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Virginia Woolf

1. Cenni biografici e critici

La scrittrice inglese Virginia Woolf nacque nel 1882 in una famiglia agiata e all’interno di un  ambiente pervaso da uno spirito di libertà di pensiero e caratterizzato da ampie vedute. Pubblicò il suo primo romanzo, Voyage Out, nel 1915 e compose in seguito le sue maggiori opere letterarie, considerate dei classici moderni, quali Mrs Dalloway, To The Lighthouse, Orlando e The Waves. Nel corso della sua esistenza cadde spesso in depressione, tanto da decidere di togliersi la vita nell’anno 1941 all’età di cinquantanove anni. Il padre, storico e critico, fu una figura nota nei circoli letterari dell’epoca, mentre la madre, nata in India, lavorò come infermiera e scrisse un libro sulla professione. Entrambi i genitori furono sposati ed ebbero dei figli precedentemente alla loro unione, dalla quale ne nacquero altri quattro, tra cui Virginia. Tutti i figli, compresi quelli delle precedenti unioni, crebbero sotto lo stesso tetto a Kensington. I ragazzi ebbero la possibilità di frequentare la scuola, mentre le ragazze ricevettero un’istruzione domestica grazie anche alla presenza della vasta biblioteca del padre cui avevano libero accesso. La famiglia era solita trascorrere le estati nella casa residenziale sulla costa sud occidentale dell’Inghilterra, a St. Ives, dove gli strepitosi panorami e scenari naturali ispirarono diverse opere letterarie di Virginia. L’infanzia della scrittrice fu però segnata da momenti di grande difficoltà e tristezza causati non soltanto dagli abusi sessuali subiti da parte dei due fratellastri maggiori, ma anche dalla perdita improvvisa della madre nel 1895 dovuta alla febbre reumatica. Due anni più tardi morì pure la sorellastra che nel frattempo aveva assunto la gestione dell’intera famiglia. La Woolf incominciò in quegli anni duri a soffrire di attacchi di depressione sempre più gravi e devastanti; proseguì tuttavia la propria formazione al King’s College di Londra, dove conobbe da vicino il femminismo ed i suoi principi e ne fu affascinata. Nel 1905 subì la perdita del padre a causa di un cancro e qualche anno più tardi anche del fratello, che morì di tifo. Trascorse quindi una giovinezza segnata da continui lutti e tragedie, caratterizzata da momenti di intensa produzione letteraria e da altri di profonda desolazione e disperazione. In seguito alla morte del padre, Virginia, la sorella Vanessa ed il fratello Adrian si trasferirono nell’area di Bloomsbury, nei pressi di Londra, dove iniziarono a frequentare un gruppo di artisti e letterati dell’epoca, il cosiddetto Bloomsbury Group. Qui Virginia conobbe il futuro marito, il saggista Leonard Woolf, che sposò nell’anno 1912. I due acquistarono una vecchia casa editrice e fondarono la Hogarth Press con la quale pubblicarono molti dei loro lavori, come pure opere di Sigmund Freud, T.S. Eliot e Katherine Mansfield. Nel 1922 Virginia incontrò l’autrice Vita Sackville-West, moglie di un diplomatico inglese. La loro profonda amicizia si trasformò ben presto in una relazione amorosa che durò per tutta la vita. 

