“IL RE LEONE” e il commovente “cerchio della vita” – Recensione

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Un film che fa riflettere, in modo del tutto commovente, riguardo alla vita che replica se medesima, di generazione in generazione, con riferimento alla figura maestosa che compare nel titolo.

Simba, il leoncino erede al trono di Mufasa (il “re leone”) viene ingiustamente spodestato dopo la morte del padre il cui fratello, Scar, si è impossessato del potere con atteggiamento e pretese dittatoriali nei confronti dei sudditi. Scar è assassino, responsabile diretto della morte di Mufasa, in quanto lo ha ucciso a tradimento, guardandolo negli occhi e lasciandolo precipitare nel mezzo di un branco di gnu “impazziti”.

Il senso di desolazione che Simba prova dopo aver perso il padre é destabilizzante: ciò rappresenta la debolezza del cucciolo indifeso, nella savana.

Buona parte del film è dedicata alla narrazione del lasso temporale compreso tra il decesso del padre e la crescita del figlio, che si trova totalmente solo e abbandonato, nonché costretto (dallo stesso usurpatore e dalle iene) ad allontanarsi, “per sempre”.

Detto questo, il percorso che lo condurrà al ritorno a casa sarà più lungo del previsto. Al di là delle infinite vicissitudini, le due figure di Timon e Pumbaa, per quanto apparentemente superficiali, attribuiscono al film un “intermezzo” dalle sfumature comiche e spensierate, in cui entra in gioco l’ironia, nella famosa canzone, “Hakuna Matàta”. Questi due personaggi, in tale “intermezzo” (che altro non é, se non la pubertà di Simba), fanno in modo che il protagonista viva un momento quasi “giocoso”, in cui riesce addirittura a “mettere temporaneamente da parte” le sue radici, in favore di una visione più spensierata della vita. Per la ragione appena evocata, il “racconto nel racconto” si rivela, anche in questo caso, decisivo. Soltanto astraendosi dall’attuale condizione di orfano, Simba può assumere un comportamento distaccato che si mostra necessario per la sua maturazione verso l’età adulta.

Senza dimenticare la splendida scena in cui il firmamento, nel mezzo di una notte, descrive i lineamenti del padre il quale, in un momento di valenza escatologica e surreale, lo invita a “ricordarsi chi è”.

Questo corrisponde all’attimo di presa di coscienza -da parte di Simba- delle sue origini, e lo induce a congedarsi dall’età adolescenziale (rappresentata dai due simpatici amici), per avviarsi verso la riappropriazione del suo regno. Un’impresa che è convinto di dover compiere in totale solitudine, laddove incontra nuovamente, in maniera del tutto casuale, Nala (l’amica di infanzia, ormai diventata leonessa).

I due si innamorano in poco tempo, e lei lo esorta a tornare in un regno, ormai, decaduto, distrutto e quasi obliato, essendo governato in maniera tirannica da Scar e dalle iene. Saranno le figure femminili che incontrerà (tra cui la madre) a rivoluzionare il seguito.

Con l’aiuto di tali personaggi e degli amici ritrovati, Simba riuscirà a vendicare la morte del padre e, nel regno, sarà ripristinata l’armonia iniziale.

Non bisogna dimenticare la scena di apertura del film, che ricorre in quella finale, in maniera simmetrica, nella splendida canzone di Ivana Spagna, in cui tutta la savana si raduna e “venera” il re ed il figlio appena nato. Trattasi di un anelito alla vita e alla nascita della stessa: inizialmente, Simba e in fase finale, il nuovo (suo) cucciolo.

Ecco il “cerchio della vita” giunto al suo compimento.

Pare trionfare un amore metafisico, un senso di “co-appartenenza” ad una totalità. Ed è esattamente su questa “struttura filosofica” che il film viene concepito. Tutta l’impresa di Simba potrebbe essere letta come la lotta per la riconquista di un regno abbandonato a se stesso lasciando, dietro di sé, morte, distruzione e ingiustizia. All’interno di tale circolarità, si inscrive la maturità di Simba che, come in ogni “romanzo di formazione”, richiede parecchio tempo per poter essere raggiunta. L’intermezzo dedicato ad “Hakuna matàta” è un’esortazione (anche nei confronti dello spettatore) a praticare una certa leggerezza nell’esistenza di tutti i giorni; a non “compiangersi”, in ogni caso. D’altro canto, Simba non avrebbe avuto alcun’alternativa (ulteriore), se non quella di farsi guidare dai suoi temporanei compagni, per poter dotarsi del patrimonio necessario al superamento di tale situazione momentanea. L’ironia viene a confluire in un ruolo pedagogico, nell’economia della crescita, morale e fisica, del protagonista. È la proposta di una certa “sospensione di serietà” la quale può, sola, consentire di rimanere ancorati alla realtà, mantenendo la coscienza di quanto una situazione possa essere, invero, tragica. Ironia, infine, come distacco emotivo e spensieratezza che dànno a Simba la possibilità di attraversare una vera e propria renovatio. L’erede al trono trova le ragioni per raggiungere il suo più nobile scopo di vita: non disdegnare le raccomandazioni del padre. Alle componenti ironiche si accompagna, così, un rinnovamento spirituale e catartico, volto a delineare la purezza e la nobiltà d’animo del futuro re e della sua compagna.

L’impianto filosofico cui l’intero film pare essere sotteso “si chiude”, secondo la logica circolare con cui si presenta, con la vita: l’intera savana adora il re leone, nel momento della consacrazione in cui il suo erede viene designato sulla leggendaria “rupe dei re”.

Soltanto mediante le disavventure passate, l’Amore metafisico trionfa e regna la pace nella savana.

Tutto risuona di un’armonia universale e lo spettatore non può che commuoversi: questo è il “cerchio della vita”.

Stefano Chiesa

Foto: copertina del Dvd, distribuito a cura di “Walt Disney Studios Home Entertainment”

Fonte estratto film: EMS Test (canale YouTube), Disney: 

News Reporter
Milano, 1990. Laureato magistrale e triennale in Filosofia ("Vita-Salute San Raffaele", 110/110, 2014) con un "Erasmus" di un anno presso l'Université "Paris 1/Panthéon-Sorbonne". Ho lavorato come articolista, content creator e intervistatore per "MilanoSud" (2021), "Melegnano Web TV" (2020/21) e "Aracne TV" (2020). Sono stato finalista premiato al premio "Nabokov" (dicembre 2021). Per ogni altra informazione (libri, critica musicale, conferenze tenute, riconoscimenti letterari), ecco il mio sito: "www.stefanochiesascrittore.it" Grazie :D
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