In principio era il nulla. E il nulla ha la voce irriverente e per questo irresistibile di Amélie bambina. Amélie intuisce sé stessa e il mondo e lo racconta nel modo profondo, chiaro e dissacrante in cui solo l’immaginazione bambina può farlo. Attraversando il nulla divino, scoprendo il potere dello sguardo, giunge alla vita e la schiude davanti agli occhi del lettore incredulo e divertito. E il suo primo sguardo si apre su una barretta di cioccolata bianca belga, la via che conduce al desiderio e alla consapevolezza di sé stessa.
La voce infantile, ora poetica ora impertinente, ci guida alla scoperta del valore della memoria come atto di autodeterminazione e di creazione, alla coscienza che la presenza di ciò che ami è fuggevole e la vita sarà scandita dal lutto.
E che alla perdita e al dolore si può decidere di sottrarsi, lasciandosi morire nella vasca delle carpe, anche se per il mondo hai solo tre anni.
Con lo stesso stupore incredulo Amélie ci accompagna a scoprire l’incantesimo del mare, a farci sedurre dalla pioggia bella e tiepida, a lasciarci incantare dall’eterno girare di una trottola e impazzire al cospetto del “divino aspirapolvere che trasforma le realtà materiali in inesistenza”.
In principio era il vuoto, e non mancava di nulla. Poi Dio scoprì la parola.
— Metafisica dei tubi
Amélie Nothomb

