Annamaria Farricelli a Venezia: “La scrittura trasforma il silenzio in una voce autorevole”

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Presso l’AVANI RIO NOVO HOTEL di Venezia, l’autrice Annamaria Farricelli ha presentato lo scorso 11 giugno la nuova edizione del romanzo “L’Eco del Silenzio” e la silloge poetica “ABYSSUM”. L’evento è stato frutto di una raffinata organizzazione curata dall’Associazione Veneziana Albergatori (AVA), custode dell’accoglienza cittadina, e reso possibile grazie alla sensibilità e alla intercessione del Dr. Claudio Scarpa, attuale Presidente del Centro Studi, la cui dedizione alla città è testimoniata da una storica carriera di ventisei anni alla direzione dell’Associazione.

L’incontro ha offerto uno spazio di riflessione e ascolto nel cuore della città, e l’approdo di Annamaria Farricelli a Venezia ha rappresentato un connubio elettivo tra la profondità della parola scritta e l’anima di una città che, da secoli, elegge la bellezza a sua forma d’essere. La sensibilità della Farricelli ha trovato nel contesto veneziano la cassa di risonanza ideale per narrare storie di fragilità trasformate in forza. A Venezia, l’Associazione Veneziana Albergatori ha donato per l’occasione alla nota Autrice una targa ricordo.

La sua voce narrativa esplora l’universo femminile con un’intensità rara, rendendo la scrittura un vero e proprio strumento di salvezza e riscatto dal silenzio. Durante la presentazione a Venezia, ha avuto modo di percepire l’impatto della sua “resilienza intellettuale” sulle donne presenti tra il pubblico?


Sì, profondamente. Durante la presentazione ho percepito negli sguardi di molte donne quell’ascoltare la propria voce interiore in maniera potentissima, come una risonanza silenziosa ma forte, come se alcune mie parole avessero toccato parti di loro, rimaste troppo a lungo invisibili. Dinanzi ad una platea di donne protagoniste delle istituzioni, delle amministrazioni e della cultura, “L’Eco del Silenzio” ha suscitato un’intensa risonanza interiore. La resilienza intellettuale si è rivelata come una forza capace di trasformare l’esperienza umana in riflessione etica, il dolore in conoscenza e il silenzio in una voce autorevole. La scrittura, per me, non è mai esibizione, ma un atto di verità e di salvezza. Raccontare la fragilità femminile, il dolore, la rinascita e la dignità, significa restituire voce a ciò che spesso il mondo chiede di tacere. A Venezia ho percepito donne emozionarsi, riconoscersi, e comprendere che dalle ferite più profonde può nascere una nuova luce. Credo che la resilienza più autentica nasca proprio dalla capacità di trasformare il dolore in conoscenza, e la conoscenza in amore verso sé stesse. Un messaggio di profonda responsabilità civile e culturale, accolto con partecipazione e sincera commozione.

L’incontro veneziano si è inserito in un periodo di grandi traguardi, seguendo il successo di “In un soffio d’Amore” a Casa Sanremo Writers 2026 e il prestigioso riconoscimento internazionale ritirato a New York, come il “Maria Callas Tribute Prize NY”.  In che modo l’emozione vissuta nella cornice veneziana si è distinta rispetto a queste recenti esperienze internazionali?


Ogni palcoscenico ha un’anima diversa e lascia una traccia. New York mi ha restituito il senso del riconoscimento internazionale, la forza di una voce che riesce ad oltrepassare confini e culture; Casa Sanremo Writers 2026 mi ha donato l’emozione di condividere la scrittura in un contesto vibrante di arte e umanità. Venezia, invece, ha toccato una dimensione più intima e spirituale. Qui non ho avvertito soltanto attenzione verso le mie opere, ma una partecipazione emotiva profonda. È come se ogni esperienza, dal “Maria Callas Tribute Prize NY” fino a questo incontro veneziano, facesse parte dello stesso viaggio dell’anima. L’emozione vissuta a Venezia si è distinta per la sua delicatezza profonda, quasi contemplativa. Nei contesti internazionali ho percepito l’energia del riconoscimento, il valore del traguardo raggiunto. A Venezia, ho sentito qualcosa di più intimo: un dialogo silenzioso tra la mia interiorità e l’anima della città. È stata un’esperienza meno celebrativa e più spirituale. Venezia mi ha lasciato la sensazione rara di essere ascoltata non soltanto come autrice, ma come essere umano.

L’evento è nato dalla preziosa sinergia con l’Associazione Veneziana Albergatori (AVA) e si è svolto in una location che simboleggia perfettamente l’unione tra modernità e tradizione. In che misura crede che l’accoglienza di questo specifico spazio nel cuore della città abbia favorito la creazione di quell’atmosfera di profonda riflessione e ascolto che caratterizza la sua estetica?


Credo che gli spazi custodiscano un’anima invisibile, capace di influenzare profondamente il modo in cui le emozioni vengono percepite. La location che ha accolto l’evento, nel cuore di Venezia, possedeva un equilibrio raro tra eleganza contemporanea e memoria storica, e proprio questa armonia ha creato  un’atmosfera d’ascolto autentico e di intensa riflessione. Ho avvertito una dimensione quasi sospesa, in cui le parole potevano rallentare, respirare, arrivare in profondità. In quel contesto, la mia estetica narrativa ha trovato una naturale continuità con la città: entrambe parlano sottovoce, ma restano dentro a lungo.

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