Nel suo quarto romanzo, Mrs Dalloway, la Woolf fa uso sapiente del monologo interiore e si occupa di tematiche quali il femminismo, l’omosessualità e la malattia mentale nell’Inghilterra del dopoguerra. Il romanzo fu un successo e ad esso fece seguito un secondo successo, To The Lighthouse (Gita al faro), del 1928, un classico considerato rivoluzionario per l’uso della tecnica narrativa del flusso di coscienza, caratteristica stilistica del romanzo moderno del tutto innovativa. La musa della scrittrice, Vita Sackville-West, ispirò invece la composizione del romanzo Orlando, ritenuto un’opera moderna, che le diede un’immensa popolarità. Nel corso della sua carriera di scrittrice la Woolf tenne diversi corsi universitari, scrisse inoltre molti saggi e racconti brevi, creandosi così l’immagine della femminista d’avanguardia, dell’intellettuale e scrittrice influente e rivoluzionaria. Nonostante la fama, non smise mai di soffrire di intense crisi depressive che la portarono a togliersi la vita lasciandosi annegare nel fiume Ouse nel marzo del 1941, dopo essersi riempita di pietre le tasche del cappotto ed essersi immersa nella corrente gelida. Tutto questo avvenne probabilmente per sfuggire ad un’ulteriore guerra, la seconda guerra mondiale, in seguito al blitz del 1940 da parte dei soldati tedeschi che distrussero l’abitazione sua e del marito a Londra. Virginia Woolf fu una delle maggiori scrittrici del XX secolo e la sua produzione letteraria ebbe un forte impatto sui movimenti femministi degli anni ’70. Fu un’ardente femminista, pacifista, anti-imperialista e anticolonialista, anti-omofoba, atea e, grazie alle aperte vedute della famiglia, profondamente umanista; ebbe un carattere piuttosto complesso e sfaccettato. Da parte dei critici spesse volte fu tacciata di classismo, elitismo ed antisemitismo, quest’ultimo giudizio però alquanto controverso poiché il marito stesso era ebreo. Nella scrittura fu un’autrice spesso offensiva e crudele verso altri autori, in primis nei confronti di biografi e traduttori.(1)(2)

Nel 1939 Virginia rivelò pubblicamente gli abusi subiti da bambina per mano dei fratellastri, secondo quanto riporta il suo biografo Coillian Gill. Divenne in età adulta sostenitrice dei bambini più vulnerabili e soggetti a simili esperienze, lottando per la loro difesa e protezione.(3)

2. Orlando: la più lunga lettera d’amore della storia(4)

Orlando è un’opera inesauribile; considerata anche “biografia satirica” della scrittrice, presenta un’immensa varietà di temi: il doppio, l’identità, il difficile rapporto delle donne con la scrittura, il viaggio e lo scorrere del tempo, gli standard sociali legati alla figura maschile e femminile, l’amore.(5) Il romanzo fu dedicato da Virginia alla scrittrice e poetessa Vita Sackville-West, sua amante storica, il cui figlio, Nigel Nicholson, lo definì “la più lunga lettera d’amore della storia”.(6)

In esso viene esplorato il percorso della Woolf come scrittrice, visto come tragitto di emancipazione, come ricerca di libertà economica e di uno spazio personale, altro rispetto a quello dominato dal patriarcato e dai suoi canoni consolidati.(7) La mente creativa, secondo quanto scrive la Woolf, deve essere androgina, incandescente, risonante ed indivisa, necessitando delle qualità di entrambi i sessi: “…a person may have many thousand…and these selves of which we are built up, one on top of the other, as plates are piled on a waiter’s hand, have attachments elsewhere, sympathies, little constitutions and rights of their own…” (…una persona può averne migliaia…e tutte queste personalità di cui siamo fatti, una sopra l’altra, come piatti impilati sulla mano di un cameriere, hanno degli attaccamenti, piccole leggi e diritti propri.)

