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In questi ultimi anni stiamo vivendo il terribile contagio del Covid-19, che ha mietuto e miete ancora migliaia di vittime. Chissà se in questo periodo disgraziato si può gettare una fune verso il passato letterario capace di raccogliere nelle loro pagine le pandemie a loro coeve e chissà se può ancora interessarci, affascinarci…forse anche spaventarci. Nella “Guerra del Peloponneso” di Tucidide, precisamente nel II libro, viene descritta la peste che si abbatté su Atene intorno al 431 a .C. e durò circa quattro anni: agghiaccianti non sono tanto i sintomi descritti quanto il completo disfacimento delle leggi sacre e profane, perché la gente, ormai disillusa circa le proprie possibilità di sopravvivenza, si abbandonava a qualunque pulsione del momento. Facendo un volo a dir poco pindarico ci troviamo nel ‘300 d. C. nella Firenze di Boccaccio: il suo famoso Decameron narra di dieci giovani che si isolano in campagna e si raccontano dieci storie al giorno, una ciascuno; non fatevi ingannare: a costringere all’isolamento vi è la peste. Circa 1500 anni dopo Alessandro Manzoni pubblicò i “Promessi Sposi: monumentale capolavoro in cui la peste non è solo descritta, ma diventa un personaggio a tutti gli effetti, che coinvolge (e stravolge) la vita dei protagonisti. Altro classico manzoniano, anche se forse meno conosciuto, è “Storia della colonna infame” che tratta del terribile destino riservato a chiunque, anche senza prove o possibilità di difendersi, venisse additato come ‘untore’. Nello stesso periodo Edgar Allan Poe scrisse uno dei suoi racconti più belli, ovvero “La maschera della morte rossa” , un’allegoria sulla peste dilagante (ancora lei!) a cui non si può trovare in nessun modo riparo; lo si può definire perfetto racconto da brivido per un morbo altrettanto spaventoso. Tra questi spicca il più recente “Cecità” di Saramago, vincitore del premio Nobel per la letteratura. I cittadini di un paese non meglio precisato perdono la vista uno dopo l’altro. Si tratta di un contagio reale o immaginario? Fittizia la malattia raccontata, ahimè troppo reale la cecità interiore che ci ha portato a perdere il senso di solidarietà, almeno secondo Saramago. E come dargli torto?

News Reporter
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