copertina: 8,00 €

News Reporter
Un uomo controcorrente, che crede nelle persone e nell'affermazione dei diritti di libertà. Dentro ad una divisa grigio verde i fumi dei lacrimogeni, gli spari, le botte - quelle prese e quelle date - la guerriglia nelle piazze di Milano, Genova, Torino, Roma, Reggio Calabria, Aspromonte, Palermo e le gambe che gli tremano ed il cuore che batte, forte. Rammenta i compagni feriti e quelli caduti e pensa che è fortunato che non sia toccato a lui. E poi apprende che un intellettuale, Pier Paolo Pasolini, aveva parlato di lui e di quelli come lui e aveva detto che, mentre a Valle Giulia (1968 e lui era ancora un bambino) altri giovani facevano a botte con quelli come lui, egli stava - “simpatizzava” - dalla sua parte, perché i poliziotti sono figli di poveri. E capisce che può farcela, che c’è, forse, una strada, per ottenere i diritti, che ancora non ha. Ed è su questi ideali, che Paolo Miggiano ha camminato.
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