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“Gli eroi son tutti giovani e belli” di Francesca Giannone è un romanzo il cui tema fondamentale è la volontà del riscatto e della giustizia sociale che fonda le sue radici nell’infanzia del protagonista, Edoardo, un uomo che ricerca il superamento del sé come individuo, concentrandosi invece sullo stretto legame tra memoria privata e memoria collettiva, sulla forza dei condizionamenti sociali, su ciò che lo rende figlio e interprete di un ben determinato momento storico e paradigma culturale.
Le vicende, ambientate su tre piani temporali (primo dopoguerra, fine anni ’70 e anni ’80) scorrono come un fiume alternandosi sullo schermo del ricordo e del presente che, grazie all’acutezza, alla profondità, all’intransigenza e anche alla durezza della scrittura, diventano narrativa, capace di emozionare, ma anche di indignare, di irritare e coinvolgere il lettore.
La prima persona è riservata alle ampie porzioni in cui il protagonista bambino si perde e si espande dentro la storia della generazione dei genitori. La potenza del condizionamento sociale sulle esistenze di tutti quanti, alla ricerca della libertà, si rispecchia, all’interno del romanzo, nella soverchiante preponderanza degli eventi esterni sulle vicissitudini private.
L’analisi dell’autrice si manifesta con grande forza quando rappresenta i fatti, nudi, certi, spogliati del corollario di emozioni che li accompagna nella narrazione classica, ma messi in fila in modo tutt’altro che inconsapevole. La scelta di non utilizzare sempre la prima persona singolare è già una dichiarazione di intenti. L’utilizzo dell’Io avrebbe presupposto infatti un punto di vista costante, un’unità della voce che si esprime, uno sguardo e uno solo su un mondo in trasformazione, quando invece la ricerca di Edoardo va in direzione contraria, quello che vuole è ritrovare l’Io di ogni fase della sua vita, il modo in cui questo Io cangiante e instabile vede se stesso e la realtà. [… continua la lettura…]

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