Il personaggio Orlando personifica questo tipo di mente e le qualità tanto ricercate e celebrate dalla scrittrice: egli ha infatti il privilegio di estendere la propria vita per oltre tre secoli (dai primi anni del XVII fino al XX secolo) e di sperimentare la dualità sessuale (ad un certo punto degli eventi diverrà donna). Orlando vive quindi le esperienze tipiche sia del mondo maschile che di quello femminile adattandosi alle varie epoche storiche e culturali, arricchendo così enormemente le potenzialità della propria mente e identificandosi e comprendendo i due generi, l’uomo e la donna. Vivrà circa trecentocinquant’anni, che corrispondono ai vent’anni della sua vita reale trattati nel romanzo: la narrazione incomincia quando il ragazzo ha sedici anni e si conclude quando la donna ne ha trentasei. Simboli rilevanti che si ripresentano spesso nel corso del romanzo sono l’abito, il vestiario, il travestimento; essi sottolineano la diversità tra i generi secondo i ruoli imposti dalla società: “…clothes have, they say, more important offices than to merely keep us warm. They change our view of the world and the world’s view of us.” (…i vestiti hanno, si dice, ruoli molto più importanti del semplice scaldare i nostri corpi. Essi trasformano il nostro modo di vedere il mondo e come il mondo vede noi.) Grazie all’elemento del travestimento, molte volte utilizzato anche per sfuggire alle pressioni sociali, la scrittrice riflette ironicamente sui comportamenti degli uomini e delle donne: “Different though the sexes are, they intermix. In every human being a vacillation from one sex to the other takes place, and often it is only the clothes that keep the male and female likeness, while underneath the sex is the very opposite of what it is above. Of the complications and confusions which thus result every one has had experience, but here we leave the general question and note only the odd effect it had in the particular case of Orlando herself.” (Benché differenti i sessi, essi si mescolano. In ogni essere umano ha luogo un vacillare tra un sesso e l’altro, e spesso solo sono i vestiti che rendono simili maschi e femmine, mentre al di sotto, il sesso è l’opposto di ciò che c’è fuori. Delle complicazioni e confusioni che ne risultano ognuno ha esperienza, ma qui abbandoniamo la questione generale ed osserviamo soltanto lo strano effetto che ebbe nel caso della stessa Orlando.)

Orlando è un giovane aristocratico che cresce nel periodo dell’Inghilterra elisabettiana: ama viaggiare, scrivere, vivere avventure amorose. Si innamora e diviene inoltre ambasciatore del suo Paese fino a ritrovarsi trasformato in una donna, dopo essersi risvegliato da sette lunghi giorni di sonno. In qualità di donna, Orlando ama profondamente la solitudine e la contemplazione, tipiche del mondo femminile, nonostante senta la mancanza delle libertà di cui in genere godono gli uomini. Orlando non rinuncerà mai alla propria indipendenza di donna, sarà frequentatrice dell’alta società, conoscerà i più noti e celebrati poeti dell’epoca, sistematicamente smontandoli con ironia, privandoli dell’aureola e della loro fama. Denuncerà le regole e le convenzioni oppressive vittoriane, specialmente le restrizioni imposte alle donne: “As long as she thinks of a man, nobody objects to a woman thinking.” (Se pensa come un uomo, nessuno disapprova il pensiero di una donna.) Ella sposerà un marinaio che intraprenderà lunghi viaggi in mare: una relazione caratterizzata da continue assenze, che godrà però di meravigliosi incontri al momento giusto. Un matrimonio certamente non convenzionale che le farà conoscere la gioia della maternità e le permetterà di dedicarsi anima e corpo alla scrittura, attività che Orlando non abbandonerà mai nel corso della vita. La sua aspirazione principale è infatti quella di diventare scrittrice: recherà sempre con sé il suo manoscritto, The Oak Tree (La Quercia). Scrittura vista quindi come elemento di stabilità che tiene legata e alla quale ruota attorno tutta la vita di Orlando. La protagonista  tiene inizialmente gli scritti per sé, ma presto decide di volere essere se stessa ed obbedire al proprio mondo interiore, alla propria missione, trovando una modalità di scrittura propria e rispettata e sentendosi liberà di esprimere tutte le emozioni tipiche della sfera e sensibilità femminili.(8)

3. Le Onde: il linguaggio dell’interiorità(9)

Il tema dominante del romanzo The Waves (Le Onde) è l’acqua, intesa come componente fondamentale della nostra vita e del pensiero: i pensieri umani scorrono infatti incessantemente come un torrente in piena, descrivendo e definendo la nostra coscienza ed il suo linguaggio. La tecnica stilistica e letteraria chiamata stream of consciousness (flusso di coscienza) è spesso utilizzata dalla Woolf nei romanzi e racconti, facendone una scrittrice moderna sperimentale. Il romanzo Le Onde rappresenta quindi lo stato liquido e mutevole dell’esistenza e dell’esperienza umana, il nostro mare interiore che costantemente si infrange contro la materia immobile del mondo e delle cose (10): “I am not one and simple, but complex and many.” (Non sono una e semplice, ma complessa e molteplice.)

