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IL “PARSIFAL PIANO TRIO” ATTRAVERSO IL “TANGO” E LA MUSICA

 DI ASTOR PIAZZOLLA

Il “Parsifal Piano Trio” propone, nel suo CD più recente, una travolgente raccolta, in cui risaltano le “quattro stagioni”. Il riferimento a Vivaldi, tuttavia, non vuole essere un’evocazione di quest’ultimo, ma una riproduzione dell’atmosfera di Buenos Aires. È musica da camera: pianoforte, violino e violoncello. Il protagonista che le ha composte è Astor Piazzolla (1921-1992) il quale, nel dare vita a tutt’e quattro, ha usato l’aggettivo “porteño”: dalla radice “porto”, indica (alla lettera) gli abitanti di Buenos Aires, città simbolo della terra natìa del musicista. Come risulta evidente, le melodie che si creano risultano dalla combinazione fra temi musicali condivisi tra i tre strumenti. Il motto di cui il Trio si sente depositario è il seguente: “Parsifal viaggia alla ricerca di ciò che altri hanno dimenticato…”. I brani del CD sono: “Otoño Porteño”, “Invierno Porteño”, “Primavera Porteña”, “Verano Porteño”, “Escualo”, “La Muerte del Angel”, “Meditango”, “Adios Nonino”, “Oblivion” e “Libertango”.

In questa sede, non ci si dedicherà ai celeberrimi “Libertango” e “Oblivion”, proprio in quanto appartengono a repertori ampiamente noti, in una dimensione internazionale, tanto quanto endemica. Si cercherà di presentare il CD intitolato “Trio for Tango” (“Luna Rossa Classic”, 2021), come momento di espressione da parte di tre donne, artiste e amanti dell’intensità che la musica può suscitare e infondere, negli animi di chi ascolta.

Ma vediamo come si compone questo Trio.

In primo luogo, la pianista fondatrice è Anna Paola Milea (Reggio Calabria, 1965) e si è diplomata al Conservatorio “F. Cilea” conseguendo, nel 2007, il Diploma accademico di II Livello in musica da camera presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali “G. Braga” di Teramo. Ha ottenuto riconoscimenti in qualità di musicista tanto solista, quanto camerista (1° Premio, Pompei 1993; 2° Premio, Boscoreale 1992/93; 3° Premio, “Città di Barcellona” P.G., 1996). Si è perfezionata -per citare qualcuno fra i più noti- con Bruno e Franco Mezzena, Carlo Bruno, Sonja Pahor ed Ilirska Bistrica. Ha suonato in musica da camera con Mezzena e Bonucci (Accademia Musicale Pescarese) e in duo (con Giampiero Giumento); nel secondo caso, presso la Società “Dante Alighieri” di Mosca (2003). Insegna pianoforte al Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino.

In secondo luogo, la violinista è Jalle Feest (Vienna, 1969) e si è diplomata e perfezionata nel 1996, con i Maestri Alexander Arenkow e Ferenc Rados. Ha vinto il concorso “Jugend Musiziert” nel 1983. Si è esibita (e si esibisce) con importanti orchestre, tra cui: “Wiener Konzerthaus”, “Serate Musicali” e “Accademia Filarmonica Romana”. È membro stabile dell’Orchestra Sinfonica dell’Accademia Nazionale di “Santa Cecilia”.

In terzo luogo, la violoncellista è Emilia Slugocka (1982, Dusniki Zdroj). Ha conseguito nel 2001 la Maturità a Breslavia (Conservatorio) e si è perfezionata presso l’Università “Chopin” di Varsavia (Maestro Andrzej Orkisz). È stata primo violoncello sotto la guida dei Maestri Masur, Nikolai, Strugala e Walker. Ha cominciato la sua formazione cameristica presso l’Accademia di “Santa Cecilia” di Roma (Maestri Strano e Sollima) più di una decina di anni addietro.

Vi è, inoltre, il percussionista Alessandro Monteduro che, pur non facendo parte del Trio, ha collaborato nella realizzazione di sei, tra i dieci pezzi del CD.

Proprio in quanto si è deciso di non analizzare i due brani sopracitati, si ritiene sia doveroso esibire gli aspetti più rilevanti delle quattro composizioni che illustrano le stagioni, in relazione alle altre due, più note: “Otoño Porteño”, “Invierno Porteño”, “Primavera Porteña” e “Verano Porteño”.

“Otoño Porteño” (l’“autunno”) si apre con un tema che ricorda il celeberrimo “Libertango” dello stesso autore. Subentrano gli archi: il violino “canta” il tema, mentre il violoncello ed il pianoforte sono di accompagnamento. Ci si trova in presenza, inoltre, di un breve assolo da parte del violoncello che, in seguito, dialoga col pianoforte. Poi, un attimo più concitato, in cui si condensa l’apice della tensione e della passionalità, con toni che sfiorano il drammatico. Più avanti e verso il finale, la melodia iniziale viene ripresa dal violino, seppur con degli “intervalli” cromatici più marcati, rispetto a quanto accadeva in precedenza. Il tutto diviene sempre più impetuoso, fino a sfociare nel termine.

