È approdato al Teatro Vascello di Roma Le Baccanti di Euripide secondo la versione de I Marcido (Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa), per la riscrittura e regia di Marco Isidori, con Paolo Oricco, Maria Luisa Abate, Valentina Battistone, Ottavia Della Porta, Alessio Arbustini e Alessandro Bosticco.
Un’immersione nella tragedia greca con lo sguardo al caos e alle intemperie che attraversano il mondo contemporaneo.
L’esuberanza scenica è il tratto distintivo di questa riscrittura della tragedia di Euripide. Già dal prologo, sullo sfondo di una Napoli da cartolina sotto l’esplosione del Vesuvio, tra lava e lapilli la montagna di fuoco erutta acini di uva da cui si affacciano gli attori per presentare la tragedia e lo spettacolo che verrà. Si gioca con il teatro dei mimi in questa apertura, un pianoforte e attori restii a entrare in scena, si fanno pregare, ma poi esplodono nella potenza recitativa che ricalca la forza del teatro napoletano.
In pochi istanti la scenografia ruota e ci ritroviamo all’interno del palazzo del re di Tebe Penteo, dove Dioniso inneggia alla futura morte del re per mano delle Baccanti, colpevole di aver criticato i riti dionisiaci e di avere messo in dubbio la sua natura divina. Il coro si unisce alla tragedia, come da tradizione, nel gioco del teatro con maschere di cerone bianche sul volto, costumi bianchi con cappuccio a forma di grandi labbra aperte su denti e lingua proiettati all’esterno. Il Palazzo di Penteo è l’ultima delle straordinarie invenzioni della scenografa Daniela Dal Cin (che per il Palazzo di “Edipo re” era stata finalista ai Premi Ubu); gli interpreti lo scalano, lo assediano, s’inerpicano sopra e dentro l’architettura aprendo botole e svelando meccanismi nascosti, nel segno di quella fantasia sorprendente che è il simbolo più vivo e più conosciuto del teatro dei Marcido.
L’occhio non si stanca di correre da un lato all’altro della scena, attende con curiosità le invenzioni coreografiche e visive del gruppo. La vicenda è riletta attraverso la lente del grottesco: la via dell’antica catarsi è percorsa da una spiccata dimensione ludica; trionfa il gioco del Teatro, affidato alla voce di un coro tragico che diventa Coro Marcido, catalizzatore di un’energia scenica travolgente, una voce sola, un tutt’uno con la macchina scenica che campeggia sul palco.
Alle soglie del quarantennale della loro avventura artistica, i Marcido tornano alla tragedia greca: una sorta di fil rouge nella loro produzione, che per la prima volta affronta Euripide dopo aver tratto dagli altri tragici alcuni allestimenti rimasti nella storia della scena italiana (Agamennone 1988, Persiani 1990, Prometeo 2000, Edipo 2012). Con il timore di affrontare questa tragedia che il testo delle Baccanti si porta dietro nella storia. Perché questo sotterraneo timore di fronte alle Baccanti? Lo spiega bene il regista Marco Isidori: i nodi di irrisoluzione scenica che avviluppano, quasi strutturandone lo scheletro tutta la produzione tragica dell’età classica, diventano nella spira dionisiaca delle Baccanti, nodo scorsoio, rischiando di far naufragare nel mare della retorica più sfacciata chi tentasse di portare sul palcoscenico la vicenda, senza aver prima considerato che la sua intimità drammatica è, non solo sfuggente, ma senz’altro enigmatica.
Il testo è uno scoglio, certo, che in parte viene superato con l’azione scenica e il gioco teatrale che nello stile dei Marcido raggiunge livelli molto alti; dall’altra c’è la parte verbale, che mi è arrivata con fatica, tante parole che cercano di inseguire gli eventi, perdendomi nel fluire corposo del testo. Ma il compito non era facile: restituire, attraverso il filtro di una teatralità esercitata al massimo della potenza espositiva, il centro pulsante del discorso filosofico euripideo. Al di là di questi inciampi, Le Baccanti è uno spettacolo da gustare, soprattutto per il magma teatrale dei Marcido, lontano da qualsiasi retorica nella narrazione della tragedia.

Istruzioni per l’uso del Divino Amore: mana enigmistico.
LE BACCANTI
di Euripide che “precipitano” a contatto col reagente Marcido
riscrittura di Marco Isidori
con
Paolo Oricco
Maria Luisa Abate
Valentina Battistone
Ottavia Della Porta
Alessio Arbustini
Alessandro Bosticco
l’Isi
assistente alla regia Mattia Pirandello
luci Fabio Bonfanti
scene e costumi Daniela Dal Cin
regia Marco Isidori
coproduzione: Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa/Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale
