SOLO UN PEZZO DI STRADA di MAURO GURIOLI

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Un “toc” che riecheggia nella testa della Sabry, la protagonista. Un tonfo, un piccolo rumore che apre uno squarcio nella vita fino a quel momento perfetta della ragazza. All’inizio è una impercettibile fessura, che solo lei vede. Poi un po’ alla volta l’apertura si allarga sempre più e si affaccia su di un mondo fino a quel momento a lei sconosciuto. Sto usando una metafora, per indicare l’imprevisto che può irrompere nell’esistenza di ognuno di noi.
Le persone vicine e più care iniziano a scorgere la fenditura all’interno della bellissima vita della ragazza. Barby, l’amica del cuore, Giò, l’innamoratissimo e amatissimo fidanzato, Pietro e Anna, i suoi genitori, cominciano a nutrire dubbi sul comportamento della Sabry. Lei per prima e poi via via le persone che la conoscono da vicino e le vogliono bene non sono più tanto sicure che la vita della giovane laureanda in Lingue sia così specchiata, limpida e trasparente come hanno creduto fino al quel momento. Cosa c’è dietro quel “toc”? La Sabry non si è fermata, non ha fatto inversione, non è tornata indietro a controllare se qualcosa o qualcuno è rimasto a terra sul bordo della strada o è caduto nel fossato a lato della carreggiata. Nella sua testa, la notte stessa, si succedono delle immagini che le tolgono il sonno e l’aria del respiro: omissione di soccorso, condanna del giudice, fedina penale macchiata, il suo futuro luminoso e pieno di soddisfazioni dopo la laurea interrotto all’improvviso, bloccato da quel “toc”. Il romanzo ci racconta tutto ciò che segue dopo quella notte. E la narrazione tiene legato il lettore fino alla fine in un vortice di continui colpi di scena.
Ho apprezzato l’utilizzo dell’articolo determinativo con i nomi propri femminili, caratteristica del registro linguistico colloquiale usato in Emilia Romagna, perché rende l’espressività del linguaggio mimetico, aderente ai fatti raccontati e ai personaggi che agiscono nella storia. I vezzeggiativi “piccola” e “cucciolo” con cui si chiamano la Sabry e Giò conferiscono inoltre allo stile narrativo una sfumatura di quotidianità quasi tangibile dagli occhi del lettore che scorrono sulla pagina le parti dialogate. La scrittura di Gurioli è arricchita anche dai richiami alla comunicazione veloce dei messaggi delle chat, attive nei telefoni di cui ormai non possono più fare a meno le nostre giornate.
“E, dopo aver scandagliato per bene il fosso con la Barby, si sta convincendo anche lei che forse non ha fatto nulla di grave. Però c’è quel segno sulla carrozzeria, c’è il fotogramma in cui focalizza per un attimo quella sagoma di fianco all’auto in corsa… può essersi davvero sbagliata?” La Sabry sta sfrecciando con la sua auto uscita da pochi giorni dalla concessionaria, è sera e si sta recando all’appuntamento con la Barby per festeggiare il proprio compleanno. La musica a tutto volume, e sta già pregustando la serata in un locale rinomato della zona. All’improvviso sente quel “toc”. Una sagoma scura intravista sulla strada per una infinitesimale frazione di secondo le toglie la serenità, il sonno, l’equilibrio interiore delle certezze granitiche che hanno alimentato fino a quel momento la sua esistenza di ragazza felice, che sta per laurearsi ed è circondata dall’amore del fidanzato, della famiglia e degli amici. Ma si tratta di un amore incondizionato? La domanda non appare in modo esplicito nella mente della protagonista, ma noi lettori ce la poniamo, inevitabilmente. E ci fermiamo a riflettere, a pensare cosa avremmo fatto noi di fronte al “toc” entrato nelle orecchie della Sabry la sera del suo ventitreesimo compleanno. E la risposta non è scontata.
“Se tutti concretizzassimo anche solo una piccola parte dei pensieri e delle fantasie concepiti dal nostro cervello, il mondo avrebbe vita breve. […] riusciamo ad abortire in modo spontaneo gli impulsi malsani che talvolta attraversano la nostra mente […] Se ciò fosse vero per l’universo mondo, gli uomini vivrebbero in pace e in armonia e non sarebbero tormentati dall’eterna lotta tra il bene e il male che affligge invece l’intero pianeta dall’alba dei tempi.”
Questa breve citazione tratta dalla seconda parte del romanzo mi ha colpito per la chiarezza, la semplicità e la veridicità con cui Gurioli si sofferma sulla parte buia dell’umanità, sull’essere spinti troppe volte all’azione solo allo scopo di raggiungere il nostro egoistico interesse, la nostra personale soddisfazione. E poi? Ci attende la felicità dopo? La conclusione del romanzo lascia sullo sfondo la risposta: il bene e il male si fronteggiano da sempre, da quando l’uomo è comparso sulla terra. A volte prevarica il male, a volte il bene ce la fa a sopravvivere. Nulla è scontato, niente è definitivo. Solo una certezza si profila al termine di questa storia: la responsabilità è sempre individuale, non possiamo sfuggire alla nostra coscienza. Sta a noi scegliere, come già aveva detto un grande filosofo dell’Umanesimo, Pico della Mirandola, nel suo “Discorso sulla dignità dell’uomo”: con le nostre azioni possiamo decidere se abbassarci alla condizione delle bestie o elevarci all’altezza morale delle creature angeliche. E verso quale direzione dirigerci dipende solo da noi. Questo significa essere liberi.

News Reporter
Docente di Lettere a Forlì, ha pubblicato articoli e racconti su riviste online. Alcuni suoi testi, in prosa e in versi, sono stati segnalati in concorso letterari nazionali e pubblicati in antologie cartacee. Nel 2022 ha pubblicato il romanzo “La tentazione della scrittura. Memorie dall’Appennino”, Calamaro Edizioni, Finalista al Premio Nabokov 2023, Menzione Speciale del Premio Letterario Nazionale Ipazia 2024, diploma d’onore con menzione d’encomio nell’ottava edizione del Premio Internazionale “Michelangelo Buonarroti”. Da febbraio 2024 collabora con Il Giornale Letterario del Premio Nabokov. A settembre 2024 ha pubblicato la silloge poetica “Sulle soglie del nulla”, Tempo al Libro, Segnalazione particolare della Giuria del Premio Letterario La Ginestra di Firenze 2025 e Menzione d’Onore nella VII Edizione del Premio letterario Internazionale Penne Festival delle Arti. A Ottobre 2025 ha pubblicato il romanzo “L’anima della casa azzurra”, Tempo al Libro, primo premio nell'edizione 2026 del Premio Letterario Internazionale Le Pietre di Anuaria, Menzione d’Onore della Giuria al Premio Letterario La Ginestra di Firenze 2026, Premio speciale assegnato dalla Giuria in omaggio alla qualità dell’opera nella X Edizione del Premio Internazionale “Per troppa vita che ho nel sangue” Antonia Pozzi, Menzione d’Onore nella VIII Edizione del Premio letterario Internazionale Penne Festival delle Arti.

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