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“I Promessi Sposi” e “L’Historia del cavalier perduto”. Il motivo del manoscritto anonimo.

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Nel lontano 1821 Manzoni finge il ritrovamento di un manoscritto anonimo del sec. XVII, nel quale sarebbe contenuta la trama del romanzo.

-Ma quando io avrò durata l’eroica fatica di trascrivere questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l’avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla?-   

L’allusione alla paternità del testo non è un espediente nuovo nella tradizione narrativa. Il critico G. Getto, in Echi di un romanzo barocco nei Promessi Sposi, sostiene che esiste un contatto con un romanzo pubblicato a Venezia nel 1644, l’Historia del cavalier perduto del vicentino Pace Pasini. Le convergenze tematiche e stilistiche e le indubbie similitudini, riscontrabili in ampie zone del capolavoro manzoniano, lasciano supporre che Manzoni abbia letto il romanzo del vicentino. Non potendo constatare singoli punti di incontro e suggestioni precise, non si può concludere, con certezza, che l’anonimo manzoniano sia proprio quello di Pasini.

I 38 capitoli de I Promessi Sposi sono ambientati nella Lombardia del XVII- nel paesino di Olate- soggetta al dominio spagnolo. La storia dei due promessi sposi, Renzo e Lucia, contrastata dall’arroganza del signorotto locale, Don Rodrigo, si intreccia agli eventi storici – la Guerra dei Trent’anni- che stanno dilaniando il territorio: dalla guerra di successione al ducato di Mantova, dalla calata dei Lanzichenecchi alla peste che colpisce la Lombardia nel 1630. Differentemente l’Historia del cavalier perduto si inserisce nella tradizione del romanzo barocco veneto e dei narratori dell’Accademia degli Incogniti, secondo una linea che intreccia avventure cavalleresche-amorose e tematiche storico- politiche. L’ambientazione dell’Historia è ripresa da L’Italia liberata dai Goti del vicentino Gian Giorgio Trissino. Un romanzo barocco iniziato come avventurosa inchiesta di se stesso, ma che termina nel nome della ragion di stato e dell’utilità della pace in un secolo di ferro.

La biblioteca di Manzoni si compone di una ricca ed eterogenea mole di volumi. Le letture di autori europei compiute dal Manzoni agirono sulla sua mente e influirono nella formazione del romanzo: da Cervantes a Voltaire, da Diderot a Fielding, da Scott a Defoe fino al gotico e al noir.  Ricordiamo Alfieri, Verri, Parini, Vico, Monti in Italia; ma è l’esperienza francese che forma spiritualmente e intellettualmente l’autore. Il passaggio da una condizione illuministica ad una sensistica (con gli Idéologues) avviene attraverso le letture che C. Fauriel, punto di riferimento e suo grande amico, gli indica: il “Trattato della conoscenza di Dio e se stesso” di Bossuet. Manzoni subisce l’influsso oltre che di Bossuet anche di Pascal, Thierry, De Tracy e Cabanis. Per la genesi del romanzo è essenziale l’utilizzo di diverse fonti storiche, da L’Historia di Ripamonti alla Vita di F. Borromeo compilata da Rivola, fino al Ragguaglio del Tadino. Tutte queste fonti verranno interiorizzate e depositate nella sua mente letteraria, dando origine al suo capolavoro.

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News Reporter
Laurea Magistrale in Filologia Moderna. Sono un'insegnante nelle materie umanistiche. Amo la Letteratura, il teatro, la poesia, la musica e adoro scrivere.
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