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Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo. – Gianni Rodari –

Le fiabe, così come di fatto le favole, sono un retaggio che ci portiamo dentro sin dall’infanzia, rappresentano delle sfaccettature fantastiche di una realtà altrimenti inesistente, che si sviluppano nel narratore con lo scopo di creare nel bambino un atteggiamento propositivo nei confronti della vita, spesso entrando volutamente in contrasto con quelle che poi sono le esperienze reali.

Così, la fiaba appartiene a quel filone letterario che più di tutti si presta ad aiutare il bambino a costruire una propria visione del mondo, acquisendo e condividendo un sistema di valori, attraverso esperienze e percorsi interiori, che il narratore descrive utilizzando un linguaggio simbolico, ma immediatamente fruibile per un fanciullo.

L’utilizzo di un linguaggio simbolico permette di celare aspetti della realtà troppo crudi o sgradevoli, senza per questo rimuoverli; così attraverso uno sforzo interpretativo, anche i più piccoli giungono a conoscenza dei fatti più dolorosi della realtà, ma mitigati da una narrazione che porta in sé il magico mondo della fantasia e dell’immaginazione.

I bambini, ascoltando, riconoscono nelle situazioni delle favole situazioni che hanno fatto parte o che fanno parte della loro esperienza, consapevole o no: Pollicino abbandonato nel bosco è il bambino che teme di essere abbandonato ogni volta che la madre o il padre escono di casa, o dalla porta della sua stanza, fino a quando non abbia realizzato che la loro sparizione è temporanea. – Gianni Rodari –

Ѐ dunque naturale che un concetto complesso, come quello di diversità, assuma spesso nella fiaba una veste simbolica, tale da giungere al bambino solo attraverso uno sforzo interpretativo.

Per diversità, ovviamente, si intende tutto ciò che si scosta interamente dalla norma e che quindi, per definizione, differisce. Ma è interessante notare come nelle fiabe la diversità, pur manifestandosi nelle sue forme più accentuate, si trasforma in un vantaggio per il protagonista, il quale riuscirà grazie a essa a conseguire successi che senza non avrebbe potuto ottenere.

Sono molti i racconti, appartenenti alla tradizione fiabistica, dove la rappresentazione della diversità si fa strada all’interno della fiaba, divenendo la protagonista indiscussa, l’elemento strutturale intorno a cui ruotano le vicende in essa narrate.

Per fare un esempio concreto basti pensare alle fiabe dei fratelli Grimm, in cui capita spesso d’incontrare personaggi che, a causa di un sortilegio o per una punizione, vengono trasformati in animali, si pensi a Il principe ranocchio oppure Fratellino e Sorellina, una metamorfosi che, attraverso un processo simbolico, permette facilmente di essere associata nella realtà a una malattia o a un incidente, che rende diversi.

Le fiabe aiutano a ricordare, a rivivere, a esplorare il mondo, a classificare persone, destini, avvenimenti. Aiutano a costruire le strutture dell’immaginazione, che sono le stesse del pensiero. A stabilire il confine tra le cose vere e le cose inventate. Insomma, se le fiabe non esistessero bisognerebbe inventarle. – Gianni Rodari –

Tuttavia, connotato comune di quasi tutte le fiabe è che alla fine il diverso verrà salvato dall’amore, per il quale otterrà la piena accettazione, unico elemento capace di reintegrarlo nella società, restituendogli la sua “umanità”.

Quindi, da quanto detto finora, la diversità trova nella fiaba il suo terreno fertile per germogliare nei modi e nei tempi più disparati, anzi spesso fiaba e diversità diventano un tutt’uno, forse proprio perché in essa nulla è reale, tutto sembra ruotare intorno ad una dimensione onirica, fra conscio e inconscio.

Ma se diverso è ciò che si discosta dalla norma, la fiaba dal canto suo per definizione sembra sovvertire completamente la norma, poiché porta con sé per estensione del termine l’irreale, sposandosi in un ambito in cui la diversità deve per forza di cose impregnare il racconto, quello spazio adimensionale, privo di contorni, che poi più di tutti ci permette di esprimere e di esprimerci, per non essere sempre conformati, uguali… quindi normali!

Perché si raccontano fiabe ai bambini? Perché rappresentano uno dei più bei giochi che bambini e adulti possono giocare insieme. Un gioco che non ha bisogno di oggetti (giocattoli) o di spazi (il cortile, il bosco) per essere svolto. Si sta seduti. Si gioca con le parole, con la mente, con le immagini, con i sentimenti.

– Gianni Rodari –

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