<strong>INTERVISTA A ROBIN SUMMA – II Parte</strong>

Sharing is caring!

  • Quale linea di continuità si può cogliere, tra i tuoi due libri?

La linea di continuità è il tentativo di ricostruire, secondo modalità “postume”, ciò che mio padre, Pierangelo, ha fornito in merito alla maschera e al teatro. Si tratta di riscoprire (quasi, “inventare”) il pensiero e la ricerca intellettuale ed artistica di mio padre, in questa modalità rappresentativa.

È nel contempo una ricerca personale, in quanto, attraverso la riscoperta di tali testi (appunti, bozze e frammenti vari) inediti di mio padre, -da me trascritti, selezionati e ordinati- sto conducendo un percorso che mi nutre a livello sia esistenziale, sia artistico-intellettuale. È un itinerario “in tre sensi”. In memoria di mio padre, amato da molti; ma anche per me, in quanto mi “cibo” di ciò; per la società (storia e pedagogia del teatro), nonché il pensiero teatrale e politico (mio padre aveva un approccio sociale). L’arte deve essere all’ascolto della follia, della marginalizzazione, ma anche delle criticità che si riscontrano in ceti disagiati.

Questo libro è anche un omaggio allo sforzo della mia famiglia e di tutte le persone, amiche e vicine a mio padre. Una ricerca personale, familiare (anche di colleghi e individui associati) ma che si rivolge esigentemente aperta a qualsiasi persona che si interessi a ciò.

  • Quali sono le caratteristiche più rilevanti del tuo secondo libro?

Il titolo è lo stesso del precedente, ma vi è il seguente sottotitolo: “Maschere e persone, insomma teatro e vita…o teatro-vita” (2022, “Il quaderno edizioni”). In questo (al contrario del primo), si racconta la maschera in modo più filosofico e poetico; elaborato, più ampio. Là dove, nel primo, ci si è concentrati sulla storia della “Commedia dell’Arte”, in questo secondo si esplora il senso storico, psicologico e sociale della maschera “in generale”. Mio padre propone una lettura più profonda del significato della maschera: che cos’è realmente e quali sono le implicazioni ad essa connesse, cosa accade quando la vediamo, quando la indossiamo o viceversa, quando non la indossiamo. E ancora: cos’è il volto?

Si tratta del confine stretto tra la maschera di teatro e il viso umano, il sottile confine esistente e al tempo stesso inesistente, tra l’esasperazione di un volto di maschera e quello umano. Interroga anche il limite filosofico-psicologico di teatro e vita, finzione e realtà. Da questo punto di vista, piuttosto che ridurre tale scritto a qualcosa di meramente storico, giocoso e carnevalesco, mio padre esplora la valenza simbolica, utile ed umana di ciò: cosa ci insegna la maschera e anche il teatro, su quello che siamo e non siamo, che vogliamo essere ma non riusciamo ad essere. Si analizza in modo sintetico tale splendida dialettica, tra la vita e la messa in scena.

  • Parlaci delle tue esperienze in merito a teatro e cinema

Personalmente, sono nato e cresciuto in una famiglia che si è sempre occupata di pensiero, scienza e politica, anche se propendeva più per cinema e teatro. In questa esperienza personale, che sto esplorando con film e documentari, con mia sorella e altri registi, ho compiuto la scelta di non essere solo un artigiano, ma anche un attore davanti ad una cinepresa. Tale cernita è una conseguenza involontaria del fatto che frequento questo ambiente sin da quando ero molto più giovane. È una decisione che mi è “capitata”, in virtù del fatto che la nostra famiglia è legata da decenni al mondo di cinema e teatro. D’altro canto, la passione per questa via comporta studio, compromessi, sacrifici e capacità nel saper lavorare con un regista ed altri attori. Da artigiano, “maneggio” la materia; da attore, “sono maneggiato” a mia volta.

Per la bellezza del confronto a un tipo di esposizione diversa, vorrei continuare a perseguire questa strada.

  • Quali sono i tuoi progetti futuri e in quale settore?

Spero di riuscire ad ampliare l’attività di bottegaio che ho creato a Napoli, in totale solitudine, basandomi sui calchi e gli insegnamenti lasciati da mio padre. Qui, è una realtà tutta mia e si tratta di una città che non conoscevo e in cui ho imparato a parlare con la gente del posto, gestendo un’attività commerciale; a differenza di mio padre, che aveva un suo laboratorio, in Francia.

Se riuscissi ad ottenere qualche finanziamento, farei in modo che tale attività possa essere autonoma dalla mia presenza, formando persone in grado di creare maschere in mia vece, in maniera indipendente e autonoma dalla mia persona.

Il secondo obiettivo è concentrarmi sulle mie passioni e i miei impegni, sia come attore cinematografico e teatrale, attraverso (per esempio) il film girato con mia sorella, Arthur&Diana (lungometraggio attualmente in post-produzione, già premiato al Festival di Locarno). Vorrei anche concentrarmi sulla mia capacità di ricercatore e pedagogo del teatro e della musica, in qualità di professionista e cultore della materia letteraria, a partire dalla pubblicazione di questi due libri, orientandomi su versanti filosofici e poetici.

Stefano Chiesa

FOTO DI COPERTINA: Antonio Florio

ARTICOLO INTERNAZIONALE CHE TRATTA PARTE DELL’ATTIVITA’ FILMICA DI ROBIN SUMMA

(Festival di Locarno):

https://variety.com/2022/film/global/locarno-first-look-on-german-cinema-1235325435/

ALCUNE TRA LE PIU’ SIGNIFICATIVE CITAZIONI DEL LIBRO:

“L’uomo è infine consapevole della molteplicità possibile dei propri visi nello sguardo dell’altro. Ogni viso un personaggio. La maschera è “persona”.”

“Per me il lavoro sulla maschera è un lavoro di presa di coscienza di questa funzione dello sguardo rispetto a ciascuno di noi, di come il teatro e la finzione si uniscono, cioè il teatro e la realtà si uniscono.”

“Creare una maschera è aprire uno spazio immaginario, è creare un nuovo rapporto al mondo, alle cose, alle persone.”

“Aspiriamo ad un mondo dove tutti i giorni ci si possa cambiare di maschera!”

News Reporter
Milano, 1990. Laureato magistrale e triennale in Filosofia ("Vita-Salute San Raffaele", 110/110, 2014) con un "Erasmus" di un anno presso l'Université "Paris 1/Panthéon-Sorbonne". Ho lavorato come articolista, content creator e intervistatore per "MilanoSud" (2021), "Melegnano Web TV" (2020/21) e "Aracne TV" (2020). Sono stato finalista premiato al premio "Nabokov" (dicembre 2021). Per ogni altra informazione (libri, critica musicale, conferenze tenute, riconoscimenti letterari), ecco il mio sito: "www.stefanochiesascrittore.it" Grazie :D
Follow by Email
Instagram