“Benvenuti in Perfect Life, il luogo dove tutti i vostri desideri possono diventare quotidianità!”. Così si apre questo romanzo breve o racconto lungo di Alessia Poliandri.
In un futuro distopico in cui la vita virtuale ha preso il posto di quella reale, il colosso societario Vertigo fa affari d’oro. Come? Affittando stanze adibite al godimento di realtà virtuali in cui ognuno può essere e fare tutto ciò che desidera: condurre una vita da nababbo, rivedere persone care ormai scomparse, uccidere. Fuori dalle gigantesche strutture oniriche, però, il mondo è in costante declino: gli esseri umani hanno smesso di cooperare in senso assoluto, al punto che non si fanno nemmeno più figli.
Un’organizzazione di ribelli decide di mettere la parola fine alle attività sconsiderate della Vertigo, che stanno conducendo l’umanità sull’orlo della fine, ed è così che l’attivista Romeo entra nel palazzo 717 del distretto Zaffiro per risvegliare la donna che ‘sogna’ nella stanza ZE8979…
Perfect Life è un’opera breve, un libriccino che consta di una sessantina di pagine in tutto. La scrittura fluida e scorrevole fa sì che lo si legga assai velocemente… ma a durare per tutto il tempo necessario (ore, giorni, per sempre) sono le riflessioni a cui invita.
Particolarmente interessante è il personaggio solo in apparenza marginale di un gatto. Appartiene all’ospite della ZE8979 e alla vita della donna, ma solo virtualmente. Quello vero, in pelo, ossa e bisogno di attenzioni, è ormai abbandonato a sé stesso, rinchiuso in una stanza bianca e privo di tutto tranne che della sussistenza. Sopravvive, nient’altro.
Così, inevitabilmente, ci si chiede: quanti affetti stiamo trascurando, mentre andiamo a caccia di like sui social? Quanto tempo sottraiamo all’interazione con amici e familiari, mentre maneggiamo un joystick? Stiamo davvero vivendo o, piuttosto, dormiamo consumandoci nell’inutilità?