Racconta di sei personaggi che trascorrono insieme le giornate nei pressi di una spiaggia: attraverso le loro vicende, i loro discorsi e pensieri vengono illustrate le modalità degli intrecci e delle relazioni umane. Essi infatti a tratti si ameranno, odieranno, separeranno, ma poi si cercheranno nuovamente, mostrando il bisogno dell’altro, come gocce che confluiscono in un unico mare e si mescolano in una sola ed unica condizione, propria a tutti gli umani. Un intreccio di vite, una ghirlanda che la scrittrice crea con le sue abili mani e poi lascia andare nelle acque di un torrente, dove, in balia della corrente, ogni fiore resta aggrappato all’altro, si appoggia e non lo abbandona, a sottolineare i legami tra gli esseri umani, nella condivisione del bene come pure del male: “I see nothing. We may sink and settle on the waves. The sea will drum in my ears. The white petals will be darkened with sea water. They will float for a moment and then sink. Rolling over the waves will shoulder me under. Everything falls in a tremendous shower, dissolving me.” (Non vedo nulla. Potremmo affondare e ricomporci sulle onde. Il mare rullerà nelle orecchie. I petali bianchi saranno anneriti dall’acqua. Galleggeranno per un poco e poi affonderanno. L’ondeggiare continuo mi spingerà in basso. Tutto cade in un terribile rovescio, e mi dissolve.)

Le Onde è stato visto come un poema scritto in prosa, come un racconto musicale, da parte di Marguerite Yourcenar nel 1937, un brano per orchestra, dove ogni personaggio rappresenta uno strumento musicale e l’insieme delle voci e dei suoni compone una sublime sinfonia che ci racconta le esperienze di ognuno, partendo dall’infanzia fino a giungere alla maturità. A questo proposito la Woolf stessa ammette di scrivere a ritmo, non a trama. Il romanzo non ha una trama, i suoi personaggi parlano attraverso lunghi soliloqui che avvengono in tre momenti precisi di ogni giornata: il mattino, il meriggio ed il crepuscolo. “When I cannot see words curling like rings of smoke round me I am in darkness – I am nothing.” (Quando non vedo parole arricciarsi come cerchi di fumo attorno a me sono nell’oscuirità – sono il nulla). “I feel a thousand capacities spring up in me. I am arch, gay, languid, melancholy by turns. I am rooted, but I flow.” (Sento mille possibilità affiorare in me. Sono maliziosa, gaia, languida e malinconica a tratti. Sono radicata, eppure fluisco.)

La storia è quindi costruita seguendo un ritmo circolare ad imitare l’eterno ritorno e infrangersi delle onde. I monologhi dei protagonisti sono dei veri e propri flussi di coscienza che fanno loro ripercorrere la vita dall’infanzia all’età adulta, con la presenza di interludi che scandiscono il tempo della narrazione. L’ambientazione è probabilmente il luogo amato dell’infanzia della Woolf, St. Ives, dove la scrittrice era solita trascorrere delle estati spensierate con la famiglia nella bellissima residenza sul mare. 

Le onde sono come il tempo ed il suo incessante scorrere e simboleggiano il continuo movimento e l’eternità: “The wave paused, and then drew out again, sighing like a sleeper whose breath comes and goes unconsciously.” (L’onda s’arrestò un momento e poi ripartì, sospirando come un dormiente il cui respiro va e viene senza consapevolezza.) Il tempo ciclico della natura si intreccia con quello individuale dei personaggi, con una musicalità e liricità create dalla scrittrice capaci di evocare l’infuriare del mare ed il senso dell’eterno ritorno.(11) “We are all swept on by the torrent of things grown so familiar that they cast no shade.” (Siamo tutti spazzati dal torrente delle cose divenuto a noi tanto familiare da non lasciare ombra alcuna.)

