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Il commercio di angeli rosa di Dalila Speziga, Miotti Editore

Scrivere un libro che parla di un luogo molto lontano da te, senza esserci mai stato non è affatto semplice. Questa è una capacità che è riconosciuta agli scrittori dotati di una grande fantasia. Una fantasia ed un talento letterario come quella della giovane scrittrice Dalila Speziga. Dalila è l’autrice de “Il commercio di angeli rosa”, un romanzo, scritto quando era ancora poco più che adolescente, ed ambientato in Bangladesh, un paese nel quale Dalila non ha mai messo piede. Dalila, in una trama spedita ed avvincente, racconta così bene il paese del sud-asiatico, portando il lettore nelle strade affollate di Dacca, la capitale, fino a far vivere, a far respirare lo scorrere del tempo nella miseria delle baraccopoli situate nella periferia della capitale. Un orrore così intenso da sembrare tangibile. Una vita nei tuguri dalle pareti oscure, con i tetti ricoperti di lamiere, che si confronta con le sofferenze di chi è resa schiava e con i sentimenti di due giovani molto diversi tra loro, ma che finiscono per innamorarsi.

“Il commercio di angeli rosa” è la storia di Wendy Ingham, una bambina inglese di undici anni, che viveva a Bristol con la sua famiglia. Sua madre, pasticcera molto conosciuta, suo padre architetto e agente immobiliare. All’inizio dell’estate la famiglia Ingham partì per uno dei suoi numerosi viaggi. Destinazione Bangladesh. Prima tappa Chittagong, ma Wendy avrebbe voluto restare a Bristol con i suoi amici. Portò con sé Kathy, la sua bambola preferita, che tenne stretta per tutto il viaggio in aereo. Arrivati in una città così diversa dalla sua Inghilterra, tra un bazar e l’altro, Wendy perse la sua bambola. La cercò ovunque, allontanandosi dai suoi genitori, finendo per perdersi tra la folla. 

Wendy venne rapita da una donna vestita di nero e con il volto coperto. Riusciva a vedere solo gli occhi, neri anche loro. Fu portata in un campo di favelas e lì, con il tempo, destinata a soddisfare le brutali esigenze degli uomini. Uno sfruttamento, che la priverà della sua infanzia e umilierà il suo essere donna. Wendy reagì a modo suo, ma diventò un angelo rosa. Però non smise mai di lottare, di rivendicare la sua libertà, fino ad incontrare Savannah, che divenne allo stesso tempo amica, sorella e madre e poi l’amore. Un amore che sembrava impossibile, ma era un amore vero.

“Il commercio di angeli rosa”, con i suoi personaggi e le loro emozioni, è un libro che si legge tutto d’un fiato e pagina dopo pagina, attraverso la narrazione dell’animo femminile, conduce il lettore in un mondo che purtroppo esiste non solo nella finzione narrativa. 

Cosi emergono sentimenti contrapposti come la sottomissione e la passione, l’invidia e la solidarietà la violenza sessuale e l’amore, l’uomo che rende schiava e l’uomo che libera, la malvagità e la bontà, la fragilità e la forza.

E allora avventuriamoci in una storia fiabesca, ma anche drammaticamente reale. Dalila lo fa con maestria, come sanno fare solo gli scrittori veri.

Dalila Speziga è nata a Sassari nel 1993, vive a Porto Torres, laureata in Scienze Politiche, è attivista della F.I.D.A.P.A. Appassionata di cinema e di letteratura ed a quattordici anni scrive il suo primo romanzo fantasy “Pearl Enchant – il 18° compleanno di Kayla”. È tra i vincitori della “XV Rassegna nazionale di Poesia e Narrativa Anna Malfaiera”. Tra gli altri premi letterari, con “Il commercio di angeli rosa”, vince l’VIII edizione del Premio Nazionale Nicola Zingarelli. Sogna un futuro come regista cinematografica per trasformare le sue storie in lungometraggi; Il Premio Speciale Vanessa Simonini del Premio Essere Donna Oggi.

“Il commercio di angeli rosa”, Miotti Editore, Porto Torres 2014, p. 344, € 14,90.

News Reporter
Un uomo controcorrente, che crede nelle persone e nell'affermazione dei diritti di libertà. Dentro ad una divisa grigio verde i fumi dei lacrimogeni, gli spari, le botte - quelle prese e quelle date - la guerriglia nelle piazze di Milano, Genova, Torino, Roma, Reggio Calabria, Aspromonte, Palermo e le gambe che gli tremano ed il cuore che batte, forte. Rammenta i compagni feriti e quelli caduti e pensa che è fortunato che non sia toccato a lui. E poi apprende che un intellettuale, Pier Paolo Pasolini, aveva parlato di lui e di quelli come lui e aveva detto che, mentre a Valle Giulia (1968 e lui era ancora un bambino) altri giovani facevano a botte con quelli come lui, egli stava - “simpatizzava” - dalla sua parte, perché i poliziotti sono figli di poveri. E capisce che può farcela, che c’è, forse, una strada, per ottenere i diritti, che ancora non ha. Ed è su questi ideali, che Paolo Miggiano ha camminato.
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