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Nella Giornata del contemporaneo, passi dentro la storia e verso l’arte

di Paolo Miggiano

Se un giorno di un piovoso novembre metti una sera alla Reggia di Caserta, con la magnificenza degli appartamenti storici dei Re Borboni, aperti eccezionalmente al pubblico nelle ore serali in occasione del quarantesimo anniversario della tragedia del terremoto dell’Irpinia, in un percorso che giunge fino ai locali che ospitano la straordinaria collettiva “Terrae Motus” (una delle più importanti collezioni d’arte contemporanea in Italia ideata dallo storico gallerista e critico d’arte Lucio Amelio), il successo è assicurato. Ma se a tutta questa magnificenza aggiungi anche un film documentario di Pappi Corsicato sulla vita e l’arte dello straordinario pittore e cineasta di Brooklyn, Julian Schnabel, allora davvero il sostantivo giusto è “magia”.

Percorrendo lentamente in silenzio gli ampi saloni del suntuoso palazzo reale, in un orario in cui, tranne qualche apparentemente annoiato custode, non c’è quasi nessuno, non puoi non ascoltare il rumore dell’incidere dei tuoi passi. È un andare lento dentro alla storia della nostra terra. Una terrà che fu devastata la sera del 23 novembre del 1980, devastazione che prosegui in altre forme negli anni che seguirono. Qui però il passo va verso l’arte, le varie forme d’arte. Un percorso che, lambendo la mostra su Artemida Gentileschi, porta agli appartamenti reali per giungere, seguendo un tortuoso percorso, alla collettiva di Terrae Motus, dove gli artisti, in diverse forme, hanno spiegato quella immane tragedia, ma “i quadri non hanno bisogno di essere spiegati”, affermerà più tardi Julian Schnabel nel documentario di Corsicato.

Un evento speciale Terrae Motus, realizzato in collaborazione con l’Università agli studi Luigi Vanvitelli, Cineventi srl e La Reggia di Caserta nell’ambito della ormai consolidata rassegna Maestri alla Reggia.

Ed è il direttore artistico di Cineventi, Remigio Truocchio, a spiegare l’essenza della serata:Noi di Cineventi siamo onorati di partecipare al fianco dell’Università Luigi Vanvitelli e della Reggia di Caserta. Una serata di overture agli incontri con i registi italiani che cinge il cinema, l’arte e la storia in un unico abbraccio.

Ma il centro della straordinaria serata evento è stata la proiezione del docufilm “L’arte viva di Julian Schnabel”, diretto dal regista napoletano Pappi Corsicato, sulla vita e l’arte del famoso artista americano di cui la stessa mostra Terrae Motus espone un dipinto dal titolo Veronica’s veil – olio e peli di animali su velluto blu.

La pellicola, dunque, è un’intima testimonianza della vita e dell’arte del grande artista americano. Pappi Corsicato traccia uno spaccato originale dell’amico Julian, partendo dalla narrazione della sua passione per il disegno che lo accompagna sin da quando era solo un bambino, anche se in quegli anni non aveva ancora un’idea precisa di quale forma volesse dare alla sua arte. Dal documentario, attraverso le testimonianze di amici e familiari, emerge dapprima un giovane, cresciuto a Brooklyn, che comincia muoversi in maniera originale nelle gallerie newyorkesi fino a divenire famoso negli anni ’80. Un racconto intervallato dalle memorie personali di Julian, della prima moglie Jaquelin, dei figli Lola, Stella e Vito e dai numerosi amici, personaggi storici dell’America creativa come Michel Basquiat, Wharol, Keitth Haring, Francesco Clemente. Ed ancora Al Pacino, Jeff Koons, Lauric Anderson, Willem Dafoe e Bono degli U2.

Colpisce come un ragazzino che da piccolo viveva in degli spazia molto piccoli della modesta casa di famiglia, una volta trovata la strada della sua arte, scelga di utilizzare gli spazi più ampi anche per le sue opere. Egli, infatti, oltre a vivere nel West Village in una grande casa-studio, da lui stesso progettata secondo la personale concezione di arte, ha scelto di dipingere su tele di grandi dimensioni le sue creazioni. Il film restituisce un Julian strabordante nella personalità e nell’arte, una esplosione di creatività che con impegno e determinazione raggiunge gli obiettivi che sì è prefissato.

Julian Schnabel è anche un cineasta, regista, sceneggiatore, seguendo un modo non convenzionale di di fare cinema. Egli, infatti, nel suo cinema, scagliava i suoi attori contro la telecamera così come scagliava la vernice sui suoi quadri. 

«Si deve creare la poetica», dice ad un certo punto del film Julian, «ed io con i miei firmi ho provato a trovare la poetica» e quanto a poetica in Lo scafandro e la farfalla, colpisco e commuovono le scene delle carezze al padre, ad un padre che fuggiva dall’olocausto.

 Egli ha scritto è diretto molti film che gli hanno permesso di salire sui podi internazionali dei più prestigiosi festival. Egli, infatti, ha scritto e diretto: Basquiat, un film sul pittore Jean Micheal Basquiat; Prima che sia notte con il quale ottenne la candidatura al Premio Oscar, con la nomination di Javier Barden all’Oscar al miglior attore; Lo scafandro e la farfalla con cui ha vinto il premio quale miglior regista al Festival di Cannes e con lo stesso film otterrà il premio alla miglior regia e al miglior film straniero ai Golden Globes del 2008, oltre alla candidatura all’Oscar nello stesso anno; Mirial, presentato a Venezia. Infine, Van Gogh – sulla soglia dell’eternità – con il quale diede la possibilità all’attore William Dafoe di vincere la Coppa Volpi alla mostra del cinema di Venezia e ricevere la nomination agli Oscar e ai Golden Globes.

Il film documentario di Corsicato è un film in lingua inglese e sottotitolato in lingua italiana, un film di immagini di Julian in mare mentre fa surf (il suo sporti preferito) sovrapposte al cielo. Un cielo che a Caserta, fuori dallo splendido scenario del Palazzo e le emozioni delle opere d’arte, ha versato molta acqua, forse a pulire il cielo e a riempire quello splendido mare e continuare a farci sognare con l’arte di Julian Schnabel.

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Un uomo controcorrente, che crede nelle persone e nell'affermazione dei diritti di libertà. Dentro ad una divisa grigio verde i fumi dei lacrimogeni, gli spari, le botte - quelle prese e quelle date - la guerriglia nelle piazze di Milano, Genova, Torino, Roma, Reggio Calabria, Aspromonte, Palermo e le gambe che gli tremano ed il cuore che batte, forte. Rammenta i compagni feriti e quelli caduti e pensa che è fortunato che non sia toccato a lui. E poi apprende che un intellettuale, Pier Paolo Pasolini, aveva parlato di lui e di quelli come lui e aveva detto che, mentre a Valle Giulia (1968 e lui era ancora un bambino) altri giovani facevano a botte con quelli come lui, egli stava - “simpatizzava” - dalla sua parte, perché i poliziotti sono figli di poveri. E capisce che può farcela, che c’è, forse, una strada, per ottenere i diritti, che ancora non ha. Ed è su questi ideali, che Paolo Miggiano ha camminato.
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