4. Kew Gardens: le voci nella prosa moderna(12)

Kew Gardens è un racconto breve (short story) che la Woolf scrisse durante gli anni del primo conflitto mondiale, ambientato nei giardini botanici reali di Londra in un caldo e afoso pomeriggio di luglio. La narratrice rileva ed osserva gesti abituali e quotidiani, cattura uno spezzone di vita vera, ascoltando frammenti di conversazioni, toccando veloce come una farfalla tutte le aiuole dell’animo umano(13), raccogliendo voci in modo indiretto e casuale in un percorso non lineare, come quello della lumaca che si fa strada per raggiungere l’aiuola e che deve più volte deviare il proprio tragitto rettilineo, riformularlo e ricostruirlo a causa degli ostacoli che vi si interpongono, l’insetto verde, il sasso, i piedi dei visitatori.(14) Gli occhi della Woolf divengono le antenne della lumaca che, captando ciò che le circonda, riproducono lo scorrere del tempo dell’interiorità, dei pensieri, delle coscienze. La prosa woolfiana ci restituisce il processo vero e proprio del pensiero offrendoci una visione del mondo imparziale, dove l’Io (“I”) e l’occhio (“eye”) del narratore registrano l’effimero, l’apparenza, il momento che riescono a cogliere e lo trasformano successivamente in sensazione, emozione. La coscienza interiore dei personaggi viene quindi trascritta in prosa con un linguaggio lirico, poetico e musicale, tipico della coscienza interiore, del pensiero, e lo restituiscono attraverso una serie di istantanee e fugaci scene di vita. I temi sfiorati nel racconto sono quelli del desiderio, della passione, dell’amore, e ancora, il rimpianto, l’abbandono, l’incertezza, la solitudine, l’incomunicabilità, la connessione, la paralisi, il dramma della guerra, la differenza di classe sociale.

Protagonisti della storia sono uomini e donne che procedono lungo le aiuole in modo irregolare, al pari degli insetti e piccoli animali che le abitano, come le farfalle e la lumaca: esseri e corpi avvinghiati nel grande gioco della vita e che la protagonista assoluta, la luce, illumina insieme al tripudio dei colori delle fioriture. Gli occhi della narratrice ci svelano dapprima una coppia con figli che parla di amori passati con rimpianto e malinconia; poi due uomini, un giovane ed un anziano affetto da allucinazioni causate dalla grande guerra che come un pazzo evoca spiriti e voci di mariti morti in battaglia. Vediamo successivamente due donne anziane della minuta borghesia che a loro volta osservano i presenti e commentano; infine una giovane coppia immersa nella visita dei giardini, dove le decisioni circa il percorso da seguire vengono prese esclusivamente dalla figura maschile: “Yellow and black, pink and snow white, shapes of all these colours, men, women and children were spotted for a second upon the horizon, and then, seeing the breadth of yellow that lay upon the grass, they wavered and sought shade beneath the trees, dissolving like drops of water in the yellow and green atmosphere, staining it faintly with red and blue.” (Giallo e nero, rosa e niveo, forme di tutti questi colori, uomini, donne e bambini individuati per un istante all’orizzonte, e che poi, osservando la distesa di giallo sull’erba, esitano e cercano riparo sotto gli alberi, dissolvendosi come gocce d’acqua nell’atmosfera gialla e verde, macchiandola lievemente di rosso e di blu.)

Al termine del racconto si ode soltanto un intersecarsi confuso di vocii che fluttua quasi staccandosi dai corpi stessi, mischiandosi con i rumori e le grida provenienti dalla città, dalle strade, per poi fondersi con miriadi di petali fioriti che schizzano in aria i loro colori. Così come tutto appare, altrettanto rapidamente si dissolve: “…like a vast nest of Chinese boxes all of wrought steel turning ceaselessly one within another the city murmured; on the top of which the voices cried aloud and the petals of myriads of flowers flashed their colours into the air.” (…come un ampio nido di scatole cinesi tutte lavorate in acciaio che girano incessantemente una dentro l’altra, la città mormorava; in cima ad essa le voci risuonavano forti e petali di miriadi di fiori facevano scintillare i loro colori nell’aria.)

