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La mente, che luogo affascinante: lo spazio che delimita le nostre virtù e anche le nostre bestialità, i nostri ricordi e le decisioni circa il futuro. La mente degli artisti poi (e degli scrittori in particolare dato l’argomento della rivista), chissà che giostra! Premetto che il lavoro degli scrittori è soprattutto sudore, fatica e disciplina e che c’è chi, purtroppo, nonostante o a causa del loro talento, ha dovuto fare i conti con la loro salute mentale. Quasi sempre uscendone sconfitti. Esempi? Si può iniziare da Baudelaire, il “poeta maledetto” , il nostro giovane bohemien era in realtà dipendente da droghe e alcool e tentò varie volte il suicidio, un’immagine ben diversa da quella che si ha di solito di questo scrittore. Introducendo un esempio al femminile troviamo Sylvia Plath, celebre autrice de “La campana di vetro”, fu doppiamente vittima della depressione e del marito violento. Morì suicida all’età di trent’anni. Se le sevizie subite dalla Plath da parte di Ted Hughes (va ricordato l’aborto provocato a suon di botte), neanche la presenza di un marito innamorato e premuroso impedisce a Virginia Woolf di togliersi la vita dopo svariati tentativi malriusciti: in procinto di immergersi nel fiume Ouse, ha lasciato una lettera di addio al marito che ci lascia una delle più importanti rappresentazioni del suo dolore, nonché di uno stile e una capacità di trasmettere emozione rimasto intatto fino alla fine. Disturbo bipolare complicato dall’abuso di alcol: questa la diagnosi clinica di Ernest Hemingway, sottoposto a vari ricoveri, dove ha subito un ingente numero di elettroshock, e infine morto suicida. Sorprendentemente, al di là delle questioni mediche, Hemingway fu uno scrittore prolifico e ‘padre’ di opere di alto pregio, come “Per chi suona la campana”, “Il vecchio e il mare” ecc… Dall’altro lato troviamo Edgar Allan Poe, che passò la vita fra gioco d’azzardo, alcool e squilibri mentali, questi ultimi ‘coronati’ dalla morte della moglie: passò gli ultimi giorni della sua vita in stato delirante; inutile elencare i suoi innumerevoli racconti, diventati un vero e proprio cult. Un piccolo cammeo lo dedico al nostrano Dino Campana, autore de “I canti Orfici”, e ai suoi numerosi soggiorni in manicomio.

Morale della favola? Mai giudicare un libro dalla copertina, potremmo scoprire fra le pagine infinite storie di bellezza…

News Reporter
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