La raccolta di racconti brevi “Gli interrotti” di Veronica Vantini mi ha colpito per la forte “efficacia narrativa” con cui l’autrice “scolpisce” i personaggi delle sue storie. Il titolo rimanda, senza filtri metaforici, alle interruzioni, agli stop, alle fermate improvvise che più di quanto non ci rendiamo conto si intromettono spesso nella vita quotidiana di tutti noi.
I racconti scritti da Vantini fanno muovere l’immaginazione del lettore, che entra dentro a situazioni complicate, lo invogliano a voltare una pagina dopo l’altra, a terminare una storia per iniziare subito la lettura della narrazione successiva. In questo libro c’è un mondo costellato da scelte di vita non facili e scontate, che a prima vista ci possono spiazzare, perché ci aspetteremmo finali narrativi diversi, più consolatori e meno scardinanti le nostre facile sicurezze. I personaggi incarnano ora la fanciullezza, ora l’adolescenza, ma anche la maturità e la vecchiaia, con tutte le bellezze e le brutture originate dalle varie fasi della vita.
E si incontra il prete che “Non si sorprese di ritrovare quei capelli color grano scompigliati e i due occhioni azzurro cielo che lo trafiggevano con i soliti interrogativi” (dal racconto “Le voci” – in onore di Giovanna d’Arco); si può rimanere interdetti di fronte all’insegnante che “rubava la stima dei ragazzi”, pensando che “Lei si stava solo riappropriando di ciò che tanti ladri si erano portati via” (dal racconto “Sottrarre per ricevere”); si è colpiti dalla constatazione di come “fa male osservare i ricordi. Pugni assestati troppo forti” (dal racconto “La geografia dell’anima”); si prova tenerezza quando si legge che “due donne simili nel portamento e vicine nel dolore, si apprestavano a valicare la porta degli interrotti per provare a salvarsi un po’ dentro alla vita” (dal racconto “Gli interrotti”).
Al termine della lettura de “Gli interrotti” di Veronica Vantini si guarda con occhi diversi alla realtà e a chi ci sta accanto. Si scopre quanto sia meglio essere rimasti interrotti per un certo periodo e avere poi trovato la forza e il coraggio di ricominciare, perché la felicità sta nel sapere accettare e superare i propri errori, grazie all’umiltà e al coraggio di riconoscere che siamo esseri imperfetti, ma unici e irripetibili. E forse proprio questo significa vivere pienamente.
Un libro da leggere per comprendere che le interruzioni e le cadute sono più preziose della perfezione.

Grazie di cuore! Un’analisi attenta, oculata, non scontata, che arriva dritta al punto e a ciò che volevo far arrivare con tutte queste voci ferite spesso, normali altre volte, che ripartono sempre. Grazie ancora!