“Invierno Porteño” (l’“inverno”) esordisce con un intimo lirismo da parte del violino, seguito dal movimentato accompagnamento del pianoforte che, secondo un andamento “allusivo”, criptico e sibillino, simile alla musica del Novecento, riprende il tema iniziale, in modo potentemente nostalgico e cantabile. Improvvisamente, imperversano gli altri due strumenti, che rispettano, insieme al pianoforte, la linea di canto. Il ritornello pianistico si ripete e si arricchisce attraverso gli archi, i quali dialogano in modo armonioso. Il tema iniziale viene ripreso una seconda volta, da tutt’e tre gli strumenti, che concorrono nel concepimento di una melodia nostalgica e melanconica, secondo un forte crescendo. Vi è una terza nuova proposta del tema, in modo totalmente “accorato”, da parte del violino che assume, poi, toni “altalenanti”, anche se più sereni ed eterei, fino alla conclusione pacifica del brano. Il pianoforte contribuisce alla creazione di “climax” ascendenti o discendenti, nell’economia della seconda parte, caratterizzata (perlopiù) dal violino, che guida l’andamento della musica.

“Primavera Porteña” (la “primavera”) inizia con il violino, scandendo un ritmo che viene radicalizzato da percussioni di varia natura. Oltre a questo, occorre rilevare una polifonia di matrice bachiana, seppur in modo alquanto anacronistico: si colgono svariate “voci” che vengono cantate da ciascuno strumento, in momenti diversi ma complementari, nella misura in cui sono funzionali alla melodia. Vi è un ritornello quasi immediato, insieme ad accordi simili al (sopracitato) “Libertango”. Il tutto si affievolisce in un lungo ed esteso arpeggio (da parte) del pianoforte. Successivamente, il tema, cantato dal violino, si modifica, nella misura in cui è piuttosto lirico. La terza ripetizione del tema e dei fraseggi successivi (dopo il ritornello) comporta note acute, da parte del violino. La quarta -ed ultima- è un’accelerazione subitanea, che conduce al finale, in modo precipitoso.

“Verano Porteño” (l’“estate”) si apre con accordi lenti del pianoforte, accompagnati da percussioni. Seguono gli archi secondo un ritmo che si fa, man mano, incalzante; per poi svanire nel silenzio, con un diminuendo che accoglie la presenza di un dolce violino. Successivamente, il ritorno al tema, malinconico e meditativo; nuovamente, il ritmo diviene sempre più intenso. Per la seconda volta, interviene il pianoforte, a supporto del violino e del violoncello, che dialogano tra loro. Al terzo ritornello, ci si trova in una situazione molto simile alla precedente, anche se il pianoforte pare assumere un ruolo lievemente marginale, non essendo lo strumento principale che contempla la linea di canto: prevale nettamente il violino, che tocca vertici di veemenza e -quasi- irruenza sonora. Verso il finale, sorgono (in successione e in minuti diversi) nuovi temi, che crescono sia per intensità, sia per rapidità. Dopo aver già rappresentato le (stesse) situazioni di cui sopra, il violino espleta la sua massima potenzialità sonora e, con un “glissando” pianistico finale, si conclude il brano.

In merito all’esecuzione ed interpretazione, il “Parsifal Piano Trio” è riuscito perfettamente a rispettare i precedenti accorgimenti, che accomunano le “Stagioni” a “Oblivion” e “Libertango”, di cui hanno registrato (comunque) la musica. Per quanto pertenga a delle possibili intersezioni o analogie rispetto a “Oblivion” e “Libertango”, sarebbe lecito asserire che le “quattro stagioni” di Piazzolla rappresentano una sintesi, in quanto racchiudono tre strumenti in un contesto cameristico che restituisce, all’ascoltatore, l’autenticità del messaggio lasciato dal compositore. In altri termini: colui che fruisce dell’opera, prova delle emozioni che sono rese possibili dagli espedienti sonori cui Piazzolla ha fatto ricorso. Tra questi, ricordiamo: il cambiamento di registri e dinamiche (crescendi e diminuendi improvvisi), il cambiamento di tonalità e temi, la polifonia tra strumenti differenti -e, quindi, non solo in unici strumenti-, la prevalenza di uno rispetto all’altro e infine, la scelta di determinate atmosfere, in conformità alla stagione messa in musica.

In ultima analisi, il Trio rende questi effetti in modo magistrale, attraverso un’acribia notevole ed una consapevolezza non indifferente della difficoltà -tecnica ed interpretativa- dei brani affrontati. Le musiciste hanno dato prova della loro maturità e hanno saputo conferire una certa unità compositiva ai capolavori in questione.

Stefano Chiesa

News Reporter
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