Torna in libreria per Tralerighe l’opera di Francesco Graziano, medico e soldato. Un manoscritto ritrovato per caso a San Paolo svela il volto cinico del conflitto: dall’incompetenza dei comandi alla fame nei lager tedeschi, fino allo scontro con il futuro Papa Pio XII.

La Grande Guerra senza eroi: dal Brasile spunta grazie a Paolo Seno il “Diario disincantato” che l’Italia aveva dimenticato
Torna in libreria per Tralerighe l’opera di Francesco Graziano, medico e soldato. Un manoscritto ritrovato per caso a San Paolo svela il volto cinico del conflitto: dall’incompetenza dei comandi alla fame nei lager tedeschi, fino allo scontro con il futuro Papa Pio XII.
C’è voluta la curiosità di un ricercatore e un acquisto fortunato in una libreria di San Paolo del Brasile per riportare a casa, dopo un secolo, una delle testimonianze più crude e autentiche della Prima Guerra Mondiale. Si intitola “Diario disincantato” (Tralerighe libri, 2025, a cura di Paolo Seno) ed è la cronaca in presa diretta di un’apocalisse vista con gli occhi di chi non cercava la gloria, ma solo la sopravvivenza.
L’autore è Francesco Graziano, un aspirante medico calabrese emigrato in Brasile e tornato in patria per studiare, che si ritrova catapultato dalla vita universitaria all’inferno del Pasubio e del Carso. Il suo non è il solito diario di guerra. Pubblicato in portoghese e italiano in Sud America nel 1925 per la comunità di emigrati, il libro è rimasto inedito nel nostro Paese fino a oggi. E leggendolo si capisce il perché: negli anni Venti, mentre l’Italia costruiva il mito della Vittoria e del Milite Ignoto, Graziano scriveva di ufficiali ubriaconi, di generali incompetenti e di una “vittoria” che aveva il sapore amaro della truffa.
Il valore di questo diario sta tutto nell’aggettivo scelto dal curatore: disincantato. Graziano, con una penna intinta nel vetriolo, demolisce la retorica bellica. Niente “radiose giornate”, niente eroismi da cartolina. Per lui la guerra è “la sintesi di tutte le realtà”, fatta di fango, sangue e soprattutto di stupidità. Indimenticabili i ritratti dei suoi superiori, spesso definiti con lo sprezzante soprannome di “Capitan Fracassa”: ufficiali inetti, preoccupati più del rancio e del vino che della vita dei soldati, pronti a mandare interi battaglioni al massacro per conquistare pochi metri di roccia sul Carso o sul Pasubio, per poi ritirarsi. Graziano, che da medico vede i corpi straziati nelle retrovie, non fa sconti: “L’inferno è questo”, scrive, descrivendo teste mozzate e lamenti di moribondi abbandonati sotto il tiro dell’artiglieria.
Il diario diventa un reportage drammatico durante i giorni di Caporetto. Graziano racconta lo sbandamento, la fuga dei civili, la confusione degli ordini e, infine, la cattura. Da qui inizia la seconda parte del calvario: la prigionia nel Cellelager, in Germania. Le pagine dedicate al campo di concentramento sono un pugno nello stomaco. La fame è la vera protagonista: riduce uomini colti e decorati a bestie pronte a rubarsi una buccia di patata o a leccare scatolette vuote trovate nella spazzatura. Graziano descrive una “società dei pacchi”, dove chi riceve cibo da casa diventa un signore feudale e chi non ha nulla muore di inedia nell’indifferenza generale. È una denuncia potente contro la disorganizzazione della Croce Rossa e dello Stato italiano, incapaci di sostenere i propri prigionieri, a differenza di quanto facevano francesi e inglesi.
Tra le pagine più sorprendenti spunta un cameo storico di rilievo: la visita al campo del Nunzio Apostolico Eugenio Pacelli, il futuro Pio XII. Se altri testimoni dell’epoca (come Carlo Emilio Gadda, anch’egli internato a Celle) ne ricordarono la commozione, Graziano ne traccia un ritratto feroce e anticlericale. Lo descrive freddo, distaccato, troppo attento a non dispiacere ai carcerieri tedeschi, incapace di una vera parola di conforto per quegli “avanzi umani”. Un giudizio durissimo, che mostra quanto la sofferenza avesse scavato un solco tra i soldati e le istituzioni, Chiesa compresa.
Il libro si chiude con un’appendice scritta nel 1920, intitolata “Dov’è la vittoria?”. È il grido di dolore di un reduce che torna a casa e trova un’Italia nel caos, dove gli “imboscati” festeggiano e i reduci sono sbeffeggiati. Amareggiato, Graziano ripartirà per il Brasile, ma non prima di aver invocato l’arrivo di un “Uomo forte” che rimetta ordine. Una conclusione che getta una luce sinistra e profetica sugli anni a venire e spiega l’adesione di molti ex combattenti al fascismo nascente.
Grazie al lavoro di recupero di Paolo Seno e all’editore Tralerighe, oggi possiamo leggere queste pagine. Non è un libro per chi cerca la favola bella della Grande Guerra, ma per chi vuole guardare in faccia la storia, anche quando è sporca di fango e priva di gloria.
SCHEDA LIBRO
Titolo: Diario Disincantato
Autore: Francesco Graziano (a cura di Paolo Seno)
Editore: Tralerighe libri
Pagine: 426
ISBN : 9788832874457
Euro: 20,00
Argomento: Prima Guerra Mondiale, Memorialistica, Prigionia
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