5. Conclusione

In una lettera scritta a Vita nel 1926, Virginia parla dello stile della scrittura, della difficile ricerca della parola giusta: afferma che lo stile è questione di ritmo e che, solo una volta acquisito, ci è permesso di trovare le giuste parole ed espressioni. Il ritmo è come un’onda nella mente che nasce da un’idea, da un’emozione e permette di districare illuminazioni e frammenti di vissuto che la affollano, ancora prima che intervenga la parola. Nel momento in cui l’onda entra in moto, le parole adatte iniziano a fluire e ad esprimere la mente stessa, l’aggrovigliarsi dei pensieri, la vita, i sogni e i desideri. Per Virginia, vita e scrittura si fondevano costantemente, nutrendosi l’una dell’altra. Ecco quindi una scrittura frammentata dove i monologhi interiori, il flusso di coscienza e gli attimi di rivelazione superano la trama tradizionale del romanzo, nel tentativo di riflettere e restituire la frammentarietà della vita degli esseri umani, devastata dagli orrori della grande guerra. La Woolf non smise mai di esplorare, ricercare e sperimentare, sia nella vita che nella scrittura; una donna combattiva e forte che indagò e raggiunse i propri obiettivi grazie alla sua grande apertura mentale e alla capacità di osservazione che andava oltre ogni consuetudine, fino ad arrivare ad infrangere ancora una volta le regole e con consapevolezza estrema affermare la propria libertà ed il proprio potere… Come in quel giorno d’inverno, in cui si immerse nelle acque gelide di un fiume e si lasciò trascinare dalla corrente, lontano dal fantasma di un’altra guerra, di una nuova ricaduta nella pazzia.

Bibliografia

Letteratura primaria:

(7)Virginia Woolf, A Room of One’s Own, Hogarth Press, 1929

(12)Virginia Woolf, Kew Gardens, Hogarth Press, 1919

(4)Virginia Woolf, Orlando: a biography, Hogarth Press, 1928

 (9)Virginia Woolf, The Waves, Hogarth Press, 1931

Letteratura secondaria:

(10)(11)Armanino Ester, Le Onde, Virginia Woolf, officinaletteraria.com

Bell Quentin, Virginia Woolf: A Biography, Harcourt Brace Jovanovich, 1972

(5)(8)Cartellone Concetta (a cura di), Orlando di Virginia Woolf – apporondimento, novembre 2017, gruppodiletturadalmine.wordpress.com

Ellis Steve, Virginia Woolf and the Victorians, Cambridge Unit.Press, 2007

(6)Giano Anna Maria, Orlando: la più grande delle storie nelle pagine di Virginia Woolf, luglio 2015, fascino degli intellettuali.larionews.com

(3)Haynes Saying, “It Had a Lifelong Effect on Her”. A New Virginia Woolf Biography Deals With the Author’s Experience of Childhood Sexual Abuse, December 2019, TIME

Lee Hermione, Virgina Woolf, Vintage Books, 1999

(1)Lee Hermione, Virginia Woolf and Offence, Oxford Univ.Press, 1995

(2)McManus Patricia, The Offensiveness of Virginia Woolf: From a Moral to a Political Reading, Woolf Studies Annual

Shukla Bhaskar, Feminism, Sarup & Sons., 2007

Winterson Jeanette, Different Sex, Same Person: How Woolf’s Orlando became a trans triumph, the Guardian, novembre 2018

Virginia Woolf Biography, biography.com Editors, aprile 2014

(14)interestingliterature.com, febbraio 2019

(13)“Un racconto en plein air: Kew Gardens, Virginia Woolf”, ilprismadinewton.wordpress.com, 2017

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News Reporter
Claudia Messelodi lavora come insegnante di lingue e letterature straniere in un liceo. Ama scrivere poesie ed haiku sia in italiano che in altre lingue straniere, principalmente in inglese. Parecchie sue liriche hanno ottenuto premi e riconoscimenti poetici e sono state pubblicate su antologie nazionali ed internazionali, su riviste poetiche online e cartacee, su siti e blog specializzati. Ha pubblicato diversi saggi letterari e dieci raccolte poetiche a partire dal 2012: Sky-blue Wisteria/Glicini Azzurri, Variations of Sky and Soul/Variazioni di Cielo e Anima, Interlacements/Intrecci, Sinuosità, Blue Moon, Colori nel Vento, Alternanze, Nonostante il Vento, Porte Socchiuse, Luce. www.claudiastones.blogspot.com
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